Sessant’anni da eroe rivoluzionario

da | Ott 30, 2020 | Calcio Napoli

Il campione argentino compie 60 anni. Noi lo festeggiamo così.

E sono 60. Maradona compie sessant’anni ma è sempre lo stesso indomabile eroe rivoluzionario che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare a Napoli nei suoi sette anni con la maglia azzurra. Sette anni in cui si è contraddistinto a Napoli come leader dello spogliatoio e della città, paladino della sfida eterna con il potere del calcio e con il Nord che cerca di sovrastare in ogni campo il Sud. Eroe a Napoli così come nel suo Paese, l’Argentina.
Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli Dieguito è indicato come simbolo ed eroe dello sport (lo sportivo è infatti un mito “democratico”, in quanto pone le sue basi nella gente comune: è infatti rappresentante del popolo e dei suoi valori). Maradona ha incarnato perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli hanno fatto perdere i modi di esprimersi e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunge il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo hanno sempre visto come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord. Numerose sono state anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la Fifa e il suo presidente Havelange, e la Afa (la Federazione argentina) presieduta da Grondona.

Anche per questo e non solo per le sue prodezze nei campi di calcio, Maradona viene idolatrato sia dagli argentini che dai napoletani ancora oggi. A Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona), dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: il suo quarantatreesimo compleanno, nel 2003, rappresentò l’inizio dell’anno 43 d.D. – después de Diego (dopo Diego). Se alla sua nascita la chiesa contava 200 membri, i fedeli raccolti anche tramite il sito ufficiale raggiunsero gli 80.000, tra cui alcuni giocatori famosi come Michael Owen, Ronaldinho e Juan Román Riquelme. Il 26 dicembre 2003 la sua prima squadra, l’Argentinos Juniors, inaugurando il nuovo stadio costruito nel quartiere di La Paternal a Buenos Aires, decise di dedicarglielo chiamandolo Estadio Diego Armando Maradona: il nome fu ufficializzato il 10 agosto 2004. Inoltre ha un monumento situato nel museo del Boca Juniors, all’interno della Bombonera, una statua nella cittadina di Bahía Blanca e numerose altre sculture in diverse parti del mondo.
A Napoli, in via San Biagio dei Librai, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. L’11 maggio 1991 fu celebrato nella città partenopea un convegno in onore di Maradona, intitolato Te Diegum, al quale presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Il report di questa esperienza (oltre che della sua preparazione) è contenuto in un libro omonimo, pubblicato nello stesso anno. Il 15 agosto 2005 Maradona debuttò come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10, che fu molto seguito. Oltre a ciò e alla sua autobiografia Yo soy el Diego, pubblicata nel 2000 e subito diventata un bestseller, Maradona è stato citato in numerosi libri, fumetti e film ed ha anche recitato in diversi camei in serie televisive. A lui sono state dedicate diverse canzoni da artisti più o meno famosi, come Rodrigo Bueno, che interpretò La mano de Dios. Altri sono stati i Mano Negra con Santa Maradona, Charly García con Maradona blues, i Teflon Brothers con Maradona (kesä ‘86), gli Attaque 77 con Francotirador, Manu Chao con La vida tombola, Pino Daniele con Tango della buena suerte e altri. Diego Armando Maradona ha fatto dei miracoli in campo e fuori ma non è mai stato un santo e lo dimostra la sua vita sempre al limite dell’eccesso e i suoi problemi con la droga. Eppure è il più umano degli dei scesi in terra.

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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

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