Una statuina tra le botteghe di San Gregorio Armeno, un murale con il suo volto a opera di Jorit, striscioni in strada a Marano, un articolo celebrativo sul New York Times e perfino un gusto di gelato che porta il suo nome in un bar di Solopaca, il suo paese di origine: tanti gli omaggi e le manifestazioni di affetto nei confronti di Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative del Pascale di Napoli, salito alla ribalta della cronaca per aver sperimentato un efficace protocollo di cura contro il Coronavirus che ha salvato molte vite e attualmente impegnato anche nello sviluppo di un vaccino. Un supereroe agli occhi della gente ma non ai suoi: “Il dottore è una persona che ha sposato una missione che è quella di aiutare, attraverso il proprio lavoro, le altre persone facendosi garante della loro salute” spiega in volume scritto a quattro mani con il giornalista Ugo Cundari Un medico in prima linea. Paolo Ascierto (Guida editori), dove emerge l’uomo oltre lo scienziato, la famiglia e le passioni oltre la ricerca.


Nel libro racconta che il 7 marzo quando è partita la sperimentazione del Tocilizumab il cielo era per metà coperto e per metà filtrava una luce debole. E che in questa incertezza ha visto l’esito della battaglia che stavate per affrontare. Guardando alla situazione attuale quel cielo è cambiato?
“Il cielo è sicuramente cambiato, in questo momento abbiamo dei numeri che stanno andando nella direzione che noi vogliamo, abbiamo avuto dei giorni a contagio zero però questo non significa che dobbiamo abbassare la guardia. D’altra parte i focolai che si continuano ad aprire ne sono dimostrazione. Siamo riusciti a svuotare le terapie intensive, non facciamo adesso che si riempiano di nuovo. La notizia degli ultimi giorni di qualche paziente ricoverato in terapia intensiva non è un segnale buono, per cui facciamo attenzione”.
A che punto è lo studio sul vaccino contro il Coronavirus?
“In questo momento ci sono diverse aziende che stanno lavorano ad un vaccino. Le buone notizie arrivano da quello di Oxford, fatto insieme a ReiThera e AstraZeneca. Speriamo che sia pronto per inizio d’anno. Per quanto riguarda il vaccino con cui stiamo collaborando con la Takis è ancora nella fase preclinica sull’animale, la sperimentazione sull’uomo dovrebbe partire a novembre. Qualora la sperimentazione, che ha diverse fasi, dimostrasse di essere efficace il vaccino potrebbe essere disponibile non prima dell’estate dell’anno prossimo”.
Nei video, nelle dichiarazioni, in ogni suo intervento traspare sempre una grande e rara umiltà che ha mostrato anche nella difficile gestione delle polemiche con “quelli del Nord”, una virtù che come racconta le ha insegnato sua mamma. Quanto paga in un settore tanto competitivo come quello medico un atteggiamento come il suo?
“Da ricercatori noi facciamo parlare i dati, cerchiamo di lavorare su ipotesi che in qualche modo possano migliorare le nostre cure e poi se abbiamo un risultato sono i dati a parlare, a fare la differenza, non ci servono enfasi se il dato è buono, questo credo sia l’aspetto più importante del nostro lavoro. Se si fa il proprio lavoro con dedizione e impegno i risultati vengono, senza necessità di clamore”.
Voleva fare il carabiniere, eppure proprio come voleva suo padre è finito a fare il medico. Cosa aveva visto suo padre in lei per suggerirle di studiare medicina?
“Non credo mio padre avesse visto in me qualche qualità particolare, forse notava che a me piacevano i giochi come il piccolo chimico o quelli dove c’era qualche aspetto della ricerca che poi è quello che mi è rimasto, ma credo che fosse più un’ambizione sua personale, perché ha fatto tanti sacrifici per tutti noi. Ha servito l’Arma dei Carabinieri per 42 anni. Ricordo l’immagine di mio padre in divisa e sotto la neve di Campobasso a mezzanotte che andava in caserma a piedi per prendere servizio, per far stare sicuri tutti noi”.
Lei da padre di un figlio che sta seguendo le sue orme cosa gli consiglierebbe oggi?
“Il consiglio che gli darei è di seguire il suo istinto, di non dare niente per scontato, le passioni vengono fuori poi dopo, durante lo studio.Come ho avuto modo di dire più volte, ho iniziato a pensare di fare l’oncologo a un esame di patologia generale e quindi anche per mio figlio gli dico: «Studia, osserva e poi decidi»”.