Campania alle prese con il problema scuola: in queste ore il presidente De Luca dovrebbe ufficializzare quella che appare ormai come una scelta inevitabile, il rinvio dell’apertura dell’anno scolastico. A quando per il momento non è dato sapere, anche se la data giusta dovrebbe essere quella del 24 settembre, appena dopo che verrà effettuata la sanificazione dei plessi scolastici che ospiteranno le operazioni elettorali (regionali e referendun) fissate per il 20 e 21 settembre.


I nodi che bloccano l’apertura fissata su scala nazionale dal ministro per l’Istruzione Azzolina per il 14 settembre sono vari: l’impossibilità di procedere al test (non obbligatorio) per gli insegnanti, le cattedre vuote per carenza di personale docente e il trasporto degli studenti.
In queste ore sono giunti 1500 termoscanner inviati dal commissario Arcuri e si sta organizzando un accordo con l’Anm per poter disporre di bus speciali dotati di divisori in plexiglass da utilizzare solo per il trasporto degli studenti. Ma non basteranno. Anche lo slittamento dell’apertura difficilmente riuscirà a risolvere la questione che è grave e che comporta precise responsabilità, visto che anche in Campania tutti erano a conoscenza delle carenze del sistema sin dai giorni più cupi del lockdown.
In difficoltà sono soprattutto gli istituti scolastici che dovranno ospitare gli alunni delle scuole elementari e medie, anche se qualche liceo di chiara fama, vedi Vittorio Emanuele e Genovesi ha non pochi problemi di aule.


Manca tutto: professori, impiegati di segreteria, bidelli, aule e banchi. Per un avvio dignitoso è stato calcolato che occorrerebbero almeno 150 aule in più. E questa carenza conferma chiaramente che si è partiti con grave ritardo. Non solo in Campania, ma a livello nazionale. A Napoli, per esempio, vi sono numerosi edifici pubblici abbandonati, dalle caserme ai plessi storici come l’ex Ospedale militare, Palazzo Fuga, Castelcapuano che per l’emergenza avrebbero potuto essere attrezzati. Ora i tempi sono strettissimi e non si può certo ipotizzare lo sfruttamento di questi edifici per i quali bisognerebbe procedere a lavori lunghi e costosi di adattamento e che presupporrebbero anche lunghe pratiche burocratiche, visto che nella maggior parte dei casi si tratta di edifici vincolati. Riferisce l’assessore regionale all’Istruzione Palmieri: “Abbiamo fatto riunioni a ripetizione fino a notte fonda per tanti giorni con ogni municipalità e con tutti i dirigenti scolastici. Alla fine abbiamo avuto il quadro preciso delle necessità della città ed abbiamo presentato la nostra richiesta, un milione e mezzo per attivare il fitto di 150 nuovi spazi per le elezioni”.
È emersa in sostanza la possibilità di prendere in fitto moduli prefabbricati da sistemare nei cortili degli istituti, laddove ciò è possibile. Sul mercato di questo tipo di strutture se ne trovano varie. E le aziende che le producono si offrono di approntarle al massimo entro 20 giorni. Intanto in varie scuole sono partiti i lavori di adeguamento. Sono sparite le aule destinate ai professori, era necessario trasformarle in classi. Lo stesso vale per le aule magne e le palestre, tutte rigorosamente da dividere con cartongesso per ricavare il maggior numero possibile di classi. Ovviamente il sacrificio delle palestre può essere solo temporaneo, dettato dall’esigenza dell’emergenza.
In più bisogna reperire in ogni scuola un ambiente da destinare al ricovero temporaneo (in attesa che arrivino i genitori) di quegli studenti che durante l’orario di lezione manifestassero sintomi di un possibile contagio.


Insomma c’è davvero tanto ancora da fare e siamo arrivati tardi colpevolmente. De Luca potrà anche rimandare l’apertura, ma difficilmente riuscirà a risolvere tutti i problemi. E se siamo arrivati a questo punto qualche responsabilità ce l’ha anche lui, che sin dal primo momento si è intestardito a polemizzare con la Azzolina, quando era chiaro che le scuole andavano aperte il 14 settembre e che si sarebbero dovute rinviare le elezioni. Cosa che al governatore non faceva comodo.