Un momento del match tra Barcellona e Napoli

Dopo il ko contro la squadra catalana si impone una riflessione approfondita sulla schizofrenia del calcio italiano

La disfatta del Barcellona contro il Bayern ha indotto molti, tra tifosi ed addetti ai lavori, a recriminare per l’eliminazione del Napoli con i catalani. Di colpo è piombato sul banco degli imputati Gattuso, per il quale anche per alcuni risultati altalenanti sul finale di stagione, è venuta meno l’immunità da critiche conquistata con la finale di Roma. Proprio l’atteggiamento ondivago di stampa e tifoseria, impone una più ampia riflessione sulla difficoltà in Italia di sviluppare un progetto calcistico in tempi ovviamente non sincopati. Le accuse mosse al tecnico calabrese, reo di non aver sfruttato il declino blaugrana, sono francamente risibili. Tra i capi di imputazione generati in maniera approssimativa, vi è l’aver affrontato il Barca a viso aperto, senza ricorrere al catenaccio della finale con la Juve.

Se catenaccio non vi fu assolutamente a Roma nella fortunata finale di Coppa Italia, è altrettanto vero che la sconfitta del Nou Camp non è nata da un atteggiamento troppo offensivo degli azzurri. I goal nascono da un calcio d’angolo, da un’iniziativa personale di Messi con difesa schierata e sonnacchiosa ed un errore personale grave di Koulibaly sul rigore. Nel giudizio complessivo sul lavoro di Gattuso si omette di considerare le difficoltà degli inizi, nel lavorare con un organico monco in determinati ruoli e la mancanza di reali interessi di classifica ,nelle ultime gare di campionato. Si invocano come esempio i progetti Lipsia,Lione ma non si concede tempo a nessun tecnico di perseguire le proprie idee,di essere libero anche di sbagliare. Ancelotti chiede la cessione di determinati giocatori per riavviare un progetto di rinnovamento? La società impone prezzi altissimi e di fatto pone fuori mercato le pedine non gradite al tecnico. Gattuso non vede Meret e Lozano poco adatti alla sua idea di calcio? Per molti dovrebbe essere il tecnico ad adeguarsi alla società, proteggendone gli investimenti, che concettualmente potrebbe anche essere una teoria giusta ma di fatto castra il lavoro dell’allenatore. Abbiamo citato Gattuso e Ancelotti, ma il discorso può estendersi al Sarri napoletano e juventino. A Napoli Sarri ha avuto nelle sessioni di mercato successive al suo arrivo giocatori assolutamente non in linea con le sue idee calcistiche : si pensi al croato Rog, che in patria spadroneggiava da trequartista, ruolo assente nel 4-3-3 del tecnico di Figline o al centravanti d’area Pavoletti, giocatore assolutamente poco adatto al fraseggio sarriano così come l’aletta Ounas, dribblomane e individualista a livelli umanistici, del tutto incollocabile in determinati contesti tattici. Senza puntare l’indice su Giuntoli, gli stessi errori li ha commessi Paratici alla Juve. Ci si innamora di Sarri ma poi gli si affidano giocatori molto lontani da determinati concetti di gioco, come i deludenti parametri zero Ramsey e Rabiot e si chiede all’allenatore di piegarsi ai desiderata di Cristiano Ronaldo. Arriva l’eliminazione dal Lione e allora via Sarri, reo di non aver già trasformato la Juve dopo un anno, per scegliere Pirlo dalla barba hipster e dal look giusto, con il corredo di una narrazione dei media compiacente.


È un calcio schizofrenico quello italico, che per il mercato non si affida più al fiuto degli osservatori e allo studio dei direttori sportivi ma alle segnalazioni di procuratori-intermediari con il forte rischio che si concretizzi il famoso detto “Acquaiuolo com’è quest’acqua?” “Freschissima!” E così i club vedono le proprie prospettive restringersi ,spesso un buon affare con un agente fa poi subire delle condizioni capestro in altre trattative. Il Milan non soddisfa i desideri di Donnarumma per il rinnovo? E allora il suo agente Raiola ti rende di colpo complicata la trattativa per il rinnovo di Ibrahimovic, che doveva essere una formalità. A Napoli volete Manolas nonostante la corte serrata di club inglesi e tedeschi? Dovete pagare anche la clausola di Lozano e vi prometto che trovo una squadra ad Insigne. Parliamo di Raiola ma il discorso si può agevolmente traslare ai Mendes, ai Giuffredi, ai D’Amico, ad un intero mondo. Il Napoli rinnova quasi ogni anno il contratto dei giocatori della scuderia di Giuffredi, nonostante in quei ruoli i margini di intervento per migliorare sarebbero altissimi. Sospiriamo come fanciulle nel vedere il goal di Kimmich su discesa di Davies in Bayern Barcellona salvo poi depauperare i settori giovanili e ignorare del tutto determinati mercati, come quello del Nord America, dove il Bayern pescò il mancino canadese a sedici anni. Un mix di approssimazione, impreparazione che porta le nostre squadre ad essere improponibili nelle Coppe Europee anche di fronte a un Barcellona modesto. Perciò la sconfitta di Barcellona non è una sconfitta di Gattuso, è la sconfitta di un intero movimento.