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Frammenti di un rapporto fra giornalista e campione sorto per motivi solo professionali. Quella volta che mi diede un passaggio

Nella mia lunga carriera giornalistica mi è capitato anche di intercettare Maradona. Lavoravo al “Mattino”, per due anni, dal 1988 al 1990, fui distaccato a “Sport Sud”, il mitico settimanale sportivo del gruppo fondato alla fine degli Anni 50 dall’altrettanto mitico Gino Palumbo.
Pasquale Nonno, che dirigeva “Il Mattino”, ne ebbe in aggiunta la responsabilità e convinse Mimmo Ferrara e me, con ruoli apicali, ad affrontare quell’avventura. Che coincise con due anni straordinari di quel Napoli, che perse uno scudetto misteriosamente, ma ne vinse un altro, il secondo e ultimo della sua storia e vinse anche una Coppa Uefa, come si chiamava allora l’Europa League. Maradona di quel Napoli era l’anima, l’arma vincente. E attorno alle sue gesta calcistiche (e non) fiorì tutto un business parallelo, che si rifletteva oltre che sul mercato tradizionale, ufficiale e al nero, anche su quello specificamente editoriale. Roba da marketing, a tutti i livelli. Sia con il fai-da-te che con l’impegno strutturato di aziende comunque coinvolte dal fenomeno scaturito dalle prodezze del campione.

Ci attrezzammo anche noi di Sport Sud. Con i buoni uffici di Moggi e di Mariano Piscopo, il giornalista che conduceva il lunedì sera, assieme a Serena Albano, su Canale 10 la trasmissione, nata da un’idea di Arnaldo Delehaje, con Maradona ospite (per quel “lavoro” ebbe in cambio dall’emittente una Ferrari F40), raggiungemmo, con il filtro del responsabile Marketing della nostra azienda, Salvatore Conforti, un accordo: uno di noi, ma sarei sempre andato io, avrebbe portato la bozza della prima pagina, che sarebbe poi stata in edicola la mattina successiva, e l’avremmo commentata in studio con Maradona e i suoi ospiti. In cambio la nostra testata avrebbe ospitato pubblicità dell’emittente televisiva. Raggiunta l’intesa si andò avanti con le seguenti modalità: arrivavo da Rosolino, che ospitava la trasmissione, alle 20.30, mezz’ora prima dell’inizio, ci appartavamo con Diego nel retro dello scenario e si discuteva sui titoli e sui contenuti. Voleva prepararsi e non farsi prendere a sorpresa da qualche titolo o da qualche articolo “birichino”. Solo che proprio in quel periodo Maradona ne faceva di tutti i colori e ovviamente molto spesso la prima pagina di Sport Sud non era proprio tenera nei suoi confronti. Ne seguivano discussioni, diciamo animate, fra di noi, ricordo perfettamente che in una circostanza, quando riportammo in esclusiva, grazie a Vittorio Raio, la notizia di un furioso litigio fra lui e Moggi, tentò in tutti i modi di bloccare quanto meno la presentazione della prima pagina, ma l’intervento di Renato Abate, il patron di Canale 10, lo convinse a desistere. Quella sera la trasmissione risultò, ovviamente, più calda del solito.
Un paio di anni fa ad un pranzo pre-natalizio organizzato da Antonio Sasso era presente Ferlaino, con il quale ricordammo quegli anni. Ed io, nel parlare del nostro problema di quella sera e in genere dei confronti preliminari con Maradona, incautamente, commentai: “Ingegnere, non le dico quello che mi fece passare!”.
E lui di rimando: “E che vuole che possa essere stato per lei! Se le dicessi di quello che fece passare a me!”. Come dargli torto? Ma in quella circostanza Ferlaino mi parlò, con non celata nostalgia, anche delle intime emozioni che Diego con le sue magie calcistiche seppe procurargli nei sette anni di presenza a Napoli.
La dimestichezza di rapporti raggiunti attraverso la trasmissione indussero comunque Maradona a darmi il suo numero telefonico privato di casa. Ci sentivamo, solo per motivi professionali, e non continuamente. Ero sempre io a chiamarlo. Rispondeva la moglie Claudia e me lo passava.
A Natale del 1988 volò in Argentina per le feste, e non rientrò per la ripresa del campionato. Aveva litigato con Ferlaino, tanto per non cambiare. Da Napoli partirono ambasciatori e finalmente lo convinsero a tornare, dopo un mese. Sotto casa lo attendevano centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Era un fenomeno planetario. Per noi di Sport Sud in quella circostanza fece il debutto da giornalista vero un giovanissimo ed emozionatissimo Liberato Ferrara.
Passata la buriana Diego tornò presto sotto i riflettori, qualche settimana dopo. Si rifiutò di partire con la squadra per la trasferta di Bologna. Un nuovo caso giornalistico, polemiche, titoloni a tutta pagina. Mi telefonò lui, questa volta, il lunedì mattina e mi diede appuntamento a Soccavo, dove il Napoli si allenava, per un’intervista esclusiva, con la quale avrebbe spiegato i motivi veri della mancata trasferta a Bologna. Attesi che finisse l’allenamento, riservato solo a lui che il giorno prima non aveva giocato. Mi si avvicinò e mi disse: “Ho fatto tardi, debbo tornare a casa, vieni con me, ti faccio riaccompagnare, l’intervista te la do a casa”.
Mi dette, insomma, un passaggio. Salii al suo fianco sulla Mercedes bianca. E fu un’esperienza indimenticabile. Un’ala di folla lo attendeva, e questo, mi spiegò, accadeva tutti i giorni, nelle immediate vicinanze del complesso sportivo e lungo buona parte di via Epomeo. Nel traffico per raggiungere via Scipione Capece incrociava, durante tutti i lunghi stop, auto in senso contrario. Stupore, applausi, grida di entusiasmo. Che si rinnovarono ad ogni semaforo rosso. Lo avevano ormai elevato a rango di eroe cittadino. Giunti nella sua splendida casa ci accomodammo in divano e, come allora era d’uso, mi munii di bloc notes e penna e trascrissi il suo sfogo. Conservo ancora gelosamente quelle pagine del mio taccuino.

Spiegò che non era partito per colpa del mal di schiena, che aveva informato il medico sociale, che non avrebbe accettato multe e che qualche giornalista aveva ricostruito fantasiosamente la vicenda. E minacciò: “Ormai l’ambiente e il presidente mi sono contro, il prossimo anno vado via, sono stanco, chiederò a Ferlaino di lasciarmi andare, gliel’ho già detto prima della partita con il Bayern. È arrivato il momento, posso dire che il ciclo è finito. Ora però dobbiamo conquistare questa Coppa, l’ho promesso a Dalma (la figlioletta, ndr) e a Claudia”.
Quell’intervista fece scalpore, fu uno scoop. Proprio in questi giorni Maradona è tornato sull’argomento ed ha ribadito che aveva concordato con Ferlaino di lasciare Napoli, ma che Ferlaino, vinta la Coppa, venne meno alla promessa e fece finta di non aver capito, si “mise a fare lo stupido”.
Per celebrare la vittoria della Coppa Maradona ordinò ad un gioielliere del Borgo Orefici trecento orologi personalizzati e firmati “10 Diego” e li distribuì agli amici. Carlo Juliano me ne consegnò uno, me lo aveva espressamente mandato lui. Mai messo al polso, lo conservo come una reliquia.