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L’attore, ora in tv ne “L’allieva 3”, ha già pronto il suo secondo film da regista

Un sorriso contagioso, uno sguardo ammaliante e un’energia difficile da contenere. Sergio Assisi, napoletano, classe 1972, nel suo giovane percorso artistico vanta un curriculum lungo e ricco di esperienze. Nella terza stagione de “L’allieva” la fortunata fiction tratta dai romanzi di Alessia Gazzola, in onda su Rai 1 dallo scorso 27 settembre, veste i panni di Giacomo Conforti, fratello di Claudio (Lino Guanciale, ndr), un uomo libero, imprevedibile, fuori dagli schemi, estremamente spontaneo e soprattutto capace di creare scompiglio in ogni situazione…

Quanto c’è di Sergio in Giacomo?
“È una descrizione molto simile alla realtà, al mio carattere… anche se c’è molto altro fortunatamente che non appare in questo personaggio. Ciò che più corrisponde al vero è il fatto che porto scompiglio ovunque vada… E questo spesso me lo fanno notare i miei affetti e quelli che mi conoscono bene”.

Giacomo nella serie intreccia una relazione con Andrea Manes (Antonia Liskova, ndr), una donna forte e sicura di sé. Questo ideale di donna la affascina?
“La donna autoritaria non mi attrae particolarmente, già ho un brutto carattere io… figuriamoci uno scontro tra titani. Mi colpisce più la dolcezza e l’allegria”.

A proposito di donne: l’hanno più volte definito uno sciupafemmine, lo “scapolo d’oro” del cinema e delle fiction tv…
“Quando ti affibbiano un personaggio quello ti rimane attaccato addosso per molto tempo, a volte per l’intera vita. Se hai fatto un film di successo dove facevi un mafioso resti mafioso, se hai fatto un commissario resti commissario, a me è toccato lo sciupafemmine… ma nella realtà sono le femmine che sciupano me”.

Attore, regista, scrittore, ballerino, conduttore… Cosa non ha ancora fatto?
“Sono tante le cose che non ho fatto. Non basta certo una vita per fare tutto quello che si potrebbe. Ed ora più che mai non si può fare forse nemmeno l’essenziale…. Viviamo un momento buio dell’umanità, ma se siamo ancora qui a parlarne, c’è speranza… l’essere umano è duro a morire come si suol dire”.

E se non avesse fatto l’attore?
“Avrei fatto il medico. Avevo una particolare predisposizione. Già da adolescente i miei amici di Napoli mi chiamavano Doc. Una mia amica ha perfino messo sul telefono l’immagine del Dr House che appare quando chiamo io. Ma avrei potuto fare anche il musicista, l’esploratore, lo scienziato…. Sono un curioso di natura”.

Nella sua carriera ha lavorato con numerosi artisti. Qual è stato l’incontro più bello?
“La scintilla iniziale è partita dal teatro e l’incontro col regista Livio Galassi dell’Accademia del teatro Bellini. Poi l’incontro che mi ha cambiato la vita è quello con Lina Wertmüller che ha acceso definitivamente il fuoco sacro dell’arte e la mia carriera”.

A quali progetti sta lavorando ora?
“È pronto nel cassetto il mio secondo film. Sempre una commedia spensierata “Anche le lucciole fanno l’amore”… ma di questi tempi è tutto fermo, tutto più difficile. Ma non mi arrendo perché il mio desiderio è far sorridere gli altri. Una vita non dedicata agli altri non è una vita interessante”.

Vive a Roma ormai da molti anni ma con Napoli ha mantenuto sempre un legame molto forte grazie anche al rapporto che aveva con il suo papà, scomparso proprio durante le riprese de “L’allieva”. Cosa le manca di più della sua città?
“Il mio papà…”.