Uomo di 190 chili, affetto da cancro al rene, gira mezza Italia prima di trovare l’equipe chirurgica di Sisto Perdonà, dell’Istituto dei tumori di Napoli, che gli asporta un rene con il robot da Vinci. Il momento più complicato sistemarlo sul letto operatorio con speciali supporti

Colpisce il 35 per cento della popolazione mondiale e rappresenta sicuramente uno dei principali problemi di salute pubblica. Chi è obeso non ha una vita facile. Se poi l’obeso si ammala di tumore può anche capitare che i suoi problemi diventano guai. È quanto accaduto a un paziente cilentano di 41 anni. I suoi 190 chili sono diventati un problema serissimo quando ha scoperto di avere un tumore al rene. All’angoscia della malattia, M.U. ha dovuto aggiungere l’impotenza di fare i conti con una sanità impreparata ad assisterlo. Dove trovava il letto non trovava la tecnologia, dove c’erano entrambi non c’era la disponibilità dei medici a correre il rischio di effettuare un intervento su un paziente tanto obeso. L’unica porta che M.U. ha trovato aperta è stata quella dell’equipe chirurgica di Sisto Perdonà dell’Istituto dei tumori di Napoli. Una struttura a cui è arrivato dopo aver girovagato per mezza Italia. Per operarlo il team del Pascale ha dovuto fare ricorso a speciali sistemi di supporto e di lavoro, contando soprattutto su una perfetta sinergia tra i chirurghi, l’equipe anestesiologica, il personale della sala operatoria. C’è voluta quasi un’ora per posizionare il paziente sul letto operatorio, letto ovviamente non conforme al suo peso e che ha necessitato quindi di supporti speciali. Una volta attaccato ai bracci del robot da Vinci tutto è filato liscio. Al paziente è stato asportato il rene e ora sta bene.


Per Sisto Perdonà e, ovviamente, per il Pascale tutto, si tratta soltanto di un ulteriore successo. È di pochi giorni fa la notizia che la prestigiosa rivista “BJU International” ha pubblicato il programma organizzativo della struttura complessa di Urologia del polo oncologico partenopeo riconoscendo all’Irccs l’impegno profuso durante il periodo di massima emergenza Covid. Un impegno che, si legge, ha consentito, grazie allo sviluppo e adozione di adeguati protocolli di sicurezza ospedaliera ed una attenta selezione dei pazienti, di mantenere invariate le attività chirurgiche per il trattamento delle patologie uro-oncologiche.
Non è un caso che l’attività di chirurgia mininvasiva del Pascale, nei mesi di marzo e aprile, non ha avuto eguali in tutta Italia con oltre 50 interventi.


“Siamo innanzitutto felici – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – che il paziente abbia potuto risolvere il suo problema di saluto, e di aver potuto contribuire a questo, come Istituto e come equipe. Il Pascale non si è mai fermato e continua a non fermarsi anche di fronte a obiettive difficoltà. Grazie a questa squadra di professionisti nelle competenze specialistiche e nelle sensibilità umane”.