All’indomani della eliminazione Champions s’impone una seria riflessione sul modo in cui è maturata la sconfitta del Napoli contro il Barcellona, ponendosi una serie di interrogativi solo apparentemente superficiali e di scarso apporto alla causa Napoli: Si poteva giocare la partita “perfetta”, invocata da tanti, per eliminare questo Barcellona? Si poteva comunque fare di più nei 90′ del Nou Camp? Si può far meglio e migliorare nell’immediato futuro?

A differenza di molti scettici, non ho dubbi in proposito e rispondo con un “Sì!” netto, deciso, perché se la notte catalana ha confermato, nonostante i progressi, il divario ancora ampio esistente tra il Napoli e i top club europei visto il risultato finale, va pure detto che la squadra di Gattuso non è mai crollata anche quando con errori grossolani ha favorito le tre reti che hanno poi consentito al Barcellona di gestire la partita non senza qualche affanno nel secondo tempo.

Dico “Sì” perché il Napoli anche al Nou Camp ha riproposto situazioni e deficienze nei singoli e nei tre reparti che ormai, si può affermarlo con certezza, sono nel DNA della squadra sin dai tempi di Benitez. Ed è per questo motivo che, ormai individuati, possono essere modificati geneticamente e migliorati per migliorare il modo complessivo di essere e di giocare di una squadra che, sono d’accordo con Gattuso, ha ancora potenzialità di crescita notevoli. Errori puerili, situazioni tragicomiche, non me ne vogliate ma il gol di Messi più che essere una sua “invenzione geniale” è, per dirla alla Fantozzi nel commentare “La corazzata Potiomkin”, “Una cagata pazzesca” di cinque, dicasi cinque difendenti del Napoli… Errori e ingenuità commesse tutte in trenta minuti da suicidio, tanti quanti ne sono corsi dal 10′ al 40′ del primo tempo. Perché se vai al Camp Nou sapendo che devi fare almeno un gol e non prenderne o che puoi anche pareggiare segnandone almeno due, non puoi certo farcela se arrivano quel po’ po’ di bischerate in difesa, da parte di gente che ormai l’esperienza ce l’ha o se in attacco ti mancano la verve e le giocate di Mertens, Insigne e Zielinski.

Così il Barcellona, che ha giocato da par suo solo in quei trenta minuti, ha capitalizzato al massimo ciò che il Napoli in quasi un’ora di predominio del campo non è riuscito a fare. La sensazione iniziale è stata che il Napoli volesse pressare alto ma è stato un fuoco di paglia durato dieci minuti fino a che Messi e compagni, teleguidati da un DeYong cattedratico hanno iniziato il loro possesso palla e a difendere…attaccando alti per recuperare palla nella metà campo azzurra. In quei trenta minuti il Napoli non c’ha messo né passione né orgoglio, ipnotizzato dal gioco rapido e dal tourbillon dei catalani, subendo la marea catalana senza quasi lottare. Alzi la mano chi in quei minuti non ha pensato ad un cappotto degno del 5-0 rimediato anni fa in un trofeo Gamper ed invece, quando ormai è sembrato che ci fosse più nulla da fare, la squadra s’è scrollata di dosso paure ed ansie e s’è decisa a giocare ed osare, arrivando al gol che le ha ridato testa, gambe e cuore per un secondo tempo più deciso, più convinto, complice anche il notevole calo atletico del Barcellona. E se le perplessità sul Napoli degli ultimi tempi erano sulla condizione atletica, il match ha chiarito che le gambe di quasi tutti gli azzurri girano a dovere. E il Barcellona se n’è accorto quasi subito, mettendosi a difesa del doppio vantaggio, subendo tanto gli azzurri che però, ancora una volta, un po’ hanno sprecato e molto hanno sbagliato in fase di conclusione nell’area catalana. I soliti difetti, insomma, seppure un grande Piquet e molto giro palla senza mai scoprirsi sono stati il modo migliore con cui il Barcellona ha gestito il doppio vantaggio, “regalo” degli azzurri. Quando poi anche il ritmo del Napoli s’è abbassato il Barcellona ha contrastato anche meglio le iniziative napoletane, perché quando una qualsiasi squadra manovra tenendo basso il ritmo offensivo non fa altro che agevolare il talento puro di fenomeni come Messi, Griezman, Piquet e De Yong, campioni che non hanno bisogno del gioco per… giocare. Sanno farlo benissimo da soli. Ed è stata questa, alla fine di 180′ la vera differenza tra Napoli e Barcellona. Una differenza che ha fatto commentare a Gattuso a fine gara: “Si poteva fare di più contro un Barcellona non al massimo”. Giusto. E forse è meglio così, chiudere la doppia sfida anche con qualche rimpianto. Perché da Barcellona, a mio sommesso avviso, è venuta forte e chiara l’impressione che a questo Napoli mancano due giocatori, uno in difesa, l’altro in attacco. Ma gente di peso, d’esperienza, di personalità e mentalità vincenti. Se è vero che le delusioni e le ferite restano dentro per sempre è anche vero che da certe avventure conclusesi negativamente si possono poi ottenere risultati e effetti incoraggianti. Lezioni salutari per rialzarsi e ricominciare meglio di prima. Il Napoli di Barcellona ha detto che si può e si deve fare. Subito!