Juve-Napoli, una sentenza annunciata. Ma la vera partita si giocherà in Appello

da | Ott 17, 2020 | Primo piano

Fosse stato vivo Kafka c’avrebbe tirato su un bel racconto da questa faccenda brutta e spigolosa di Juve-Napoli, dalla quale, dopo lo 0-3 a tavolino e punto di penalizzazione al Napoli sentenziato dal giudice di primo grado, Gerardo Mastandrea, esce sconfitto soprattutto l’intero sistema calcio italiano. Perché dalla sentenza sono emersi chiaramente due aspetti fondamentali: a) che il calcio vive da tempo immemorabile nella sua “bolla”, indifferente e lontano anni luce da tutto ciò che gli accade attorno ed ora anche al suo interno; b) la necessità di una sentenza che ponesse solidi paletti per assicurare il futuro del campionato…”salvo che”.


Il giudice Mastrandrea ha compiuto un vero “miracolo” giuridico per (r)assicurare molti presidenti di club di A in odore di default.
Ma siamo solo al primo grado di giudizio per una partita che, decisa per ora a tavolino, già in Appello potrebbe tornare ad essere rigiocata. Perché il giudice sportivo Mastrandrea nel puntualizzare la sua “limitata competenza” alla possibile non applicazione della sanzione prevista dall’art. 53 delle NOIF per “causa di forza maggiore”, ha pure precisato, e riportiamo integralmente le sue parole, “È preclusa a questo Giudice, come da noti principi, ogni valutazione sulla legittimità (e ogni eventuale forma di applicazione) di atti e provvedimenti, in qualunque forma adottati, delle Autorità sanitarie statali e territoriali, nonché delle Autorità regionali, posti in essere a tutela della salute dei singoli e della collettività”.
Si configurerebbe un conflitto, l’ennesimo, tra mondo del calcio e mondo politico se non fosse che l’esperto Mastrandrea, da fine giurista, ha “deciso” il 3-0 a tavolino dicendo di non poter entrare nel merito delle note delle Asl né dei Dpcm che hanno dato pieni poteri alle Regioni, confermati anche dall’ultimo Dpcm del 13 ottobre , e alle Aziende Sanitarie territoriali, ma solo in base alla circostanza di un’assenza della “causa di forza maggiore” vista la prima nota dell’Asl Napoli 1 che non aveva esplicitato il “divieto” di partenza del Napoli, intervenuto solo nella successiva nota dell’Asl Napoli 2 del primo pomeriggio di domenica.


Come a dire: Il Napoli doveva e poteva partire per Torino, salvo rientrare in sede dopo la seconda nota dell’Asl Napoli 2 che vietava la partenza e la disputa della gara contro i bianconeri in quanto “non sussistenti le condizioni che consentono lo spostamento in piena sicurezza dei contatti stretti” cioè del gruppo squadra. Ma si può? Un pastrocchio, nel quale la Juve, almeno ufficialmente, e per il momento, s’è tirata fuori. E lasciamo stare la “dietrologia” fatta da coloro, e sono moltissimi, che vogliono capire il perché ed il per come del colpo di coda di De Laurentiis dopo la firma di un protocollo accettato da tutti i presidenti unitamente a Governo e Cts. Ed evitiamo commenti sull’eventuale ricusazione di Pietro Sandulli, giudice d’appello, da parte della Juve, per una dichiarazione che ha fatto storcere il naso a molti: “Spero si trovi una soluzione con il protocollo e tutto, perché non bisogna lasciare che la classifica venga scritta dal Covid”.


E se l’ex Dg della Figc, Antonello Valentini, ha stigmatizzato come “grave comportamento” le parole di Sandulli, la politica, per la maggior parte, “gradirebbe” la cancellazione dello 0-3 per confermare la priorità delle Asl in fatto di salute pubblica rispetto ad un protocollo che ne aveva ribadito in ogni caso uno ius decisionale finale. Insomma, in sede d’Appello si giocherà una partita nella partita non disputata. A nostro sommesso avviso il Napoli e De Laurentiis in punta di diritto hanno ragione perché si sono insinuati in uno spazio vuoto e non coordinato tra norme statali e regionali e il protocollo della Lega. Mettere in dubbio l’imparzialità e l’onestà deontologica dei firmatari delle note delle Asl, con le quali si è più che consigliato al Napoli di non spostarsi per evitare la più che possibile insorgenza dei altri contagi o di un nuovo focolaio fuori regione, sarebbe un’ offesa all’onorabilità ed alla professionalità di intere strutture impegnate da mesi nella difficile lotta contro il Covid. La sentenza di mercoledì è stato un “avvertimento” per far capire urbi et orbi che il protocollo va rispettato senza porsi problemi né per la salute dei tesserati, né di nuovi contagi e contagiati. Senza discutere. Il secondo grado di giudizio vedrà l’avvocato Grassani impegnato a cogliere tra le pieghe della sentenza di Mastrandrea quei vuoti(che esistono, nda) per impedirne la conferma e ribaltarne il contenuto. Ci riuscirà? Riteniamo di sì, se quel “Salvo che…” che riserva alle Autorità Sanitarie Locali la decisione sulla situazione pandemica ha ancora valore.
Salvo che, in questo Paese così ambiguo come l’Italia, non si voglia stravolgere nella legittimità e nel merito l’intero Diritto!.

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EDITORIALE

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