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In via Cimarosa la migliore cucina mediterranea della tradizione si fonde con l’innovazione

All’Osteria Partenope, al civico 56 bis di via Cimarosa, nel cuore del Vomero, la città finisce e lascia spazio al mare: si entra così in un pittoresco vialetto con i tavolini in legno, come quello delle barche, una botte all’ingresso, bottiglie di vino come lanterne alle pareti e rimandi nei decori ora a Vietri, ora alla Sicilia nelle salette interne. “Ci manca solo la vista, ma ci stiamo attrezzando” commenta ridendo al termine di un delizioso pranzo Fabio Messina, padron del ristorante e figlio d’arte della gastronomia partenopea: la famiglia materna è nota in città per la storica pizzeria Acunzo e la Friggitoria Vomero. Fabio ha nel sangue l’estro culinario ma anche tanta voglia di indipendenza e di proporsi in uno spazio e in un modo che seguano la sua vena creativa, dove giocare con le materie prime e spaziare con la carta dei vini e così nel novembre 2014 dà vita al progetto dell’Osteria. Dai pochi coperti dei primi anni il locale oggi vanta una capienza tra esterno e interno di circa 50 posti. La cucina, ça va sans dire, è tipicamente mediterranea, di mare legata alla tradizione ma con qualche innovazione nell’impiattamento o negli accostamenti dettati dalle pulsioni, dalle voglie, dalle scelte di gusto del momento del padrone di casa.

L’oste Fabio Messina

“Immediatamente post Covid – spiega Messina – abbiamo ridisegnato completamente il menu conservando qualche nostro cavallo di battaglia e dandogli semplicemente qualche piccola nuance di novità: quindi con una guarnizione piuttosto che un topping diverso rispetto a quello che era, in più abbiamo aggiunto tutta una serie di piatti nuovi che sono propri della stagione e vanno quasi tutti in direzione di una grande freschezza”.

Tra le proposte da non perdere tra gli antipasti l’insalatina di mare su carpaccio di gambero, o i fiori di zucca reinventati con un ripieno completamente diverso rispetto a quelli che della tradizione perché fatto con ricotta, cozze e calamaro e una mousse di melanzana di accompagnamento. E ancora la tartare di tonno con crema di tarallo napoletano e panna acida alla colatura di alici e per i più tradizionalisti i polipetti alla Luciana e l’impepata di cozze. Nei primi un posto d’onore lo occupa la genovese di tonno, davvero straordinaria.

calamaro ripieno su salsa di piselli
genovese di tonno

Ottimi anche il risotto con pesto di rucola, scampi e stracciatella di bufala e una rivisitazione delle linguine alla Nerano con l’aggiunta delle vongole. Vasta scelta anche tra i piatti classici: pasta patate e provola, gnocchi alla sorrentina, e l’immancabile tubettone rigato con fagioli e cozze. Tra i secondi spicca il calamaro ripieno di scarola, bieta e friarielli su salsa di piselli, servito tagliato ad anelli, un trionfo di gusto ma anche impensabilmente di leggerezza. E ancora il baccalà arrosto con salsa di datterino rosso e giallo, pomodori confit e olive disidratate, il pescato del giorno e per gli amanti della frittura il cuoppo di gamberi e calamari. Anche chi non mangia pesce non resterà deluso e potrà scegliere tra una maxi cotoletta, una classica orecchio di elefante ma senza l’osso super croccante e uno spezzatino di scottona con un sughetto delizioso e un purè di accompagnamento.

una delle sale interne, un privé da otto posti


Gusto, genuinità e grande attenzione alla qualità delle materie prime all’Osteria Partenope dove l’oste privilegia i prodotti locali: dal friariello al pomodorino del Vesuvio, tutti gli ortaggi e le verdure della Campania ma con qualche accenno a qualcosa anche di internazionale “che sia sempre però un corollario e mai protagonista” precisa Messina.
Grande cura anche nella scelta dei vini: “Sono innamorato di quelli delle nostre terre – racconta Messina -: delle Falanghine di varie sfaccettature, dei Fiano, dei Greco. Strizzo l’occhio moltissimo alle bollicine, ho un amore per quelle francesi in particolare, dando però il giusto risalto a tutti i vitigni d’Italia che hanno ragione d’essere, sempre però nell’ottica del nulla per scontato, del nulla di commerciale. Non prediligo i grandi brand – sottolinea -, lavoro sempre con tirature piccolissime proprio perché lì c’è ancora l’essenza vera del vino: cerchiamo l’imperfezione dell’artigianalità”. E proprio da questa passione e dal legame tra la cucina e il vino è nato il format “The secret ingredient is love”, un ciclo di quattro serate di eno-gastronomia pensata, raccontata e appassionata dove quattro conduttori di note cantine meridionali con un fil rouge all’ombra del Vesuvio affiancano le pietanze neo-tradizionali della cucina del piccolo locale vomerese: da tre a cinque proposte culinarie ad hoc per altrettanti calici che si concluderà il prossimo giovedì. Protagonista della serata sarà la cantina D’Antiche Terre, un’azienda irpina. Ma chissà se questo appuntamento sarà davvero l’ultimo della stagione: “Vorrei fare un evento di saluto ad agosto e poi riprendere a settembre con qualcosa di simile o perché no trovando una nuova formula” conclude Messina.