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San Gregorio Armeno è un deserto e le numerose richieste di aiuto degli artigiani a Governo e Regione sono rimaste inascoltate

“Questa passeggiata che ci facciamo è un po’ strana… prima quasi maledicevo tutta la folla che si accumulava fuori al negozio perché per non riuscivo neanche ad andare a mangiare. Ma ti fa capire che cosa è oggi San Gregorio Armeno: un deserto”. Ha gli occhi tristi il maestro presepiale Marco Ferrigno mentre attraversa la via della sua bottega in un silenzio innaturale per la zona e per il periodo soprattutto. “L’anno scorso – racconta Ferrigno – il primo di novembre abbiamo avuto 25mila persone che ci sono venute a trovare, tutti ipotetici clienti che hanno soddisfatto quelle che sono le nostre esigenze. Il nostro – spiega – è un lavoro cicala: si lavora tutto l’anno per poi prendere i frutti in questo periodo. Ma stando così le cose i frutti non ci saranno quest’anno e gli effetti saranno dannosissimi sotto il profilo economico nell’immediato ma fermeranno anche un ingranaggio che è quello dell’anno prossimo, perché una parte degli incassi la destini sempre al finanziamento della stagione successiva. La catena si fermerà”.

La crisi per le botteghe di San Gregorio Armeno è cominciata già durante il primo lockdown e a poco è valsa la flebile ripresa del turismo nel periodo estivo che non ha di fatto, in conseguenza delle disposizioni relative alla necessità di mantenere il distanziamento sociale ed evitare occasioni e luoghi di assembramento, determinato un incremento dei guadagni tale per questa categoria da sopperire ai danni causati dalla chiusura e dal blocco della produzione. Da tempo gli artigiani invocano interventi di sostegno e tutela per la salvaguardia di quello che è un vero e proprio museo a cielo aperto, ma Governo e Regione paiono sordi alle loro richieste. “Ciò che ci ha deluso – sottolinea Ferrigno – non è stata la non risposta ma l’indifferenza, il non calcolarci sotto questo aspetto perché San Gregorio Armeno è stato e sarà il traino di un’economia locale. Qui intanto vengono i cinesi con le valigie e 100mila euro e ti dicono: «Me la vuoi dare la bottega?»”.
“San Gregorio Armeno – racconta l’artigiano Genny Di Virgilio – è la vetrina internazionale della città, siamo la prima tappa per il turista dopo essere arrivato in albergo, solo dopo va sul Lungomare e a piazza Plebiscito. San Gregorio Armeno registra dati importanti, noi con la nostra arte l’abbiamo portata nel mondo. Ma ci hanno abbandonato”.

Nei giorni scorsi, dopo l’esclusione anche dal Decreto Ristori, l’estrema richiesta di aiuto con una lettera inviata da Gabriele Casillo, presidente dell’associazione “Le botteghe di San Gregorio Armeno” al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al premier Giuseppe Conte. “Nel Decreto Ristori – si legge nel documento – non è stato previsto nessun contributo o sgravio fiscale per questa categoria, ma il turismo è completamente fermo e i centri storici sono vuoti. A San Gregorio Armeno la situazione è ancora più grave: la famosissima via dei presepi registra la maggior parte degli incassi nel periodo che va dal 1 novembre al 6 gennaio, mentre nei successivi tre mesi l’affluenza turistica è più bassa. Le 38 botteghe di San Gregorio Armeno devono sopravvivere per almeno cinque mesi registrando incassi ai minimi storici, spesso pari a zero, dovendo pagare affitti, tasse, contributi e utenze. Tutto questo è insostenibile da parte della maggior parte dei commercianti e artigiani di via San Gregorio Armeno, soprattutto perché siamo già reduci da otto mesi difficilissimi e molti hanno già esaurito le risorse per sostenersi”.
Gli artigiani chiedono pertanto contributi a lungo termine in forma di finanziamenti a fondo perduto, credito d’imposta sul canone degli affitti, sospensione di tasse e contributi, sconti sulla fornitura di energia elettrica, possibilità di accedere al finanziamento dei 25mila euro anche ai cattivi pagatori. “Se anche stavolta ci ignorerete le conseguenze saranno drastiche e – si legge nella conclusione della lettera – oltre a rovinare l’unicità di una delle dieci strade più famose al mondo, vi accorgerete prima o poi di aver rovinato numerose attività dei centri storici, le famiglie ad esse connesse e la vita di tanta, tantissima gente”. A quasi una settimana dall’invio della missiva dal Governo come risposta solo una manifestazione di solidarietà con la promessa di inoltrare le richieste “a chi di competenza” e dalla Regione l’annuncio di un incontro il prossimo lunedì.
“Ci auguriamo che si tratti di un incontro fattivo – dichiara Casillo – con soluzioni concrete e a breve termine. Non si può davvero più aspettare”.