Mentre gli architetti s’interrogano sulla casa del futuro  (data l’accelerazione  “causa Covid” impressa all’integrazione permanente delle tecnologie digitali in ogni aspetto del quotidiano),  c’è  qualche psicologo che ricorda le esigenze dei bambini, spesso messe in secondo piano, ribadendo la necessità di una cameretta tutta per sé.

Ricordate l’esperimento sui topi? In America se ne facevano tanti, a fini sociologici, negli anni Sessanta.  Due gruppi di roditori rinchiusi in due differenti gabbie, una più grande e l’altra piccola. La mancanza di spazio suscitava aggressività,  per cui quelli del secondo gruppo si attaccarono tra di loro, annientandosi… Questo per dire l’importanza dello spazio, per gli esseri umani come per gli animali. Ogni individuo ha come un’aura attorno a sé, un alone energetico invisibile invadendo il quale si provoca stress, malessere  e disagio. Lo spazio vitale. Distanza da rispettare. Se ci avviciniamo troppo a un cane sconosciuto, non c’è rischio che ci aggredisca? Lo pensava anche Schopenahuer (la storia della coppia di porcospini):  i due porcospini avevano freddo e si strinsero per proteggersi,  ma le spine causavano loro dolore; si allontanavano e avevano freddo… Per sfuggire sia al freddo che al dolore,  poi trovarono la “giusta distanza” reciproca.

Scherzi a parte, l’essere umano ha bisogno di creare legami profondi  (il senso di appartenenza) ma anche di restare un po’ solo…  E ciò vale anche per i bambini, che giuridicamente sono “persone” sin dal momento della nascita. Col  diritto di essere protetti, ascoltati, il diritto alla tranquillità (i conflitti e la discontinuità di comportamento degli adulti  li terrorizzano) ed  allo sviluppo fisico, mentale,  sociale. Con il diritto a una zona di sicurezza, di comfort  (inizialmente il corpo della madre) ma anche con il diritto alla privacy, riservatezza, e  al pudore.

 “Se c’è una cosa che serve ai ragazzini è la considerazione. Il non essere trattati come oggetti o come se fossero  invisibili”,  spiega Cinzia Rosaria Baldi, psicologa dell’età evolutiva. “Uno spazio tutto per sé  nella preadolescenza serve anche come affermazione dei confini  tra  sé e l’altro. Ogni essere umano ha dei limiti che sono invalicabili”. Affermazione del territorio  indispensabile per uno sviluppo sano della personalità. “Questa è la mia stanza e senza il mio permesso nessuno può entrare”. Una zona quasi sacra. Un rifugio dove custodire i propri segreti, studiare, ascoltare musica,  giocare con gli amici.

“Non in tutte le case c’è questa possibilità,  specialmente a Napoli dove troppi sono i bambini poveri e che vivono in promiscuità. Ma a costo di disegnare un cerchio sul pavimento e di utilizzare pannelli divisori”, suggerisce la psicologa, “bisogna definire un’area che è solo del bambino e insegnare all’eventuale fratello a non varcare quella soglia senza autorizzazione. Basterà chiedere il permesso, e la risposta sarà certamente un sì”.