Sarebbe facile ed anche ingeneroso, all’indomani della sconfitta con il Parma, al termine di un match che a molti è sembrato più un’amichevole che un vero incontro di calcio, andare a trovare il pelo nell’uovo e scaricare responsabilità sul tecnico o sui singoli calciatori. Partite del genere sono ingiudicabili e qualsiasi giudizio sarebbe inevitabilmente falsato dal peccato originale insito nel match: senza competizione reale e magari anche senza spettatori, il calcio a cui stiamo assistendo non è il calcio che abbiamo amato ed apprezzato.

Tutto ciò premesso, anche l’amichevole con il Parma qualche considerazione, soprattutto in ottica futura, la suggerisce.

La prima riguarda Nicchi. Si ostina ad utilizzare il sardo Giua che delle due una: o non è adatto in generale ad arbitrare in serie A oppure ha un fatto personale con il Napoli e quando vede azzurro fa la figura del toro quando vede rosso. All’andata condannò il Napoli ad una pesante sconfitta casalinga contro il Lecce, commise una serie impressionante di errori e negò un rigore chiarissimo a Milik, evitando di consultare il Var, nonostante le pressanti richieste dei giocatori del Napoli.

Ieri si è ripetuto: tre rigori, compreso quello al Napoli, quanto meno dubbi. Ma diciamo pure che i due regalati al Parma appaiono davvero scandalosi. In entrambe le circostanze il difensore del Napoli (Mario Rui sul primo e Koulibaly sul secondo) hanno incrociato la corsa sull’attaccante avversario. E non potevano certo annullarsi per evitare l’impatto. Oggi i due errori di Giua non producono alcun effetto pratico sulla classifica del Napoli, che a questo punto corre il rischio di piazzarsi al settimo posto, avendo però già acquisito il diritto a partecipare all’Europa League. Ma in prospettiva futura è chiaro che Nicchi (e di riflesso Rizzoli) dovranno pur valutare l’opportunità di continuare ad assegnare partite di serie A a questo bravo ingegnere sardo, che magari sarà un fenomeno nel suo campo, ma che sui campi di gioco lascia a desiderare.

Dall’arbitro Giua passiamo ora alle scelte di Gattuso. Ripetiamo, si trattava di esperimenti e quindi nessuna condanna formale. Ma non ci volevano 21 minuti per capire che Lozano mai e poi mai può fare il centravanti e che sarebbe stato meglio partire sin da subito con Politano o con Callejon in quel ruolo. Ora Ringhio ha capito e, speriamo, non commetterà più questo errore grossolano. Un altro dubbio: ma come si fa a schierare Allan a ridosso delle punte? Il brasiliano è un incontrista nato e ieri sera Gattuso lo ha piazzato almeno trenta metri più avanti di come è solito schierarsi in campo. Rimetterlo in partita a queste condizioni è un affronto. Allan, misteriosamente, era scomparso dai radar. Non si è mai capito perché. Ma se deve essere trattato così è meglio cederlo, a qualunque prezzo. Meglio per il Napoli e soprattutto per lui.

L’ultima annotazione: per l’ennesima volta Fabian Ruiz è risultato inconcludente. Ormai lui e Zielinski sono un caso. Il Napoli fa affidamento su entrambi, ma lungo tutto l’arco del campionato entrambi, mai o quasi mai (Fabian solo con l’Inter e il Brescia) sono risultati decisivi. Schierarli entrambi in contemporanea è un azzardo. Ancelotti ha praticamente perso il posto perché lo faceva stabilmente e il Napoli era sistematicamente surclassato a centrocampo. La speranza è che Gattuso lo abbia capito e che De Laurentiis, se anche all’ultimo giorno di mercato, dovesse ricevere un’offerta allettante per uno dei due, non si faccia troppi scrupoli.