L’incantesimo si è interrotto a Bergamo. Il Napoli depone i sogni di Champions proprio contro la corazzata di Gasperini che blinda il quarto posto senza travolgere questa volta gli avversari ma giocando con grande intelligenza tattica, forte di una superiorità anche fisica esplosa per intero nel secondo tempo.

Gli azzurri, nei primi 45 minuti, erano riusciti a mascherarla con un approccio alla gara fatto di un pressing molto più alto del solito. E, seppure non c’è stato lo spettacolo a suon di reti che ci si attendeva, la gara è stata ugualmente avvincente ed alla fine l’ha vinta la squadra che ha gestito meglio i 90 minuti di gioco aspettando gli azzurri nei primi 45 minuti per poi premere sull’acceleratore nella seconda parte. Come detto, il primo tempo è scappato via senza veri sussulti con le due squadre a studiarsi e attente soprattutto a non commettere errori di misura nella costruzione del gioco dal basso, disposte a rischiare qualcosa negli ultimi 30 metri per dare velocità alla manovra e cercare di sorprendere le difese opposte, assai brave a chiudersi subito per non dare spazi né profondità sia centralmente che sulle corsie esterne. Ed infatti erano diversi gli errori di precisione nei passaggi finali. Così il primo intervento dei portieri era di Ospina severamente impegnato da Gomez con un tiro improvviso da fuori area che il numero uno colombiano era bravo a deviare in angolo allungandosi alla sua sinistra (16′). Al 24′ però Ospina doveva alzare bandiera bianca dopo essere stato travolto da Mario Rui che cercava l’anticipo su Caldara a seguito di una punizione di Gomez dalla sinistra. Meret sostituiva il compagno che fortunatamente non subiva gravi conseguenze dall’impatto (24′).

Era il Napoli a sembrare più organizzato e abile nel creare gioco mentre l’Atalanta si limitava a controllare gli azzurri senza sfiancarsi troppo e soprattutto senza correre grossi rischi. Così il Napoli cercava di sorprendere Gollini prima con un tiro di Insigne centrale (36′) poi costruendo in pieno recupero la migliore azione del primo tempo con Politano che da destra cambiava fronte di gioco per Insigne il quale toccava palla per Mertens sul cui cross era lo stesso Poltano a concludere di testa ma ben oltre la traversa.

La maggiore e migliore gestione delle risorse nella prima parte di gara tempo premiava l’Atalanta ad in inizio del secondo tempo. Nella ripresa, infatti, il Napoli bucava l’approccio della gara, gestendo male soprattutto gli spazi nella propria metà campo, non riuscendo a imporre i suoi ritmi e non sapendo più opporsi alla partita dei bergamaschi, preparata con cura maniacale da Gasperini come si è visto e capito man mano che scorrevano i minuti: nulla era lasciato al caso e così, dopo due minuti dall’inizio, erano tre gli azzurri che nel tentativo di liberare palla fuori dall’area di rigore pasticciavano malamente; Fabian Ruiz la perdeva al limite e consentiva Freuler di pescare Gomez libero sulla fascia destra; per il Papu era uno scherzetto calibrare un delizioso pallone in area per la testa di un liberissimo Adalic che doveva solo appoggiarlo in rete. Il Napoli provava a reagire ma scontava la brutta serata di Politano – l’ex interista si è intestardito in tagli da destra verso il centro tutti in orizzontale, senza alcuna possibilità di tiro – e di Insigne, Zielinski e Fabian Ruiz disposti al sacrificio ma mai capaci di ispirare e velocizzare il gioco in verticale ad uno o due tocchi.

Gli azzurri avevano un ritorno modesto da troppi singoli e non da squadra, e così l’Atalanta trovava il raddoppio con una bella azione sviluppatasi sulla destra e conclusa da Toloi con un cross rasoterra in area per Gosens che con un bel diagonale da sinistra batteva Meret sul palo lontano (56′). L’Atalanta sempre più in fiducia e decisa a non sprecare energie ormai inutili si metteva così a fare il Napoli disponendosi su due linee strette di gioco per poi cercare le ripartenze con un Zapata utilissimo che vinceva quasi tutti i duelli a sportellate con Maksimovic e Koulibaly. Il Napoli, subito il raddoppio, si spegneva piano piano nelle gambe e nella testa e neanche le sostituzioni gli davano energie necessarie per tentare la rimonta. Il solo Lozano, entrato al minuto 57′, riusciva a creare qualche problema a Gollini che se la sbrigava con un paio di uscite basse per evitare guai ai compagni. Nulla da segnalare fino alla fine, se non un gol annullato a Milik per fuori gioco (80′) dopo che il polacco aveva ripreso una difettosa respinta di Gollini su un tiro improvviso di Mario Rui. A Bergamo, insomma, la squadra di Gattuso non ha dato seguito ai progressi evidenziati contro Verona e Spal anzi, ha fatto un passo indietro frenata da una squadra meglio organizzata, più potente atleticamente e mentalmente convinta, che Gasperini pilota come con un joystick tanto sono state precise le giocate dei singoli e dei reparti, mai fini a se stesse ma sempre in funzione dei compagni.

E per il Napoli, pur con tutta la buona volontà, c’è stato poco da fare. La sconfitta di Bergamo, però, non deve scoraggiare più di tanto: domenica sera c’è la sfida del San Paolo contro al Roma. Il quinto posto è un obiettivo da raggiungere per mantenere la media delle ultime 8 stagioni. Serve ripartire subito senza piangere su quello che non sarà e che comunque non sarebbe stato perché era difficile se non impossibile da raggiungere con tanti punti di distacco. Gattuso ora, senza perdere di vista i risultati, può finalmente sul napoli del prossimo futuro e soprattutto pensare un po’ di più… a Barcellona e alla Champions di agosto.