Il Napoli senza strafare, anzi soffrendo un tantino nel secondo tempo, fa per intero per il suo dovere superando il Genoa che resta, ora, terz’ultimo in classifica. È evidente, hanno recepito la lezione tattica e mentale di Gattuso, pur avendo ancora delle leziosità nello sviluppo del gioco che sono costate diversi errori soprattutto in fase di rifinitura della manovra. Gli azzurri, infatti, sono partiti con piglio deciso e sembrava volessero impossessarsi subito della gara. La squadra mostrava fluidità di gioco con la buona regia di Lobotka che consentiva a Elams e soprattutto a Fabian Ruiz di presidiare quasi stabilmente la metà campo genoana per cercare di dialogare con il tridente d’attacco.

Una sfrontatezza giudiziosa quella del Napoli, alimentata dal timore di un Genoa che si stringeva attorno a Zapata e Perin, e che poteva dare subito i suoi frutti al settimo se la rete di Elmas dopo una confusa azione in area, non fosse stata annullata dall’intervento successivo del Var per un involontario tocco di mano di Mertens. Era l’inzio di un dominio pressocché totale del Napoli che cominciava un vero e proprio tiro al bersaglio verso la porat genoana costringendo Perin agli straordinari.

L’estremo difensore del grifone, prima deviava in angolo una bella girata di Elmas, servito in centro area da Fabian Ruiz (15′); poi bloccava a terra un gran tiro di Mertens su assist di Insigne (21′) ed ancora si ripeteva sul belga deviando in angolo una conclusione che sarebbe finita nell’angolo basso a destra (30′). C’era una sola squadra in campo, ma come spesso accade nel calcio, era il Genoa nell’unica occasione creata in contropiede a sfiorare il vantaggio con un cross dalla sinistra di Barreca e il destro a volo di Sanabria che Meret riusciva a deviare sul palo evitando la beffa (35′). Sembrava che il risultato ad occhiali non dovesse sbloccarsi, premiando oltremisura un Genoa rinunciatario e intimorito, quando in pieno recupero Mertens decideva di risolvere a modo suo la sfida a distanza con Perin. Lunga azione manovrata del Napoli nella trequarti genoana; Insigne, al limite d’area, vedeva Mertens leggermente defilato a sinistra per servirlo rasoterra; il belga faceva un passo, aggiustava sfera e mira e la piazzava nell’angolino basso alla sinistra di un Perin vanamente proteso in tuffo (46′). Sembrava fatta, ma il Napoli che si ripresentava in campo somigliava vagamente a quello di inizio ripresa svagato e confusionario di Bergamo. Pochi minuti e la difesa balbettava su una palla in uscita rispedita malamente da centrocampo all’indietro in calcio d’angolo. Dalla bandierina lo specialista Schone pescava con precisione Goldaniga che di testa anticipava un distratto Maksimovic per superare l’incolpevole Meret (49′) andava in fiducia la squadra di Nicola e il Napoli, anche per l’evidente calo di Elmas, Lobotka, Mertens e Insigne, non riusciva più a trovare gli spazi giusti in cui fiondarsi. Gattuso prima di Nicola correva ai ripari inserendo Milik e Lozano per Mertens e Politano (63′). Le sostituzioni sortivano subito l’effetto voluto e la squadra riprendeva a giocare con una certa autorevolezza cercando di sfruttare la velocità di Lozano, la potenza di Milik, mentre il Genoa generosamente cercava di mettere alle corde la difesa azzurra.

Al “Chucky” bastavano due soli minuti per sfruttare al meglio un lancio dalle retrovie, scattare in velocità, resistere al ritorno di Biraschi e battere l’incolpevole Perin. Da quel momento la gara nonostante la girandola di sostituzioni da ambo le parti: nel Napoli entravano prima Younes e Zielinski e poi Allan, viveva solo dei generosi ma sterili tentativi di rimonta del Genoa che si affidava soprattutto a palle lunghe e ai cross di Schone e nell’abilità negli spazi stretti di Sanabria e dell’ex Pandev. Finiva così con un Gattuso soddisfatto del nuovo successo e soprattutto del sorpasso operato nei confronti del Milan. Domenica sera, al San Paolo, notte di gala contro i rossoneri ammazzagrandi. Per gli azzurri la vittoria diventa ora un obbligo anche morale verso l’allenatore che li ha rigenerati, un ex evidentemente non troppo amato da Gazidis e soprattutto Maldini e Boban. Per Ringhio, battere il suo recente passato oltre che blindare il quinto posto sarebbe uno sfizio enorme