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Un saggio davvero molto intenso costituisce la lettura di questa settimana, parliamo di “Diario di bordo”, libro di Antonella Ferri, una docente “militante” che dagli Anni 90 insegna nella Casa Circondariale di Secondigliano. Sono pagine sinceramente toccanti quelle scorse, dissimulate da un intento saggistico, in cui la scuola ri-assume il significato più profondo che è quello di mezzo attraverso cui elevarsi sopra le meschinità della vita reale. Due sono le dimensioni prospettiche rilevate in questo lavoro assai bello, e letterario, prima che strettamente saggistico: la prima è quella attraverso cui traspare la fisionomia dell’utenza. Essa è la testimonianza di un mondo di rimpianto, di vita non vissuta, che ci restituisce appunto l’idea di una scuola attraverso cui rifondarsi, umanamente e socialmente. La seconda è l’esperienza attraverso la lente del medium, la scrittrice, capace di restituirci una narrazione empatica che offre al lettore qualche strumento per comprendere punti di vista dai quali, in genere, si è più o meno distanti. Non abbiamo potuto allora non notare come la dinamica del testo assuma – positivamente – l’influenza di certo naturalismo letterario; che analizza un mondo, il nostro, ancora incapace di colmare le ingiustizie che favoriscono lo smarrimento. L’esito è un lavoro corale, sapientemente ordito dalla saggista, in cui tutti i protagonisti si sono messi in gioco nella costruzione di una relazione, determinando l’alchimia co-evolutiva che sempre caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) la scuola. Non manca tuttavia in questo lavoro l’evidenza di un approccio consapevolmente tecnico, testimoniato da una sezione del libro dedicata alla metodologia della didattica nel carcere.

In essa individuiamo una strategia terapeutica assai affascinante, denominata “ricostruzione autobiografica”, un metodo che viene agito in molti ambienti di recupero della marginalità. Si tratta di un’azione psicoterapeutica in cui si dà nuovo significato agli eventi che hanno agito sfavorevolmente nell’esistenza dell’individuo. Il libro è poi supportato dall’eloquente prefazione della psicologa Francesca Laccetti che introduce la lettura orientando il nostro sguardo sull’aspetto artistico di un lavoro ideato, non dimentichiamolo, come strumento didattico. Ella allora evoca l’importanza che assume questo intento creativo, disposizione d’animo capace di liberare in chi la pratica risorse sconosciute, e positive. Ed è forse proprio questo aspetto inatteso, anche alla scrittrice, una piacevolezza artistica, che trascende l’intento primario e lo rende una bella lettura. “Diario di bordo. Un anno di scuola in carcere nei pensieri di una prof e degli studenti della classe accanto”. Antonella Ferri; Tullio Pironti editore.