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La beneficenza fatta dal Pibe de Oro nei suoi 7 anni napoletani

Era il 5 luglio 1984 e dalla rampa degli spogliatoi al San Paolo di Napoli venne fuori quello che non era solo un calciatore, bensì il più forte di tutti i calciatori. Più di 60mila spettatori ebbero modo di dargli il “benvenuto” a Napoli mentre il presidente Corrado Ferlaino si leccava i baffi dopo averlo comprato dal Barcellona per la cifra record di 13,5 miliardi di lire. Poche parole e poi qualche palleggio e un pallone tirato verso il cielo, in alto, proprio dove di lì a poco avrebbe condotto la squadra azzurra. “Buonasera napolitani…Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io”. Diego for children. Già dal primo momento in cui mette piede a Napoli, Maradona dedica un pensiero ai bambini poveri della città. Lui che povero è nato in un sobborgo di Buenos Aires, precisamente a Villa Fiorito a Lanùs, periferia povera argentina, dove saliva e scendeva le scale palleggiando senza interruzione. Diego ha conosciuto per primo cosa significa essere poveri. E così il suo primo pensiero è per i bambini poveri di Napoli. Ma anche il secondo.

Nel gennaio del 1985, infatti, Diego partecipa ad un’amichevole organizzata dalla riserva del Napoli nonché amico del Pibe de Oro, Pietro Puzone, attaccante azzurro nato ad Acerra. Quest’ultimo racconta a Maradona di essere stato contattato da un papà disperato per il figlio, che necessita di un intervento chirurgico per salvarsi la vita. Contro la volontà della società, che non voleva correre il rischio che il campione argentino si infortunasse, Maradona paga la clausola di 12 milioni alla sua assicurazione e gioca su un “campo di patate”, scaldandosi fra pozzanghere e auto parcheggiate a bordo del campo. “Che si fottessero i Lloyd di Londra, questa partita si deve giocare per quel bimbo”: afferma Diego. E non solo la giocherà ma lo farà con il massimo impegno e regalando giocate sensazionali, tra cui un gol molto simile a quello che realizzerà poi l’anno successivo in Messico scartando tutta la squadra avversaria dalla metà campo alla porta. Nei suoi sette anni napoletani sono stati tantissimi i gesti di beneficenza di Maradona, dedicati soprattutto alle famiglie in difficoltà e ai bambini poveri. Sette anni indimenticabili in cui Dieguito si è distinto, oltre che in campo, anche per la sua generosità e disponibilità a presenziare ad eventi con finalità benefiche e prestare la sua immagine per aiutare chi ne avesse bisogno. E non a caso tanti bambini, a Napoli, sono stati chiamati col suo nome. Il “sogno” è durato sette anni, fino a quel 17 marzo del 1991, quando al termine della partita vinta per 1-0 col Bari, Maradona si sfilerà per l’ultima volta la maglietta azzurra. Maradona chiuderà così la sua esperienza con il Napoli dopo 259 gare ufficiali e 115 reti; di cui 188 in A (81 gol); due Scudetti (1986-87 e 1989-90); una Coppa Italia (1987) e una Coppa Uefa (1989) vinti. Proprio qualche mese fa, a maggio, ha ricordato la sua infanzia difficile e si è commosso proprio mentre lanciava un appello a Corazones Solidarios, una Ong che aiuta i bambini bisognosi. “Aiutate le persone a mangiare – ha detto Diego – . Non sto facendo uno spettacolo, sono già passato attraverso quelle difficoltà. Ho sofferto tanto freddo a Villa Fiorito, so cos’è la fame”.

Di Alessandro Migliaccio

Giornalista di inchiesta, direttore del Quotidiano Napoli e autore della trasmissione televisiva Le Iene. Ha pubblicato tre libri di inchiesta su Napoli e uno di poesie. Ha collaborato con la trasmissione televisiva Piazzapulita e lavorato con i giornali Il Tempo, Napolipiù, Epolis-Il Napoli, Il Giornale di Sicilia e Roma e l'agenzia di notizie Adnkronos.