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Meglio, molto meglio delle ultime prestazioni il Napoli, ma questa volta è mancato il risultato. Non si può avere tutto dalla vita, è vero, ma è meglio l’uovo oggi o la gallina domani?… Perché dopo la gara contro l’Inter, persa, se vogliamo, anche un tantino immeritatamente, la domanda da porsi è questa: Meglio pensare e puntare tutto sul Barcellona o cominciare a ragionare un po’ di più sul futuro della squadra nella prossima stagione? Le due cose, sia chiaro, non sono in contrasto tra loro, però ci sono aspetti non proprio positivi dal punto di vista prettamente tattico che la notte di San Siro  ha confermato, così come qualcosa di buono ha detto sul piano dell’impegno e di una maggiore attenzione in generale, in una partita che se aveva poco da dire in termini di classifica e risultato, era la penultima prova generale prima della sfida del Nou Camp. Un Napoli che ha tenuto bene il campo e che dopo essersi fatto uccellare da D’Ambrosio per l’ennesimo errore prima individuale (Mario Rui, ndr) poi di reparto (difesa che si schiaccia troppo verso la porta), è diventato il padrone della gara costringendo Handanovic agli straordinari con almeno due parate decisive su Zielinski e Politano e andando vicino al gol con Insigne e Elmas, murati in angolo dalla maginot neroazzurra. Mancano solo gli ultimi novanta minuti al temine del campionato e Napoli-Lazio diventa anche l’ultimo impegno di una certa difficoltà prima del Barcellona. Già contro l’Inter s’è vista una squadra più attenta, tonica e decisa che pur in …10 – Milik era un “portoghese” in campo avendo assistito alla gara da… spettatore pagato e non pagante-, ha giocato un calcio lineare, come al solito un tantino elementare ma con la giusta velocità, in talune occasioni, per creare difficoltà alla retroguardia di Conte. La gara è scivolata via piacevole, senza tatticismi esasperati e su ritmi discreti ai quali, ogni tanto, la squadra di Gattuso ha dato una accelerata quasi a provare il “motore” per Barcellona.

Nel dopo partita, Rino Gattuso ha detto che a questa squadra “che s’è un po’ spenta dopo la Coppa Italia”, serve soprattutto l’Anima. Ora, non voglio scomodare Ron e la sua meravigliosa canzone dall’omonimo titolo, ma mi permetto di dire che, calcisticamente parlando, “l’Anima è una parola, non un concetto” e che non è normale vederla sul campo se prima non ci sono doti mentali, fisiche e tattiche come idee, concentrazione, velocità, gamba e ordine per tutta la durata della gara. A Milano qualcosina del genere s’è intravista più che vista ma tocca ora a Gattuso far quadrare il cerchio, non solo per Barcellona ma per il futuro della “sua” squadra, tecnicamente, agonisticamente ma soprattutto tatticamente. Perché  di una cosa sono certo: Al Nou Camp gli azzurri daranno e faranno il massimo, anima compresa, ma ci vorrà il miglior Gattuso, tecnico giovane e “in progress”, per preparare la partita “quasi” perfetta da far giocare ai suoi e aiutarli a leggerla e interpretarla nel modo giusto.

Anche contro l’ Inter, infatti, si sono visti errori che sembrano quasi connaturati ai “geni” di questa squadra, ereditati da Ancelotti ma, diciamolo, in parte anche da Sarri. Uscita dalla difesa con grandi difficoltà se l’avversario viene a pressare più alto, difficoltà sulle seconde palle, squadra che se si allunga pericolosamente in avanti spesso perde i riferimenti a centrocampo e di conseguenza lascia la difesa senza coperture preventive, concedendo agli avversari spazio e tempi di gioco per ripartenze letali, senza sapere o riuscire a intervenire con cattiveria con un fallo tattico o con una chiusura difensiva alta e non rinculando e schiacciandosi verso la porta. Il gol di Lautaro Martinez, partenza palla al piede da metà campo, sgroppata di quasi 40 metri e tiro vincente da oltre 30 metri ( Meret non potevi fare di più…?), sarà bene che Gattuso lo faccia vedere e rivedere agli azzurri. Perché se l’Inter ha buoni giocatori, tecnicamente validi, ma è soprattutto squadra potente che della fisicità, come vuole Conte, fa la sua arma principe, il Barcellona, meno fisico, ha palleggiatori eccellenti che con i movimenti dei suoi centrocampisti e degli esterni sono in grado di arrivare al tiro o di liberare Massi e Suarez facendo finire fuori giri l’intera impalcatura difensiva programmata da Gattuso.

Anche per questo motivo la gara del San Paolo contro la Lazio sarà bene che il tecnico la faccia giocare secondo gli stessi criteri tattici e di gioco con cui proverà a giocare a Barcellona. Fermo restando il concetto che il tecnico abbia già valutato e guardato oltre la sfida spagnola per capire dove e come intervenire sul “suo” Napoli della prossima stagione, per farne una squadra nuovamente e mentalmente competitiva.

Con ciò ci auguriamo che Gattuso e i suoi incontrino…l’Anima già sabato sera. E che Questa, “prima che voli via” faccia al tecnico e agli azzurri la “cortesia” di trovare un posto anche per loro a Lisbona. Intanto sabato in un San Paolo deserto, un ragazzo di Torre Annunziata potrebbe diventare il nuovo recordman di reti segnate in un campionato, togliendo il primato a quell’ Higuain, traditor “scortese” di una maglia e del suo popolo. Da un traditore in azzurro, ad un azzurro “tradito” – da de Laurentiis e le sue manie anti-procuratori- che avrebbe voluto indossare la maglia azzurra, che ha Napoli nel cuore e nella sua città ideale potrebbe trovare un record storico e magari vincere anche la “Scarpa d’oro” che un italiano non vince dal 2007, l’ultimo fu Totti. E quale napoletano, oggi e sabato, non tiferà per Ciro contro il record del Pipita?