L’artista Temitayo Ogunbiyi racconta alla prestigiosa rivista americana l’installazione creata per la Fondazione Donnaregina

“A Napoli, Temitayo Ogunbiyi crea un’installazione dove i bambini possono giocare liberamente” questo il titolo che Forbes, una delle più importanti riviste americane, dedica al progetto curato dalla direttrice artistica del Madre, Kathryn Weir, e commissionato dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, realizzato in occasione di Madre Factory 2020, programma di inclusione attraverso l’arte ideato dalla presidente Laura Valente. Durante il lockdown, Temitayo Ogunbiyi, artista che vive e lavora a Lagos, ha creato un’installazione, uno spazio di gioco appositamente concepito per il Madre. Il progetto si intitola “Giocherai nel quotidiano, correndo / You will play in the everyday, running”, e sarà visitabile fino al 2 novembre 2020. Sculture interattive – disegnate ispirandosi alle tecniche di acconciatura e all’itinerario tracciato da Google Maps tra Lagos e Napoli – hanno trasformato il cortile grande del museo in un terreno di gioco e un giardino per i visitatori più giovani. Nell’articolo Temitayo Ogunbiyi spiega la sua esigenza di creare uno spazio in cui i bambini possano correre liberamente in relativo isolamento nei tempi di Covid, ma anche dove si possano sentire al sicuro al di là del colore della loro pelle e della loro provenienza sociale. Quando le è stato chiesto di progettare un parco giochi temporaneo per il cortile del Madre, Ogunbiyi si è trovata a fare i conti con il ricordo di essere stata una bambina nera in America. “Non ero mai arrivata così lontano”, dice. “Non siamo stati allevati per affrontare il dolore. Siamo stati cresciuti per superarlo”.


Lavorando a distanza Ogunbiyi ha iniziato a concepire quello che descrive come uno spazio di gioco “non prescrittivo” dove i bambini possono, prima di tutto, correre liberamente. Pensava anche ad Ahmaud Arbery, il venticinquenne nero che è stato ucciso a colpi di pistola mentre faceva jogging a Brunwick, in Georgia. “Volevo pensare a correre in ogni possibile definizione”, ha detto, per i bambini di Napoli, e altrettanto per i suoi due figli piccoli, che hanno cominciato a chiedere, sulla scia delle proteste in tutti gli Stati Uniti per l’ingiustizia razzista, “Siamo arrabbiati anche noi, perché siamo neri?”. La giornalista di Forbes, Brienne Walsh, conclude che nel parco giochi che la loro madre ha concepito, possono essere arrabbiati, se vogliono, ma possono anche essere sicuri; e che la sicurezza, per i bambini neri, non è sempre garantita. Come non lo è per i bambini che vivono in zone svantaggiate di tutto il mondo. Quegli invisibili a cui il Madre ha dedicato la sua Madre Factory.