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L’esternazione forte di Gattuso su polemiche e maestri mi trova assolutamente d’accordo. Anzi, mi preme aggiungere che Gattuso, come fece Bianchi, tiene giustamente bassa la pressione esterna sul suo Napoli. E questo mi riporta ad un episodio raccontato proprio da Ottavio Bianchi due estati fa a Vietri sul Mare dopo la cerimonia di consegna delle chiavi in qualità di cittadino onorario della bella località sulla costiera amalfitana. Infatti, a distanza di oltre un quarto di secolo, ebbi poi modo di parlare con lui della sua esperienza e della sua venuta a Napoli da allenatore dopo essere stato, a metà degli Anni Sessanta, un signor giocatore nel Napoli di Sivori, Altafini e Canè. E Bianchi, con grande affabilità, nel circolo sportivo vietrese ricordò simpaticamente anche lo “strano modo” in cui approdò sulla panchina azzurra.

“Dovevo andare all’Inter, era quasi tutto fatto, quando ricevetti una telefonata da Italo Allodi che senza troppi preamboli mi disse: Ottavio, tu non vai più all’Inter ma vieni con me al Napoli per vincere. Sul momento rimasi un po’ perplesso poi gli risposi: Va bene, vengo con te ma mi porto il mitra per difendermi. E giù una bella risata a distanza di oltre trentacinque anni. Era chiaro che la sua esperienza da giocatore gli aveva fatto conoscere pregi e difetti della città, dei tifosi, della stampa pure. E il suo conseguente comportamento da allenatore duro anche nelle interviste, nelle stagioni napoletane, tra critiche e sapientoni come li definisce Pierpaolo Marino, dette tuttavia i frutti abbondanti che tutti conosciamo. Gattuso, a trentacinque anni di distanza, ha, forse senza volerlo né saperlo, riportato in modo diverso ma diretto, senza veline di comodo, le parole dette da Bianchi ad Allodi quando gli comunicò che sarebbe diventato l’allenatore del Napoli di Maradona.

Ed il sottoscritto, napoletano verace, nel fare il paragone tra le due situazioni è concorde nell’affermare quello che disse Bianchi dicendo: “Io sto con Gattuso”. Il tecnico calabrese ha… ringhiato: “Sento troppe polemiche, troppi maestri, 4-3-3 piuttosto che 4-3-2-1…”. Ha perfettamente ragione. E’ lui il primo a riconoscere che in certi momenti la squadra va in difficoltà più per una mentalità vincente non ancora acquisita che per reali problemi tecnici. E’ lui il primo a dire che si sta lavorando sotto molteplici aspetti per migliorare anche nel carattere una squadra comunque forte. E’ lui il primo, e lo ha dimostrato coni fatti (vedi domenica la tribuna per Ghuoulam e Mario Rui, ndr) a pretendere dai suoi giocatori il massimo impegno anche nel lavoro quotidiano. Ora, dopo il lockdown e dodici vittorie, quattro pareggi di cui uno è valso la Coppa Italia vinta ai rigori e cinque sconfitte, di cui una con il Barcellona ad agosto, c’è chi, pur essendo ben fuori dal quotidiano lavorativo che il tecnico di Corigliano Calabro vive con dedizione totale, ha la “puzza sotto il naso”, perché “il Napoli è da scudetto e non va bene come interpreta certe partite”. Quasi che Gattuso si sentisse la perfezione assoluta e non avesse invece già detto, con l’onestà intellettuale e la sincerità che lo contraddistinguono, che c’è da lavorare e che questa squadra forte ma ancora giovane deve ancora crescere anche mentalmente.

Ma i criticoni, i maestri, tifosi vip e non, giornalisti, allenatori di ieri e di… domani non possono certo mancare in una città dove le “chiacchiere” nascono da sole, germogliano spontanee e crescono come la zizzania per maldicenza o anche solo per invidia. Non è certo permaloso Gattuso ora come non lo era, e l’ho capito anni dopo, Ottavio Bianchi trentacinque anni fa. Si trattava e si tratta di difendere il proprio lavoro, un gruppo, un progetto, che non può e non deve essere sbandierato ma neanche condannato dopo i risultati comunque positivi di questo avvio di stagione, al di là di ogni previsione della vigilia. Poi, che esista un diritto di opinione nessuno lo nega; che si facciano dei rilievi può anche andar bene, ma che si diano “consigli”, come ho sentito e mi hanno riferito solo per ergersi a protagonisti o a maestri come ha celiato Gattuso, mi sembra davvero troppo e fin troppo stupido. Ma a Napoli quella delle “capere” è un’arte antica. Gattuso, come Bianchi trentacinque anni fa, si armi del “mitra della parola” e nei fatti per zittire sapientoni e maestri di turno. Tenga i giocatori in una “bolla” privata per motivarli al massimo soprattutto con quella voglia e determinazione che lo hanno contraddistinto da giocatore. Questo Napoli può crescere, senza critiche inopportune o dichiarazioni di scudetti da vincere… a tutti i costi. E Gattuso resti il custode fedele e il nuovo artefice di un progetto già interessante e che va rispettato. Anche quando si soffre in campo o capitano giornate no. Come quelle capitate a tanti “maestri” che oggi pontificano senza averne né il diritto né la capacità, né i numeri tecnici per farlo!