Covid 19, al Sud più di un’impresa su 4 a rischio default. Vito Grassi: “Necessaria una svolta di policy”

da | Lug 22, 2020 | Cronaca

Più di un’impresa su quattro a rischio default per gli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19. È lo scenario più pessimistico previsto per il Sud dal nuovo Rapporto Regionale Pmi 2020, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

La caduta dei ricavi e dei margini, i potenziali impatti sulla struttura finanziaria delle piccole e medie imprese avranno forti implicazioni sulla probabilità di default delle Pmi, con una quota di società a maggiore rischio di insolvenza che, secondo il Cerved Group Score, potrebbe aumentare dall’8,4% al 13,9%. 

In caso di recidive del contagio, la quota potrebbe arrivare al 18,8%. Per effetto di una maggiore fragilità del tessuto produttivo, il divario in termini di rischio delle regioni del Centro-Sud con il resto del Paese si amplierebbe ulteriormente: in uno scenario pessimistico, sarebbero classificate come rischiose il 26% delle Pmi meridionali (una quota che arriva al 64,4% considerando anche quella delle vulnerabili) e il 22,9% di quelle del Centro (58,7%), contro percentuali pari al 14,2% (42,6%) nel Nord-Est e al 14,8% nel Nord-Ovest (43,8%). La percentuale in Campania si attesterebbe sul 24,6%

I dati indicano che, al termine della crisi, la forbice tra le Pmi del Nord e quelle del Sud è destinata ad allargarsi. Gli squilibri regionali potrebbero ulteriormente aumentare: in sostanza, l’emergenza sanitaria dovrebbe produrre maggiori effetti sui conti economici delle Pmi che operano nel Nord, ma lasciare ferite più profonde nel Mezzogiorno, in termini di struttura finanziaria e di capacità di rimanere sul mercato.

“Dal Rapporto emerge un dato incontrovertibile – commenta Vito Grassi, Presidente del Consiglio delle Rappresentanze regionali di Confindustria e Vice Presidente Confindustria per le Politiche di Coesione Territoriale -: al termine di questa fase, il divario tra le Pmi del Nord e quelle del Centro-Sud potrebbe ulteriormente aumentare, nonostante gli effetti immediati della crisi siano più rilevanti al Nord. È necessaria una decisiva svolta di policy. La congiuntura è favorevole: sono stati sciolti i vincoli di finanza pubblica e una quantità di risorse senza precedenti sarà resa disponibile dall’Ue.  Utilizzare in maniera efficiente ed efficace queste risorse implica un enorme sforzo di pianificazione e di definizione di riforme strutturali da avviare subito e completare nel medio-lungo termine. Oltre al superamento dell’emergenza, però, dobbiamo guardare alla crescita degli investimenti e dell’occupazione: per questo occorre spendere bene (e più velocemente) i fondi strutturali europei e salvaguardarne effettivamente la “addizionalità”. Oggi abbiamo un’occasione unica e irripetibile per disegnare un’efficace strategia di rilancio”.

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