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Nella difficile trasferta emiliana gli azzurri vogliono riprendere la corsa in campionato. Torna Osimhen al centro dell’attacco

Diciamolo subito, il Napoli visto a Fiume non ha né scusanti né attenuanti. Imbarazzante a dir poco, perché al solito approccio mentale sbagliato, questa volta si sono aggiunte una confusione tattica e una sorta di strafottenza mentre i volenterosi ragazzotti del Rijeka approfittavano tranquillamente degli azzurri per arrivare senza problemi davanti a Meret, l’unico ad andare oltre la sufficienza. Il fatto preoccupa non poco. Ci si perde in chiacchiere inutili con onanisti che della parola fanno scienza e letteratura, ma il calcio, come affermava Bianchi, “è una cosa semplice, siete voi giornalisti che lo fate diventare difficile”. Verissimo. Il Napoli visto giovedì è stato inguardabile per tre quarti di gara e Gattuso una cosa assai semplice deve averla capita perché l’ha detta anche se non tutti l’hanno colta o voluta cogliere: “Questa squadra è da tempo che ha spesso questo modo di giocare con un approccio e un atteggiamento mentale sbagliato”. E allora, come la mettiamo? Condannati, tifosi e aedi di turn, all’eterna sofferenza, all’eterna incompiuta di una squadra quando c’è da “fare” la partita? Incapacità genetica di trovare, leggere e praticare un copione diverso? Giovedì sera, vedere Koulibaly farsi superare in velocità è stato il quadro più chiaro della condizione mentale e fisica con la quale la squadra è scesa in campo. Continuiamo a credere però che Gattuso possa riuscire in ciò che hanno fallito Mazzari, Benitez e Ancelotti ma occorre pugno di ferro e una capacità tattica da accoppiare ad una determinazione feroce da dare ai giocatori. Anche Sarri c’è riuscito fino a un certo punto perché gare brutte, perse e giocate male ce ne sono state anche con lui. L’unica nota positiva la vittoria, arrivata con due gol fortunati più che costruiti. La speranza è che la squadra faccia ammenda della prestazione e che, considerato il ritmo forsennato di una partita giocata ogni tre giorni, abbia fatto anche il minimo sindacale in vista di Bologna.

La squadra di Mihajlović è molto più forte e organizzata di quanto non dicano i sei punti in classifica, bugiardi rispetto alle prestazioni volitive, tenaci e di qualità di Palacio e compagni. Il 4-2-3-1 di Mihajlović ha nel tridente Orsolini-Soriano-Barrow schierati dietro a Palacio tre giocatori assai bravi tecnicamente, veloci di testa e di gamba, in grado di creare la superiorità numerica per arrivare alla conclusione. Non a caso i rossoblu sono una delle squadre che tira maggiormente in porta, circa cento conclusioni, anche se con una media gol non eccelsa. La gioventù, energie fresche da un punto di vista fisico e mentale, sono la vera forza di un gruppo che può crescere molto avendo ancora margini di miglioramento importanti. Contro il Napoli è certo che i ragazzi di Mihajlović presi per mano dai più esperti Danilo, Palacio e Soriano, tireranno fuori il meglio tatticamente e agonisticamente per cogliere un risultato di prestigio. Perciò farà bene Gattuso a catechizzare i suoi dopo il passo falso interno contro il Sassuolo e la brutta prestazione di Fiume. A centrocampo dovrebbero tornare titolari Bakayoko e Fabian Ruiz mentre in attacco Osimhen e Insigne saranno le punte aiutate da Mertens e Politano. Una partita, insomma, molto più incerta di quanto non dicano classifica e qualità dei singoli favorevoli al Napoli. Ma questo calcio in una stagione stressante e compressa con la forzata convivenza, poco gradita col Covid, penalizza soprattutto le squadre impegnate su più fronti come il Napoli. Per loro non c’è possibilità di recuperi, perciò c’è necessità di impostare le gare con equilibrio ma anche con ritmi meno intensi per evitare lo stress che inevitabilmente si accumula. Il Napoli lo ha pagato già due volte, una in Europa e una in campionato. A Bologna sperano nel “non c’è due senza tre”. Gattuso farà i debiti scongiuri ma soprattutto dovrà mandare in campo un undici pronto a lottare e soffrire, capace di approfittare degli spazi che la generosità dei giocatori di Mihajlović lascia sovente nella foga di attaccare. Toccherà a lui fare le scelte giuste per riprendere la retta via e non finire con la squadra sulla Torre degli Asinelli…