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Napoli è una città che non si presta alla mobilità alternativa

La sua è una fissazione. Sin dai primi giorni dell’insediamento ha puntato su quella che viene definita “mobilità sostenibile”, un’intenzione lodevolissima per tutte le città italiane, tranne che per Napoli, dove sul piano pratico, lo capirebbe chiunque, è inattuabile.
Ma de Magistris non demorde. E dopo il flop clamoroso delle bicilette oggi è tornato all’assalto con i monopattini. Illusione.
Occorre fare un po’ di storia per cepire meglio la situazione. Nel 2012, nell’ambito dei progetti europei Smart cities and Communities l’associazione Cleanap vinse un bando per due milioni di euro finanziato dal Ministero dell’Istruzione per la sperimentazione del bike sharing.
Furono piantati stalli in varie piazze della città, furono creati chilometri di piste ciclabili. L’esperimento durò però l’espace d’un matin. Com’era facilmente prevedibile, passato il brevissimo periodo di entusiasmo iniziale nessuno più usò le bicilette. Un fallimento costato non solo i due milioni di euro, ma anche tutto l’esborso necessario per costruire le inutili piste ciclabili. Ora in tutta la città restano malinconicamente abbandonati gli stalli sui quali i ragazzi della movida sfrenata e pericolosa, che si rinnova ogni sera, depositano le bottiglie vuote di birra.


Napoli è una città che non si presta a questo tipo di mobilità. Si sviluppa solo in minima parte in pianura e le strade percorribili costituiscono un vero e proprio percorso-trappola, piene di buche e di basoli. Il pavé per fortuna sta lentamente sparendo (vedi Corso Vittorio Emanuele), ma resta ancora in gran parte della città, rendendo impossibile ogni serio progetto di mobilità alternativa a quella dei motori. Dimentico del fallimento del progetto de Magistris è tornato alla carica nel 2016, quando il Comune ha approvato il piano urbano di mobilità sostenibile con la previsione di incentivare il bikesharing (ancora?) e l’utilizzazione di biciclette elettriche. Un piano mai decollato. Ma de Magistris non poteva immaginare che il coronavirus avrebbe indotto il governo a varare incentivi per l’uso di bici elettriche e di monopattini. Ha preso l’occasione al volo ed è tornato alla carica.


Il Comune di Napoli e la società Helbiz hanno lanciato il piano monopattini-sharing.
Novecento unità a due ruote verranno progressivamente collocate nei punti nevralgici della città – piazza del Plebiscito, Quartieri Spagnoli, Chiaia, Mergellina, Pallonetto Santa Lucia, Borgo Orefici, in virtù del bando della durata di due anni indetto dal Comune di Napoli per gli operatori che offrono servizi di mobilità elettrica. I monopattini potranno circolare all’interno di un’area di circa tre chilometri quadrati con sosta libera (eccezion fatta per alcune aree vincolate) e circolazione consentita al pari delle biciclette.
Il principio di funzionamento e le condizioni tariffarie sono le medesime di quelle praticate nelle altre città italiane: in pratica si scarica l’applicazione mobile gratuita di Helbiz su smartphone Android e iOS, si localizza il mezzo più vicino e lo si sblocca mediante la scansione di un codice QR situato sul manubrio.
Il costo addebitato è di 1€ per lo sblocco iniziale + 0,20€ al minuto per la corsa. A ciò si aggiunge la possibilità di usufruire di una vantaggiosa tariffa flat – Helbiz UNLIMITED al costo di 29.99 euro al mese – che permette di effettuare un numero di corse giornaliere illimitato della durata di 30 minuti (a distanza di almeno 20 minuti l’una dall’altra) e l’accesso al servizio anche da Telepass Pay con 30 minuti di corse gratuite.
Tutto molto bello. Ma le verifiche dei primi giorni hanno già fatto intravedere i primi problemi. I monopattini sono abbandonati senza nessuna regola, sui marciapiedi, davanti ai negozi, nei posti più impensati.
Ma c’è anche un’altra considerazione da tener presente. In linea di massima i monopattini li usano i giovani, anche i giovanissimi. Per guidarli non occorre la patente e molti di loro non hanno alcuna percezione delle regole del codice sul traffico.
Li vedi sfrecciare e tagliare la strada agli altri veicoli senza alcuna remora e senza alcuna cautela. Si tratta di un particolare non di poco conto. Comunque in questi primi giorni di applicazione le cose pare che funzionino, dal punto di vista del gradimento, favorito, ovviamente, dal bel tempo.
Sarà dura andare in monopattino d’inverno o sotto la pioggia battente. Quanto durerà questa bella favola? E soprattutto le problematiche nate con il “decreto semplificazioni”, che è andato improvvidamente a regolare anche il codice della strada (e il governo si è beccato la rampogna di Mattarella) renderanno la vita impossibile ai pedoni e agli stessi usufruitori delle due ruote. Senza considerare le problematiche mai risolte (e seriamente affrontate) del caotico traffico cittadino.
C’è insomma da temere fortemente che la storia dei monopattini elettrici faccia la stessa fine delle biciclette. Sarebbe un colpevole déja vu.