Campania, senza un rene con febbre, tosse e mal di gola in attesa di tampone: “Aspetti ancora 6 giorni e vediamo…”

da | Ott 19, 2020 | Cronaca

Se Atene piange, Sparta non ride”. Commenta così Roberto Burioni sulla sua pagina social con riferimento rispettivamente a Milano e Napoli la vicenda di un cittadino campano senza un rene e con febbre alta da giorni che alla richiesta di effettuare un tampone per sincerarsi di non aver contratto il Covid-19 si è visto rispondere di aspettare ancora qualche giorno.

“Egregio Prof. Burioni, non le farò perdere molto tempo – scrive l’uomo in un messaggio al professore – ma anche in Campania la situazione è strana. Ho la febbre che oscilla tra 39 e 40 da venerdì, tosse e mal di gola. Ho iniziato una terapia a base di tachipirina che ho continuato fino a ieri senza che la febbre scendesse neanche di un grado. Ho avvisato la guardia medica – prosegue – che mi ha detto di pazientare e di contattare il medico di base. Da ieri, dietro consiglio di un altro medico, ho iniziato con Deltacortene e Azitromicina e la febbre ora è stabile a 38. Ma di tampone o di proposta di farlo zero, nulla. Alla mia domanda relativa alla possibilità di effettuarlo ho ricevuto come risposta un “aspetti” ancora sei giorni e vediamo. Non mi sento tranquillissimo in verità. Ma la mia fiducia nella medicina e nella figura di medico mi fanno stare al mio posto, senza pretendere di capire qualcosa di più del dovuto. In tutto questo – conclude – sono monorene chirurgico”.

Con l’estensione della possibilità anche ai laboratori privati di effettuare i tamponi ci si augurava che le lunghe attese lamentate dai pazienti campani nei giorni scorsi per effettuare lo screening in caso di sospetto contagio sarebbero rimaste solo un vecchio ricordo, da domani però secondo quanto annunciato da Ciro Verdoliva, direttore generale dell’ASL Napoli 1, sarà nuovamente necessaria la richiesta del medico curante per poterli effettuare anche privatamente.

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Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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