Armando Izzo

Questa storia di cui vogliamo parlarvi prende le mosse dal 2012. Il Napoli divide in comproprietà con l’Avellino un giovane fortissimo stopper proveniente dal suo vivaio, Armando Izzo. È reduce da campionati straordinari in C e in B con la squadra irpina, dove è stato spedito a farsi le ossa.
Mazzarri aveva intuito che era un predestinato e lo aveva aggregato alla prima squadra, seppur giovanissimo. In quell’estate del 2012 bisognava risolvere alle buste la comproprietà con l’Avellino. Tutti erano convinti che il Napoli se lo sarebbe aggiudicato. E invece lo perse. Credeva talmente poco nel suo futuro che dovette offrire meno di 200mila euro, la cifra con la quale invece se lo aggiudicarono gli irpini. Che a loro volta non brillarono per lungimiranza, visto che lo cedettero subito a quel volpone di Preziosi per soli 400mila euro. Un errore dopo l’altro.


Ma quel che interessa, in questo contesto, è mettere in evidenza solo la miopia del Calcio Napoli. Izzo, poi passato al Torino, è finito stabilmente nel giro della nazionale di Mancini e continua, proprio in questi giorni, a mandare messaggi d’amore al Napoli, dove vorrebbe tornare anche a piedi, sapendo peraltro che Giuntoli dovrà comunque rimpiazzare Koulibaly, se non anche Maksimovic. Ma non se ne farà nulla. Di Izzo il Napoli non vuol sentirne parlare. Il senso di colpa impedisce qualsiasi discorso con Cairo. La storia di Izzo ci è servita per introdurne una anche più ampia che riguarda il settore giovanile del Napoli. De Laurentiis ha grandi meriti, è riuscito nel giro di quindici anni a portare il Napoli tra le grandi d’Europa, anche se langue il carnet dei successi.


Ma a fronte di questi sacrosanti riconoscimenti bisogna purtroppo aggiungere amare considerazioni sul vivaio, che pur avrebbe dovuto costituire uno dei perni su cui fondare la gestione societaria.
Izzo non è la sola occasione sprecata in questi anni. Basti pensare a Roberto Insigne, grande protagonista della promozione in serie A del Benevento e per il quale non è bastato il cognome illustre. Né meglio è prevedibile che vada al gioiellino Gaetano, dirottato in prestito alla Cremonese, dove si appresta a tornare sempre in prestito. Una scelta tutt’altro che oculata, visto che il ragazzo, se proprio non rientrante nei programmi di Gattuso, potrebbe trovare comunque una sistemazione più adeguata a livello di serie superiore. Discorso quasi analogo per Tutino, che rientrato dal prestito al Verona (comunque in A) sarà ora spedito in B alla Salernitana. Insomma è chiaro che non c’è attenzione né saggia programmazione sul settore giovanile, con grande discapito non solo per un mancato apporto di ragazzi creati in casa alle fortune della prima squadra, ma anche per il problema connesso alla rosa, visto che nei 25 debbono figurare almeno quattro elementi provenienti dal vivaio. E quest’anno, se si eccettuano Insigne e il rientrante Contini (Luperto sarà ceduto) non ve ne saranno altri in organico. Il che, tradotto in pratica, significa che il Napoli potrà contare su una rosa di soli 23 elementi.
Che qualcosa non funzioni del resto è comprovato anche dal fatto che nella lista dei 30 under 20 convocati da mister Bollini per il raduno della nazionale giovanile non figura nemmeno un azzurrino.
De Laurentiis si dia una mossa, era stato lui a parlare, quindici anni fa, del progetto definito pittorescamente “scugnizzeria”. La scelta di Grava come responsabile del settore, diciamocelo con tutta onestà, non ha dato i frutti sperati. E soprattutto sono stati commessi errori nell’individuazione dei vari tecnici che si sono alternati alla guida della squadra Primavera. Cambiati praticamente ogni anno. Ora la Primavera è addirittura retrocessa, siamo all’anno zero.


È stato individuato come allenatore tal Cascione. Speriamo bene. Su questo fronte, probabilmente, Giuntoli dovrebbe sprovincializzarsi e capire che un allenatore cui affidare il futuro dei ragazzi del Napoli non deve necessariamente esser passato per il circuito del Carpi. Come ha fatto giustamente rilevare Antonio Corbo.