Settimo posto con 62 punti realizzati. Con la vittoria sulla Lazio s’è concluso lo “strano” campionato del Napoli. È il peggior piazzamento della squadra dalla stagione 2009/10, quella del passaggio di consegne da Donadoni a Mazzarri, ma non il peggior punteggio finale perché nella stagione citata e in quella 2011/12, sempre con Mazzarri in panchina il Napoli realizzò 59 e 61 punti teminando però le stagioni rispettivamente al sesto e quinto posto. Dei 62 punti complessivi, Gattuso ne ha conquistati 41 in 23 gare con una media di 1,9 a partita che, realisticamente, con qualche scivolone in meno, vedi sconfitte contro Lecce e Parma, avrebbero portato la media gara ad un 2,03 punti che avrebbe significato 78 punti e zona Champions assicurata.


Ma se è anche vero che dei “se” e dei “ma” sono piene le fosse dei cimiteri, vale la pena di guardare oltre, alla prossima imminente stagione, saltando a piè pari anche quello che sarà l’esito della sfida del “Nou Camp” che può costituire una preziosa gemma per ricordare l’annata con uno storico risultato per il Napoli ma non può essere considerato, né potrebbe essere diversamente, il punto di partenza, anzi di ripartenza, di un progetto che vede totalmente e completamente Rino Gattuso al suo centro.
Perchè se al tecnico calabrese che, sia chiaro, ha fatto assai bene considerando la situazione di estrema “confusione” (è un eufemismo… ndr) che ha trovato a livello tattico e di spogliatoio, sono state perdonate le 5 sconfitte interne, assolutamente inaspettate per la qualità dell’organico e visto contro chi sono state subite, nella prossima stagione, con gli investimenti già fatti, Petagna, Rrhamani e Osimhen, e quelli che verranno fatti d’intesa con Giuntoli, De Laurentiis chiederà conto pieno dei risultati del campionato se non sarà almeno quarto posto.


L’aspetto positivo di questa lunga preparazione alla prossima stagione è che nell’arco delle 23 partite di campionato e del salvifico successo in Coppa Italia, sembra esserci totale unità d’intenti tra proprietà e tecnico, i cui propositi erano e sono improntati a quel sano realismo di cui ha terribilmente bisogno una società come il Napoli che deve ripartire subito da una stagione più di ombre che di luci, deludente soprattutto in campionato, salvata, come detto, da Gattuso e i suoi ragazzi con la vittoria in Coppa Italia che ha garantito l’approdo diretto in Europa League e la finale di Supercoppa italiana, senza dimenticare la possibilità di partecipare alle final eight di Lisbona. Tutto sommato, non male per un club che deve “rinascere” subito con quei valori d’impresa che hanno caratterizzato la gestione De Laurentiis. Una politica finanziario-pedatorio fatta di idee nuove, giovani talenti da valorizzare, tecnici da… lanciare nel gotha delle panchine e assoluto rigore patrimoniale per scuotere un mondo, quello del calcio, legato a “vecchi” modelli e teorie non al passo con i tempi. Gattuso, per ora in sintonia con i programmi della società, sta lavorando in profondità per dare omogeneità al progetto e soprattutto per capire come e dove la società deve intervenire per migliorare la qualità della rosa.
Di sicuro, dopo Osimhen, arriverà altra gente di qualità perchè il Napoli, come pochi altri club, ha la possibilità di investire subito con il “tesoretto” accumulato. Toccherà al tecnico calabrese lavorare al meglio per costruire sull’intelaiatura collaudata nei primi nove mesi napoletani una squadra di personalità e con la giusta mentalità vincente.