“Invitiamo il ministro a inaugurare l’anno scolastico a Napoli, così da visitare di persona le nostre belle scuole, a Scampia come in altri quartieri”. Replica l’assessore all’istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri alle affermazioni del ministro della Pubblica istruzione Lucia Azzolina che ieri durante la conferenza stampa sulla ripartura delle scuole aveva dichiarato:“Nel Paese ci sono 40mila edifici scolastici, 8mila autonomie scolastiche, ho scuole in appartamento a Scampia e poi ho scuole in palazzi dell’800. Si deve rispondere e dare soluzioni ad ogni singola realtà. Non si può fare scuola in un appartamento. Sogniamo una scuola dove si innestano dei soldi e che si possa migliorare”.

“In merito alle polemiche suscitate da un’infelice esemplificazione del ministro, non si può non richiamare l’anagrafe scolastica nazionale e regionale: fonte da cui si può evincere senza timore di smentita che al di là degli stereotipi, né Scampia né numerosi altri quartieri popolosi delle periferie napoletane hanno ‘scuole in appartamenti’, sottolinea Palmieri. “Viceversa – prosegue – la ricchezza del patrimonio edilizio scolastico napoletano vede una grande varietà di situazioni, con scuole che vanno da fine Ottocento agli anni Ottanta come epoca di costruzione, e solo residuali situazioni di scuole in edilizia privata, che si contano sulle dita di una mano. Grazie anche all’intenso lavoro svolto in questi anni per razionalizzare la rete scolastica con ingenti investimenti sia di Città metropolitana che dei Comuni, allo stato attuale, va detto che degli oltre 400 plessi scolastici della città di Napoli che nascono in origine come scuole, molte sono già investite da lavori di adeguamento per la sicurezza finanziate dagli enti locali e da fondi europei. Permangono, certo, forti difficoltà di manutenzione ordinaria legate allo strangolamento dei bilanci degli enti locali, cui si aggiungono oggi esigenze straordinarie legate alle emergenza covid, che sono state ampiamente segnalate al governo tramite Anci e Upi. Ma il tema che abbiamo posto come enti locali non riguarda la natura delle strutture ma le misure di adeguamento edilizio necessarie al distanziamento e alla conquista di spazi consoni all’attuazione delle misure di prevenzione sanitaria quale il distanziamento. Spiace – conclude – che dopo tante interlocuzioni ancora questo non sia chiaro, ci auguriamo che lo diventi al più presto”.