Tempo di lettura: 3 minuti

In apnea totale o quasi. Neanche il tempo di godere della bella e sofferta vittoria sulla Roma grazie alla magia di Lorenzo il “Magnifico” che il ritmo frenetico di finale campionato post Covid-19 propone agli azzurri la trasferta di Genova contro un Grifone…ingrifato di punti per tirarsi fuori dalle sabbiemobili di una classifica che, a quota 27, lo vede appena due punti sopra il Lecce terzultimo.

Tornando per un attimo alla gara contro la Roma, c’è da dire che gli azzurri hanno giocato come aveva chiesto loro Gattuso: cuore, attenzione e poche chiacchiere in campo. La squadra di Fonseca, reduce da due sconfitte consecutive, è scesa al San Paolo con un 5-3-2 per evitare altre spiacevoli ssorprese contro la formazione di Gattuso. Ed è stata partita sofferta che il Napoli ha giocato con intelligenza, come impongono questi tempi straordinari di sudore e fatica, tanta, tantissima, per il caldo e gli impegni ravvicinati. Il Napoli ha sopportato con buon ordine i tentativi sovente veloci e veementi di ripartenza dei giallorossi guidati da un grande Lorenzo, però Pellegrini, ed un Mkhitaryan che duellava con Zielinski per chi dava più strappi al gioco d’attacco delle rispettive squadre. l’avevamo anticipato che il possesso del centrocampo sarebbe stato determinante per gli esiti della gara e non a caso, Callejon per il Napoli( ma si può rinunciare a uno come lo spagnolo n.d.r.?)e Mkhitaryan per la Roma avevano fissato il risultato con due grandi reti che sembravano voler indirizzare sul pareggio un derby del sole più made in Napoli ma che aveva visto gli azzurri sbagliare diverse conclusioni e un Pau Lopez decisivo in almeno quattro occasioni.Alla fine, però, il coniglio dal cilindro l’ha tirato fuori Lorenzo, il napoletano, con un gol meraviglioso degno dei grandi del pallone. Perché il suo destro a giro, con gli avversari a meno di un metro, non è stato semplicemente un capolavoro balistico, è stata la pennellata del genio, spesso disconosciuto e criticato, il tocco unico e raro di colore impresso sulla tela di una partita a tratti anche godibile ma priva dello stile e della firma d’autore che la rendesse un pezzo unico. Il fatto che la magia disegnata da Insigne sia poi arrivata al minuto 37 della ripresa, quando le squadre non ne avevano davvero più, dopo che l’azzurro aveva macinato chilometri per aiutare Zielinski e Mario Rui sulla catena di sinistra, non fa che esaltarne ancora di più la prodezza individuale.

Un Napoli che in passato si arrendeva al destino, ma non solo, per consegnarsi inerme agli avversari galvanizzati dalla mollezza degli azzurri per vincerli quasi senza dover combattere. Con Gattuso è cambiata la musica anche se gli orchestrali sono quasi tutti gli stessi. Ci sono Demme, Lobotka e Politano in più, ma è il resto della truppa che ha trovato motivazioni e spinte nuove anche in uomini apparentemente impigritisi con Ancelotti come Fabian Ruiz, Callejon per non parlare della ritrovata continuità di Zielinski, Koulibaly, Maksimovic e Hysaj. Per ora, qualche difficoltà sembrano viverla Politano e Di Lorenzo che sulla catena di destra dovrebbero incidere e spingere di più e con maggiore determinazione.

La vittoria che è valsa l’aggancio al quinto posto però, ha bisogno mercoledì di un’immediata conferma a Marassi contro un Genoa con l’acqua alla gola e che a Udine ha rimediato un buon punto con il rigore trasformato in due tempi, al minuto 95′, da Pinamonti. Nel dopo derby Gattuso ha ripetuto per l’ennesima volta il suo mantra:”Dobbiamo lavorare ancora tanto perché questa squadra ha ottimi calciatori ma ha bisogno di fare un salto di qualità nella mentalità di ogni singolo”.

Ha pienamente ragione Ringhio. Ancelotti, sbagliando a sue spese, riteneva questi giocatori molto più maturi mentalmente e calcisticamente di quanto non fossero in realtà. Gattuso, individuato il problema, ha prima ricompattato il gruppo “scollato” poi ha iniziato a lavorare sul “Noi” e non sull'”Io”. Contro il Genoa bisognerà che tutti tengano bene a mente la “filosofia” di Gattuso che non significa essere umili, anzi, ma solo consapevoli con personalità e carattere della propria forza. E dimostrarlo in campo senza esitazioni. A Marassi ci saranno sicuramente dei cambi oltre alle sicure defezioni di Demme e Koulibaly squalificati; ma quel che conta sarà che in campo ci vada il Napoli con la decisa volontà ottenere il massimo dai 90′ di gioco. La squadra di Nicola cercherà saggiamente e con pazienza di trovare gli spazi e le ripartenze giuste, magari fidando molto sull’ex Pandev, attaccante intramontabile ancora capace di indovinare parabole magiche quanto malefiche. Il 3-5-2 di base sarà sicuramente modificato in una versione più coperta ed attenta per creare maggiore densità e aggressività soprattutto nella fase di non possesso, con Behrami, altro ex, a governare il centrocampo davanti a perin e compagni. Altra gara non semplice e con le tossine che cominciano a farsi sentire…Ma se il Napoli conferma la crescita collettiva e individuale, giocando con ordine, compattezza e personalità, il Grifone, del gemellaggio ormai “interrotto” tra le due tifoserie, dovrebbe lasciarci le…penne. E se Maestro Lorenzo, volesse arricchire di un’altra gemma la sua personalissima “galleria”, chi oserebbe ancora azzardare il “Nemo propheta in patria” ?