“La mano di Dio”, Paolo Sorrentino gira a Napoli un film su Maradona

da | Lug 8, 2020 | Primo piano

Quando vinse il premio Oscar nel 2014, con il film “La grande bellezza” sul palco scintillante di Hollywood ringraziò le sue muse ispiratrici: Fellini, Scorsese e Diego Armando Maradona. A distanza di sei anni il grande regista napoletano dedica un film al più grande giocatore di tutti i tempi. Ed ha scelto un titolo significativo, ispirandosi ad una frase celebre del fuoriclasse argentino. Quando da solo sconfisse l’Inghilterra i ai mondiali vinti poi dalla sua Argentina, Diego per giustificare il fallo di mani con il quale aveva segnato la prima delle due reti vincenti (la seconda è passata alla storia come la più bella in assoluto) disse che era stata “la mano di Dio”.

Ed ora Sorrentino scriverà e dirigerà “È stata la mano di Dio”, per Netflix. Il film è prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, del gruppo Fremantle, e da Paolo Sorrentino. Diego per Sorrentino rappresenta qualcosa di importante per cui ci sarà da attendersi qualcosa di completamente diverso da quanto finora apparso sugli schermi, raccontato da altri grandi registi come Emir Kusturica, Marco Rosi, Asif Kapadia.  

Il regista ha già reso omaggio a Maradona, cinematograficamente parlando, nel suo film del 2015 “Youth, la giovinezza”, mostrandolo rallentato e appesantito ma con il carisma che lo contraddistingue, specie con un pallone da addomesticare.

Le riprese partiranno a breve a Napoli.  “Sono emozionato – ha commentato Paolo Sorrentino – all’idea di tornare a girare a Napoli, vent’anni esatti dopo il mio primo film. È stata la mano di Dio è, per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Sono felice di condividere questa avventura col produttore Lorenzo Mieli, la sua The Apartment e Netflix. La sintonia con Teresa Moneo, David Kosse e Scott Stuber – di Netflix, sul significato di questo film, è stata immediata e folgorante. Mi hanno fatto sentire a casa, una condizione ideale, perché questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa”. 

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