Napoli, una strada anche per Aldo Giuffrè

Ricorrono esattamente oggi i dieci anni dalla morte di Aldo Giuffrè, al quale mercoledì (in contemporanea con la dedica di strade e piazze a Giulio Regeni e a napoletani illustri nonché a donne di grande spessore) la Commissione toponomastica – presieduta dal  sindaco De Magistris – ha deciso di intitolare un luogo pubblico nella zona del Museo, non lontano dal luogo di nascita…

 Omaggio a un caposaldo del teatro napoletano. Il sindaco e l’assessore Alessandra Clemente hanno fatto propria la proposta che fu presentata un paio di anni fa dal consigliere della II Municipalità Pino De Stasio,  con deleghe assessoriali alle pari opportunità e alla memoria della città,  insieme con la presidente della commissione cultura,  la  consigliera Bianca Verde Damm.

La toponomastica come traccia per collegare i fili della memoria.  Aldo Giuffrè e il fratello Carlo (altro notevole  attore, scomparso nel 2018) nacquero  e vissero  a lungo in via Del  Sole,  a ridosso del vecchio policlinico e a due passi da piazza San Domenico Maggiore. Il padre, un violoncellista del  San Carlo, morì quando erano ancora piccoli: Carlo, 8 anni, fu messo in collegio, e Aldo, che aveva  12 anni,  cominciò presto a lavorare.

Non solo un poliedrico attore. Aldo Giuffrè  (uno dei figli di “Filumena Marturano” nel film diretto da Eduardo De Filippo nel 1951) fu anche doppiatore, annunciatore radiofonico, conduttore televisivo,  regista, scrittore (quattro romanzi editi da Guida) e dunque  merita  di essere ricordato tra coloro che hanno rappresentato l’identità culturale e civile della nostra città.

Il cinema come specchio dei tempi.  Aldo Giuffrè debuttò nel 1947 in “Napoli milionaria” con la compagnia di Eduardo De Filippo che fu il suo primo grande maestro;  poi  lavorò anche con Strehler e Cesco Baseggio. Era entrato in radio non ancora ventenne a Napoli  come annunciatore; poi era passato alla sede Rai di Roma (il 25 aprile 1945 annunciò dai microfoni di via Asiago la fine della guerra). L’approdo al cinema , sempre nel 1947, in “Assunta Spina” con Anna Magnani  (era  cominciata la grande stagione del neorealismo…).   E  poi film con De Sica, Sergio Leone, Massimo Costa, Nanni  Loy.  Ed  ancora in scena (per una decina di anni in sodalizio col fratello Carlo)  spaziando dal teatro dialettale ai grandi classici come Cechov e Goldoni.  Dal 1960 lavorò  in varie commedie e sceneggiati  tv, nel ’73 condusse il varietà “Senza rete”.  Nel 1979 un’operazione ad una delle corde vocali lo privò della sua voce pastosa ma ciò non gli impedì di continuare.  Morì il 26 giugno del 2010. 

“L’iniziativa per tutelarne la memoria”, spiegò a suo tempo  De Stasio,  gli era stata  sollecitata “da varie associazioni e dalla compagna  Elena, che gli è rimasta accanto fino agli ultimi giorni”.  Pino De Stasio è un punto di riferimento nel centro storico, col suo Bar “Settebello”,  crocevia di intellettuali e di varia umanità.