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Della serie, al tempo del Covid-19 può accadere anche questo o, se volete, “al peggio non c’è mai fine”, vi raccontiamo l’ odissea di G.A., dipendente statale, in attesa di …giudizio da tampone. Eh si, perché lo sventurato, è protagonista e vittima, fortunatamente senza conseguenze, assieme a moglie e suocera di una disavventura che ha del rocambolesco e dell’incredibile al tempo stesso.
I fatti: G.A., tranquillo sessantenne ancora al lavoro, con moglie coetanea e suocera ultraottantenne domenica 6 settembre si recano a pranzo, invitati dalla di lui cognata. La sera, tornati a casa, vengono raggiunti telefonicamente dalla cognata che dice di avvertire sintomi influenzali “sospetti”.


Chiamato il medico di famiglia, questi dispone una radiografia alla donna che evidenzia una leggera bronchite, per cui viene prenotato un tampone che assicuri sull’effettiva portata dell’influenza. G.A. e i familiari, avvertiti dalla parente, chiamano il proprio medico che li pone in isolamento fiduciario con scadenza al 23 settembre e prenota per tutti e tre il tampone. Tampone che viene effettuato il giorno 9 settembre presso l’ospedale di Giugliano con i tre a bordo dell’auto di famiglia che vengono rassicurati che l’esito del test anti Covid sarebbe stato loro comunicato nel giro di 4, 5 giorni al massimo.


Passano però i giorni stabiliti e G.A. inizia a preoccuparsi considerato qualche acciacco quasi di …routine, vista l’età, ma che gli crea dubbi e timori per l’esito del test anche per i suoi cari. Dopo 10 giorni di silenzio e richieste al medico di fiducia per conoscere l’esito dei tre test, attivandosi anche presso conoscenti che in qualche modo avrebbero potuto dargli un minimo di informazione, per sapere che fine avevano fatto i suoi tamponi e gli esiti, il 18 settembre in via ufficiosa, perché si sa, in certi casi l’ufficialità può essere pericolosa, viene a sapere che dei tamponi fatti da lui e dai suoi familiari non c’è più traccia…
Scomparsi nel nulla!


Per fortuna, non si è perso quello della cognata che è risultato negativo. Tranquillizzatosi almeno un po’, anche per l’assenza di sintomi che potessero essere collegati ad un contagio, richiama il proprio medico di fiducia che con grande solerzia prenota i tre per l’effettuazione dei test per domenica 20 settembre all’ospedale di Pozzuoli.
Rinfrancato, G.A. si presenta puntualmente domenica, al nosocomio di riferimento dove però non effettuano i test perché i nominativi dei tre non sono stati inseriti sulla piattaforma delle prenotazioni. Con grande pazienza e senso civico chiede di potersi prenotare quanto prima vista la scadenza dei termini previsti per l’isolamento fiduciario e la prenotazione per l’effettuazione dei test viene fissata per il giorno successivo, lunedì 21 settembre.


Questa volta non ci sono intoppi e i tamponi vengono eseguiti con assicurazione che gli esiti sarebbero stati riferiti al più presto.
Al 23 scorso tuttavia, data di scadenza dell’isolamento fiduciario, ancora non erano arrivati i risultati dei test e dovendo e volendo rientrare in servizio, G.A. richiama il medico di famiglia che gli prolunga di altri 5 giorni la quarantena volontaria. Poi, alle 13 circa di giovedì scorso, la buona novella: tamponi eseguiti e tutti negativi per G.A., moglie e suocera di oltre ottanta anni. Tutto è bene quel che finisce bene ma la domanda, scusate l’impertinenza, sorge spontanea visto anche il finale senza conseguenze: ma se i tre avessero sviluppato i sintomi del virus dopo i primi tamponi effettuati il 9 settembre? Avrebbero fatto anche loro la stessa fine dei tamponi?