Maurizio Sarri e Antonio Conte
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Passerà alla storia come il campionato del lockdown, del Coronavirus e dello stop di 100 giorni, ma verrà ricordato, calcisticamente parlando, anche come il campionato dei rimpianti delle occasioni perdute e delle critiche feroci. Atalanta e Gasperini a parte, Juric con l’Hellas neo promosso e De Zerbi con un giovane Sassuolo, nessun club, considerati dirigenti, tecnici e giocatori è stato esente da errori e criticato anche con ferocia dalla stampa di social, televisioni e carta stampata. L’Inter e Conte, Inzaghi e la Lazio, Fonseca e Pallotta per la Roma, in parte anche l’inizio di Gattuso al Napoli e per finire, uber alles, Sarri e la Juventus “non” sua. Tutti, più o meno, messi sulla graticola della critica, qualche volta giustamente, più spesso in modo forzoso e senza spiegazioni convincenti che non siano state il non gioco o un risultato sfavorevole.
In questo ambito, sicuramente l’oscar va diviso e soprattutto condiviso tra Conte e Sarri.
Il primo ha ereditato una squadra che per due anni, con Spalletti, aveva raggiunto la Champions all’ultima giornata e non senza l’aiuto della dea bendata. Sarri, dopo una vittoria col Chelsea in Europa League e un quarto posto in Premier dopo il flop di Conte nella stagione 2017/18, era stato chiamato dalla dirigenza juventina a sostituire un Allegri forse non più in linea con i desiderata di Nedved, Paratici e soprattutto Ronaldo, e invocato dalla critica come colui che a “la Continassa” e all’Allianz Stadium sarebbe sceso a “miracol mostrare” come si fa giocare bene la squadra e si vince.


Conte, con certe dichiarazioni ad effetto, l’ultima, quando aveva perso il secondo posto poi riconquistato, secondo cui “secondo, terzo o quinto, non fa differenza, perchè il secondo è solo il primo dei perdenti mentre la storia ricorda solo chi vince”, un po’ di critiche se l’è tirate addosso, quasi a sfotticchiarlo per tirarne fuori la vis polemica. Eppure bastava che elencasse numeri e punti in classifica per far capire ai colti “opinionisti” che forse stavano sbagliando bersaglio soprattutto se non consideravano le difficoltà di una stagione morta e fatta resuscitare chissà quante volte. Sarri, cui nemmeno il nono scudetto renderà meriti, è stato più esplicito, in perfetto stile anti-juve e m’ha ricordato l’Allegri “furioso “di qualche intervista della scorsa stagione, quando rispondeva piccato ai “soloni” di cui sopra, che gli facevano notare che la squadra vinceva senza avere un gioco…


“Forse sto sui coglioni a qualcuno – ha declamato il poeta Sarri – ma voglio essere presuntuoso e penso di saperne un po’ di più sulla materia rispetto a quello che scrive chi fa l’opinionista. So più di loro quello che succede ogni giorno e pur se rispetto il loro punto di vista, a me interessa molto poco. Insomma, un “Me ne frego” in pieno stile dittatoriale che tuttavia serve a far riflettere sulle difficoltà di un mestiere dove essere cerchiobottisti è diventato quasi un obbligo. Come ha fatto il povero Fonseca a Roma che ha gestito al meglio una crisi non di gioco ma di società, mantenendo la barra diritta nonostante qualche rovescio, o Simone Inzaghi, sempre nella capitale, con la Lazio, improvvisamente sparita dopo la ripresa. E dire che prorio il suo presidente, Lotito, più di tutti, si era battuto per la ripresa del torneo convinto che la sua squadra avrebbe vinto il campionato.
Occasioni e rimpianti a iosa, dunque, ma creati ad arte, forse, più da chi deve mettere il pepe sulla coda del ratto, che non dalle situazioni di una stagione anomala dove, a mio sommesso avviso, tecnici e atleti hanno fatto salti mortali per finire al meglio, dando il massimo. Ma, come si dice, ognuno fa il suo mestiere e “addà campà” tirando l’acqua al proprio mulino. Allenatori e Opinionisti, perfetti interpreti del ”Così è se vi pare”…-