Tuzi, medico e deputato: “No ad un altro lockdown”

da | Set 26, 2020 | Cronaca

L’onorevole Manuel Tuzi, deputato del Movimento 5 Stelle, laureato in Medicina e Chirurgia a Roma, ha vissuto anche a Napoli per specializzarsi in Medicina dello Sport. Con questa intervista oltre a commentare i risultati del referendum e delle elezioni regionali 2020 (Campania), toccheremo anche il tema del Coronavirus, per avere un suo parere come deputato ma anche il suo punto di vista medico.

Domenica 20 e lunedì 21 settembre (2020) si è votato per il referendum nazionale, e in alcune regioni del paese anche per le elezioni regionali. Mi soffermo sulla Campania dove la sfida diretta è stata tra De Luca, Caldoro, e Valeria Ciarambino. De Luca uscente è stato rieletto, e governerà per i prossimi 5 anni. Come mi commenta il risultato?

“Sicuramente una delle cose che si può rilevare dalle ultime elezioni regionali è che ha premiato la gestione del coronavirus. Devo dire che da questo punto di vista De Luca ha saputo gestire la situazione in Campania: una situazione complessa e delicata. Ma al contempo ha tenuto ben nascoste quelle che invece sono state le carenze strutturali e i mancati investimenti che ha fatto sul territorio campano, in particolare mi riferisco alle strutture sanitarie, ai laboratori e al personale. C’è da riconoscere che le sue capacità mediatiche durante l’emergenza COVID19 gli hanno permesso di tenere sotto controllo una situazione che dal punto di vista sanitario sarebbe stata catastrofica. Quindi io ravvedo una certa connessione tra il lavoro svolto durante l’emergenza coronavirus ed il risultato delle elezioni”.

Onorevole, lei ha vissuto per molti anni a Napoli. La città è cambiata molto nell’ultimo decennio. In cosa sostiene che debba ancora migliorare?

“Quando penso a Napoli e a cosa deve ancora migliorare, il mio pensiero si focalizza sui trasporti, i trasporti pubblici che dovrebbero cambiare radicalmente. Perché ad esempio quando ero a Napoli, e tuttora, quando mi trovo in città, utilizzo i mezzi pubblici e posso constatare che, sebbene negli ultimi dieci anni si è fatto tanto, negli ultimi 4/5 anni io non ho visto nessun cambiamento significativo per quanto riguarda il trasporto pubblico. Quindi da cittadino che vive la città, posso dire in prima persona che riscontro le stesse difficoltà di chi si trova a dover rincorrere una metro. Difficoltà dovute al fatto che non circolano abbastanza treni metropolitani. Si, bellissime le stazioni metro, sicuramente utili e necessarie per un ritorno turistico, artistico e culturale, ma  credo che non si possa vivere di sola bellezza!In primis serve che il servizio funzioni, che sia operativo ed efficiente, ciò implica che il numero dei treni e dei vagoni debba essere sufficiente per garantire la puntualità del servizio ed evitare che si creino disagi. Per quanto riguarda la pulizia della città, posso dire che nella zona del centro e delle parti limitrofe la gestione è migliorata, ma c’è ancora molto da fare. Credo che bisognerebbe investire molto di più in parchi e ville comunali, inoltre incrementare ed ampliare le zone di verde pubblico, che ad oggi risultano essere ancora carenti in città”.

Per quanto riguarda il referendum, ha vinto il sì: una grande vittoria per il M5S che permetterà di rendere il nostro Parlamento più snello, funzionale ed efficiente. Non una vittoria demagogica, ma un inizio verso il cambiamento, in particolare in direzione della riforma della legge elettorale. Cosa ha da dirmi al riguardo?

“Questo è stato il primo passo significativo che probabilmente costringerà tutti i partiti a sedersi a tavolino per cercare di ascoltare le richieste del M5S, e sopratutto  per tentare di trovare una quadra al fine di migliorare l’attuale legge elettorale, che attualmente non è più adatta al bisogno di correttivi. Il M5S ha sempre sostenuto che bisogna eleggere direttamente i propri rappresentanti, quindi il lavoro che stiamo provando a fare, anche nella Commissione Affari Costituzionali, consiste nel reintrodurre le preferenze. Un meccanismo necessario sopratutto per il cittadino, in relazione al rapporto che deve avere con la politica e con gli eletti, è giusto che riconosca anche sul territorio, anche per quanto riguarda l’eventuale votazione. Questo secondo me è il punto di partenza necessario. Parallelamente nell’ambito di eventuali riforme che riguardano l’assetto politico, penso sia importante il taglio agli stipendi dei parlamentari. Questo è uno dei punti che ci è stato criticato durante la campagna elettorale. Ma vedo che c’è un largo consenso sulla necessità di tagliare gli stipendi. Perfetto! Allora come M5S rilanciamo, noi lo facciamo già senza una legge, già ci tagliamo e dimezziamo lo stipendio, andiamo in Parlamento e votiamo a favore del taglio. Perché il M5S ci sta! Adesso bisogna vedere se anche le altre maggioranze hanno la volontà e disponibilità a farlo. La Lega ad esempio, nella precedente maggioranza, non voleva tagliare gli stipendi”.

