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Mihajlovic non è certo tipo da corazzare la difesa e chiudersi in un bunker davanti all’avversario. E’ probabile pertanto che il Napoli a Bologna possa giocarsela a viso aperto e non incorrere nella contrapposizione catanecciara che lo irretisce e che in questo avvio di stagione gli ha già pregiudicato l’esito di due scontri importanti.

Ma indipendentemente dal contingente impegno di domenica, il match di Europa League di giovedì contro i dopolavoristi del Rijeka ha messo in luce alcuni difetti strutturali che forse (ma il calcio può smentirci da subito, funziona così) accompagneranno la squadra di Gattuso per tutto il resto della stagione e di cui bisognerà tener conto.

Sono considerazioni che riguardano soprattutto alcuni singoli calciatori in rosa e sui quali il tecnico sta puntando molto. Partiamo da innanzitutto da Koulibaly. Quando il 3 ottobre è calato il sipario sulla interminabile sessione di mercato e ci si è resi conto che il Napoli avrebbe potuto continuare a godere delle prestazioni del senegalese, i giudizi unanimi degli osservatori, napoletani e non, considerarono la conferma alla stregua di un altro grande acquisto. E in effetti le prime uscite sembravano avvalorare questa ipotesi. Ma negli ultimi impegni Koulibaly ha dimostrato una disarmante involuzione, costellata di errori e di incertezze che lo hanno riportato, nell’immagine die più, al primo Koulibaly, quando appena arrivato in Italia nel Napoli di Benitez suscitò non poche perplessità sulla sua effettiva validità.

Gli svarioni del primo tempo contro i croati, che fanno seguito ad altre precedenti prove incolori, fanno sorgere a questo punto il dubbio che il giocatore si sia perso nel giorno preciso in cui, ad inizio dello scorso campionato e all’ultimo minuto di una partita ardente caratterizzata da un a clamorosa rimonta, infilò la porta di Meret dando alla Juventus un immeritato successo. Da quel giorno cambiò il destino del Napoli e di Ancelotti e da quel giorno Koulibaly (che poi si infortunò gravemente nella partita successiva contro il Parma) non è stato più lui e a questo punto viene il sospetto che non potrà mai esserlo più. Se così fosse, considerato che Maximovic non vuol saperne di firmare il rinnovo del contratto, che Manolas non garantisce un rendimento costante per tutto il campionato e che il giovane Rrhamani al momento non ha giocato nemmeno per un minuto (perché, Gattuso? ce lo spieghi), c’è da chiedersi se De Laurentiis non debba prenderne atto e regolarsi di conseguenza sul mercato di riparazione. Anche in considerazione del fatto che oggi sono solo quattro i centrali in organico, troppo pochi per una squadra che vorrebbe puntare a posizioni di vertice.

Ed ora il capitolo Mertens, un altro capitolo amaro. Il belga ha rinnovato sull’onda della pressione popolare e del suo attaccamento al Napoli e a Napoli. Ma anche lui, onestamente, in questo avvio è apparso appannato, scialbo, fuori condizione. Quanto abbia influito su questo appannamento la posizione di trequartista che Gattuso continua pervicacemente ad affibbiargli questo non è dato sapere con certezza. Non si può escludere che con l’età che avanza inesorabilmente anche lui possa aver smarrito qualche punto di brillantezza. In ogni caso il problema si pone e sull’apporto del Mertens di sempre il Napoli aveva fatto affidamento. Se questo crepuscolo fosse confermato anche in prosieguo e fosse irreversibile potrebbe essere necessario correre ai ripari. Anche perché queste considerazioni su Mertens portano di riflesso alle prossime che stiamo per esternare e che riguardano Petagna. Ma siamo sicuri che per caratteristiche tecniche sia proprio il centravanti che serve al Napoli? E’ troppo lento, ha grossi limiti e li si sono visti tutti anche contro i croati. Un dubbio è lecito: il suo acquisto è maturato, all’occhio dei più, come un’occasione buona da rispendere sul mercato per arrivare ad un obiettivo più impegnativo, magari offrendo l’ex spallino come parziale contropartita. Occasioni non se ne sono presentate e Petagna è rimasto, peraltro, bisogna ammetterlo, con grande entusiasmo personale. Ma al di là dei suoi buoni e ammirabili intendimenti c’è da porsi su di lui un interrogativo serio: fa al caso del Napoli, squadra che per arrivare in Champions e il più avanti possibile in Europa League deve contare su un parco di seconde linee adeguato?