Qualche volta fidandoci dell’intuito, magari dettato da esperienza, si incontrano bellissimi libri estranei ai circuiti noti della distribuzione. Mi è capitato di recente un formidabile saggio storico di un ingegnere nativo di Pompei, il dott. Mario Bellotti, che mi ha molto colpito per la rara capacità di offrire un quadro storiografico, relativo al Meridione, schiettamente alternativo ma scientificamente inappuntabile.
Tra le numerose qualità di questo agile volumetto, di settantotto pagine, desidero innanzitutto sottolineare la cura nel dare i nomi corretti ed estesi dei personaggi storici e dei luoghi citati che nella rappresentazione divulgativa della storia peninsulare (sovente anche nei testi che sarebbero di approfondimento) troviamo monchi, vaghi e, tal volta, errati. Dando così luogo a numerosi equivoci che nessuno si è preso la briga di estinguere.


Altra peculiarità è l’interpretazione politica (ma non partitica), attendibile e concisa, circa i numerosi fatti che hanno caratterizzato le vicende del Meridione. E poi, non ultima per valore, anche la capacità di offrire uno schema ad ampio spettro cronologico, in un periodo – quello presente – in cui pure esiste una corrente di alternativa storiografica che però (è un giudizio del tutto personale) pare troppo concentrata su fasi storiche limitate. Senza considerare poi quella passione, tipicamente nostrale, per le inezie aneddotiche.
D’altronde, dicevamo in premessa, il Bellotti è un ingegnere, e come tale si premura di specificare: « Come ciascun ingegnere dovrebbe sapere, ogni vicenda è modellizzabile come un sistema con …condizioni iniziali [che, ndr] influenza le vicende coeve e successive… Il modello… è però utile… solo a patto che le misure – ovvero i fatti raccontati – siano sufficientemente precisi e veritieri, senza falsi pregiudizi ». E scorrendo ancora la premessa si avverte l’urgenza dello Studioso di rinunziare a quell’approccio, ancora presente nella rappresentazione storica nazionale, che concentra tutti i modelli possibili di “storia poetica” e “non storia”, individuati da Croce come vera e propria patologia nello studio di questa materia. Esse sono specialmente le cieche storie patriottiche (che in parte conservano anche un impianto razziale) ricche di coloriture, dettate da sentimenti di parte e condite di “praticismo” e di un po’ di “tendenza”. Certo è difficile trasmettere il valore di un testo così ricco, benché fortemente concentrato, spero pertanto di aver infuso quel seme di curiosità che ha animato la mia scelta nel leggere su un negozio on-line “ Il senso di una storia”, ed, Albatros… una folgorazione.
Gennaro Avano