I nuovi viaggi della speranza (di non contrarre il virus e che la metropolitana parta)

da | Lug 27, 2020 | Primo piano

Una lunghissima coda di utenti in attesa di poter utilizzare il treno della Linea 1 della metropolitana di Napoli in partenza dalla stazione Garibaldi. La scena si ripete tutti i giorni. Mamme, papà, bimbi piccoli, professionisti: tutti hanno un solo scopo, quello di rientrare a casa chi dopo una giornata di lavoro chi dopo una passeggiata in centro in città.

Tutti, però, insieme anche con i turisti che stanno iniziando a ripopolare Napoli e così anche i mezzi del trasporto pubblico, sono accomunati da un destino difficile fatto di speranza e di pazienza. La speranza di non contrarre il virus a bordo dei vagoni di Metronapoli che (come abbiamo documentato già la settimana scorsa) sono sempre sporchi e necessitano di pulizia e igiene profonda. La pazienza di arrivare ad acquistare un biglietto visto che molte emettitrici sono fuori uso e poi la pazienza di dover aspettare per poter raggiungere la banchina della stazione Garibaldi e salire infine sul treno. Dove, poi, la speranza e la pazienza si fondono durante l’attesa del treno e il tragitto verso la stazione di destinazione. La speranza che il treno parta per davvero, visti i recenti improvvisi stop della circolazione, si mischia alla pazienza di non poter leggere l’orario della prossima corsa, visto che il display sulla banchina non funziona. Sia durante l’attesa in fila prima del viaggio sia poi sui treni della metropolitana, nessuno controlla che il distanziamento venga rispettato né viene presa la temperatura dei passeggeri. Che possono solo sperare di non contrarre il virus.

Sono i nuovi viaggi della speranza in tempo di Covid-19 a cui sono sottoposti gli utenti del trasporto pubblico a Napoli.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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