Mentre per la questione Covid, sappiamo che lei è anche un medico. Dalle notizie apprese, in Francia e Spagna il numero dei contagi sta salendo vertiginosamente, mentre a Londra si sta discutendo su un potenziale ritorno al lockdown. Secondo lei come si dovrebbe gestire la situazione per prevenire la salute e la sicurezza dei cittadini italiani?

“La situazione attuale è complessa perché, già da come si può vedere dalle notizie apprese dall’estero, alcuni paesi europei stanno entrando in un nuovo lockdown, a zone, e stanno attuando misure di restrizione molto più ampie rispetto alla gestione del Covid in Italia. Nel nostro paese c’è una media di 1500/1600 positivi al giorno su circa centomila tamponi effettuati giornalmente. Per fare un esempio pratico è come se ci trovassimo nella situazione di dicembre/gennaio, quando probabilmente il virus già circolava, ma nessuno ne era a conoscenza, la differenza è che attualmente lo stiamo tracciando, quindi è come se stessimo in qualche modo controllando meglio l’eventuale diffusione del virus. Quindi secondo me non si arriverà a un secondo lockdown, non escludo che sarà una situazione molto complessa da gestire, ma non ci sarà il sovraccarico del sistema sanitario che purtroppo c’è stato a marzo. Ripeto, a marzo siamo stati colti alla sprovvista da una situazione che nessuno si immaginava, c’era di base una mancanza di conoscenze delle caratteristiche del virus, che invece adesso stiamo conoscendo e tracciando in modo adeguato”.

Sappiamo che bisogna aspettare un vaccino per uscire del tutto da questa situazione che ha messo in ginocchio il mondo intero, e che ora bisogna abituarsi all’idea di convivere con questo nemico invisibile. Secondo lei si sta facendo il possibile per contrastare una seconda ondata?

“Io ho amici e colleghi che partecipano a diverse assemblee a livello europeo, e, devo dire che all’Italia viene riconosciuto, in modo unitario da parte di tutti paesi, il merito per come ha gestito l’epidemia a livello europeo. Merito riconosciuto anche dal punto di vista dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per le misure di prevenzione che ha messo in atto, per come ha gestito il lockdown, un lockdown serrato, che probabilmente non ha fatto nessun altro paese europeo. Forse solo la Cina, seppur ovviamente con caratteristiche demografiche diverse, è paragonabile a livello di restrizioni attuate. Questo è quello che viene riconosciuto all’Italia a livello internazionale”.

Pensa che sarà un inverno difficile?

“Di sicuro ci stiamo avvicinando all’inverno, quindi sarà sempre più complicato riconoscere lo stesso virus.  A tal proposito viene raccomandata e consigliata l’effettuazione del vaccino antinfluenzale, sia per favorire un maggior discrimine, che per evitare, ad esempio, che all’interno del personale sanitario si verifichino degli ammanchi di personale operativo o un ipotetico caso di emergenza. In generale viene consigliato il vaccino antinfluenzale proprio per prevenire e proteggere maggiormente la popolazione e per evitare di chiudere a compartimenti il nostro paese”.

Al momento l’onorevole Tuzi sta lavorando su un progetto che partirà a dicembre 2020, è un progetto che riguarda i giovani e risponde anche all’esigenza pandemica, ci spiega: “Sarà un progetto che avrà l’obiettivo di abbattere il costo di vita media dei giovani e delle famiglie a cui si è a carico. Questa è una misura di governo a cui sto lavorando da oltre un anno, e che ovviamente ha subito alcune modifiche a causa della pandemia. Ha come obiettivo quello di dare delle risposte concrete, dimezzando il costo della vita: in termini di trasporti, cultura e tutti quegli aspetti che riguarda l’offerta pubblica che lo stato può garantire”.

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