Dzeko
L’attaccante Dzeko, obiettivo concreto della Juventus

Molti campioni pronti a cambiare maglia ma per il momento tanto fumo e poca carne a cuocere

Quello che si preannunciava come il “mercato povero”, anzi poverissimo del post Covid-19, ma è più corretto dire del post lockdown, regala subito colpi ad effetto ed impensabili: Messi che ha dichiarato di voler andare via da Barcellona, scatenando una rivolta di piazza contro il presidente Bartolomeu, Cavani che è ancora a spasso in attesa di qualche presidente che gli garantisca i 10 milioni di ingaggio annui per più stagioni, Conte che per “salvare” i 12 milioni che gli paga l’Inter “sopporta” la presenza di Marotta e Ausilio arrendendosi alle condizioni del giovane presidente Zhang, infine il valzer lento di attaccanti disposti a cambiar maglia o a non voler andar via forti di un contratto.
Dzeko, Milik, Higuain, Morata, Piatek, Ibrahimovic, Zapata, Suarez sono nomi ricorrenti nelle pagine sportive per la “voglia” degli allenatori di averli in squadra o la volontà dei presidenti di non voler continuare un rapporto ormai logoratosi. Nessuna squadra, insomma, all’alba di un mercato già in pieno svolgimento ma non ancora aperto ufficialmente, si sente pronta e… perfetta. Ed è comprensibile che questo mercato, pur nelle ristrettezze attuali, alimenti il grande sogno dei tifosi e la grande illusione dei presidenti di avvicinarsi a quella perfezione ancora lontana. Per Conte, per il novellino Pirlo, per Pioli, Inzaghi e Fonseca e anche per il Gasperini dell’Atalanta ormai big consacrata urbi et orbi da risultati di campo e politica aziendale. In che misura il mercato, che chiuderà ad inizio ottobre, potrà modificare i valori e la graduatoria della stagione conclusasi meno di un mese fa. Resta tuttavia un mistero anche perché il campionato 2020/2021 si preannuncia molto più duro, tosto e complicato da giocare rispetto a quello spezzato in due dal Covid-19.


S’invoca da più parti il rigore nelle scelte, affidandosi al buon senso. Ma ne hanno giocatori, procuratori e intermediari sempre a caccia di qualche dollaro in più? Acquisti, cessioni, prestiti o scambi ricorrendo a formule diverse dal denaro cash, non sembrano graditi dai presidenti che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca inventando plusvalenze milionarie con ragazzini della Primavera…
Per ora tanti rumors, molto fumo e poca carne a cuocere. Questo non significa, però, che le società restino immobili e statiche. Tutti cercheranno fino ad ottobre, di provare il “colpo” che garantisca qualità alla rosa e accontenti i tecnici. E nessuno si sorprenda se, alla fine, verranno spesi milioni e milioni per un giro d’affari più “parlato” che concreto e di qualità. Ci piacerebbe che, a fronte di una crisi economica reale che ha colpito anche il calcio, presidenti e dirigenti si affidassero ad un mercato delle idee, costringendo i loro tecnici a “costruirsi” in casa soluzioni tecniche convincenti senza pretendere nuovi acquisti e/o collezionare campioni in età da pensione o quasi. La fine del Barcellona e la politica vincente del Bayern, dovrebbero insegnare qualcosa a chi spesso butta i soldi nel mercato. Pensate alla Juve e all’ingaggio di Cr7. Marotta ne aveva denunciato i rischi e i futuri disagi di bilancio. Agnelli non lo ha ascoltato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: debiti importanti, necessità di ridurre ingaggi ed organico e la Champions che sempre più è diventata una maledetta ossessione.
Questo, però, non fermerà molti presidenti dal continuare a buttare i soldi prestati loro dalle banche del calcio per inseguire sogni e illusioni con giocatori anziani e al capolinea. Vedrete che presto, nonostante Covid-19 e crisi riprenderanno a piangere miseria, per sè e per gli altri: teneteli d’occhio e ricordatevene al tirar delle somme della prossima, imminente, stagione. La stagione zero.