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“È l’ora delle decisioni drastiche”: così, con un’espressione che rimanda alla famosa dichiarazione di guerra pronunciata a piazza Venezia (“L’ora delle decisioni irrevocabili è arrivata”, ndr) Vincenzo De Luca annuncia un nuovo lockdown per la Campania. Come allora, anche oggi siamo in guerra, ma questa volta il nemico è un virus. Il presidente della Regione ha spiegato che i dati impongono, oggi “prima che sia troppo tardi”, di essere “responsabili”. Ed eccoli gli ultimi dati: in Campania il Covid sfonda anche il muro dei duemila positivi in 24 ore. Sono 2.280 i nuovi positivi in Campania registrati venerdì 23 ottobre, su 15.800 tamponi eseguiti: si tratta di un numero record, mai raggiunto prima. La rilevazione di era di 1.541 casi. Vuol dire che il 14,5% dei tamponi effettuati ha dato esito positivo. Il giorno precedente questa percentuale era ferma al 12,8%.

“Purtroppo non c’è più tempo da perdere – ha spiegato De Luca – bisogna prendere delle decisioni forti, definitive ed efficaci perché la situazione è diventata pesante. Ogni giorno che passa rischia di aggravare la situazione, per questo credo che bisogna decidere oggi e non domani. Comunicherò – ha aggiunto De Luca – la mia richiesta di lockdown a tutta l’Italia, ma la Campania procederà comunque per la sua strada: chiuderemo tutto tranne le attività industriali, agroalimentari, edilizie e le attività essenziali. Sarà bloccata anche la mobilità tra le regioni, di fatto bisogna fare come a marzo cercando di difendere le attività produttive. Oggi siamo ancora in tempo per intervenire. Si lavora per spegnere focolai e la crescita esponenziale del contagio. Senza decisioni drastiche non possiamo più reggere. Siamo a un passo dalla tragedia e io non voglio ritrovarmi camion militari che portano centinaia di bare. Può salvarci solo la correttezza dei nostri comportamenti. Bisogna difendere la vita dei propri figli e quella di tutti i nostri concittadini. Per farlo si chiude tutto per un mese o 40 giorni e poi valuteremo la situazione, che ad oggi è gravissima. Rischiamo di avere terapie intensive piene e la mancanza di posti letto”.