Prima o poi doveva succedere. Ed è successo. Perché giocando al ritmo di una squadra che non ha più pretese e senza la necessaria carica agonistica il Napoli ha consegnato al Parma vittoria e matematica salvezza. Più concentrata e decisa, la squadra di D’aversa ha sopperito alla chiara inferiorità tecnica con la giusta tensione per riscattare le sei sconfitte subite nelle ultime sette gare. Il Napoli invece, ha giocato senza idee con un possesso palla a trazione… posteriore e alla velocità di una partita tra scapoli e ammogliati. Alla lunga, così, ha sofferto la più insistente pressione dei ragazzi di D’Aversa, senza mai riuscire a organizzare un gioco veloce o che impedisse la velocità nelle ripartenze, prima di Caprari, Karamoh e Siligardi poi nel secondo tempo di Kulusevski quando i ducali sono passati dal 4-3-3 al 5-3-2.

Ancora una volta, però, è stata la prestazione della difesa a tradire Gattuso e senza qualità al centro dell’attacco, per le contemporanee assenze di Milik e Mertens, la squadra non ha mai brillato. E se in campo non metti le superiori qualità tecniche giocando di prima in tensione e muovendo in continuazione il fronte offensivo, alla ribalta della scena viene poi fuori la grinta e la maggiore motivazione di un gruppo che ha voluto a tutti i costi i tre punti. Il Napoli ha ritenuto di poter gestire palla e partita con i tocchi di Demme e Fabian mai a cercare la profondità quanto piuttosto ad aspettare l’aggressione parmense per cercare l’imbeccata giusta per Politano e Lozano. Il messicano riportato per necessità al centro dell’attacco ha fallito l’ennesima prova in quella posizione e solo quando Gattuso dopo 25 minuti l’ha riportato sulla fascia destra con Politano finto centravanti, ha fatto vedere buone cose anche se non ha mai avuto la possibilità di sfruttare la sua velocità a campo aperto.

Così il Parma, dopo l’unica vera occasione creata dal Napoli con Politano al tiro debole, servito da Insigne (4′), ha controllato senza troppi patemi lo sterile possesso palla azzurro che al 30′ per uno sciagurato retropassaggio di Allan, ha messo Karamohin condizione di presentarsi in area davanti a Meret che gli ha impedito la conclusione ma non di servire Siligardi che a botta sicura s’è visto respingere la conclusione da Di Lorenzo intervenuto a salvare sulla linea con un colpo di testa. È stata l’avvisaglia del gol subito su rigore per un’ennesima leggerezza difensiva, questa volta di Mario Rui, che ha toccato Grassi lanciato in area da Siligardi. Al tramonto della prima frazione è toccato così a Caprari battere Meret dagli undici metri (46′).

Si aspettava un Napoli più cattivo nella ripresa, invece la squadra pur continuando a mantenere il pallino del gioco è sembrata rinunciare del tutto all’intensità della manovra e a verticalizzarla con maggiore velocità.

Tuttavia al minuto 52′, un tiro di Fabian Ruiz veniva toccato prima con il fianco, poi con il braccio dall’ex Grassi. Giua chiamato dal Var, non aveva dubbi a indicare il dischetto e così, dopo 2 minuti, toccava a Insigne realizzare la rete del pareggio mettendo la palla alla destra di Sepe spiazzato (54′).

A quel punto avrebbe potuto e dovuto chiuderla il Napoli, invece si aveva solo qualche sussulto con Lozano capace di mettere un paio di buoni palloni in area non sfruttati, e autore di un bel tiro di esterno destro deviato in angolo da Sepe (73′). Poi, un paio di fiammate di orgoglio con Insigne e Zielinski , entrato al posto di Ruiz, che non possono però essere sufficienti per assolvere una squadra che non ha saputo, alla fine, neanche mantenere la parità facendosi colpire sul finire di gara da kuliseschi che, approfittando di un anticipo errato di Koulibaly lo ha aggirato e, una volta entrato in area, è stato travolto dal difensore azzurro. Terzo rigore della serata che lo stesso Kulusevski realizzava per il definitivo 2 a 1. In verità il Napoli avrebbe anche avuto la possibilità di pareggiarla ma Younes dopo una bella triangolazione tra Zielinski e Insigne, servito a centro area dal polacco ha tirato una pallaccia alta da posizione favorevolissima. Un altro Parma, rispetto a quello svogliato visto domenica soccombere contro la Samp, mentre il Napoli ha ripetuto le ultime non brillanti prestazioni.

Neanche gli incitamenti di Gattuso sono serviti a scuotere la squadra che è sembrata avere poca voglia di correre e sudare in questo finale di stagione privo di motivazioni e obiettivi da raggiungere. La testa è a Barcellona per uqsi tutti gli azzurri ma la difesa continua a subire azioni e gol imbarazzanti con colpe equamente divise tra reparto ed errori dei singoli, mentre l’attacco fa fatica anche se a Parka le assenza di Mertens e Milik possono essere un’attenuante. Gattuso, però, oltre al Barcellona deve almeno superare quota 59 in classifica, peggior risultato del Napoli da 10 stagioni a questa parte, quando nel campionato 2009-2010 Mazzarri fu chiamato a sostituire Donadoni. Non sarebbe un record memorabile e da ricordare per il tecnico azzurro e il suo futuro.