“Perseguitato da anni, il direttore lascia l’Ordine per poter scrivere ancora. Così il soviet del politicamente corretto uccide la libertà di stampa”. Lo scrive nell’editoriale in prima pagina il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Una scelta “dolorosa”, dettata secondo Sallusti alla volontà di ”sottrarsi una volta per tutte all’accanimento con cui da anni l’Ordine dei giornalisti cerca di imbavagliarlo e limitarne la libertà di pensiero a colpi di processi disciplinari per presunti reati di opinione e continue minacce di sospensione e radiazione”, a causa delle regole dell’Ordine, dove “chi sgarra – sottolinea Sallusti – finisce nelle grinfie del soviet che, soprattutto se non ti penti pubblicamente, ti condanna alla morte professionale. A quel punto sei fritto: nessun giornale può più pubblicare i tuoi scritti e se un direttore dovesse ospitarti da iscritto sospeso o radiato farebbe “automaticamente la stessa fine. Se invece ti dimetti dall’Ordine, è vero che non puoi più esercitare la professione – e quindi neppure dirigere -, ma uscendo dal controllo politico puoi scrivere ovunque, senza compenso, come qualsiasi comune cittadino”.

Per cui Feltri, secondo il direttore del Giornale “immaginando di essere di qui a poco ghigliottinato” per potere continuare a scrivere “ha dovuto rinunciare al suo mestiere”.

“Non è un bel giorno per la categoria – commenta ancora Sallusti – che formalmente perde uno dei giornalisti che – piaccia o no – hanno scritto la storia di questo mestiere, successo dopo successo, da trent’anni a questa parte sia come penna sia come direttore. Feltri non è una voce ingabbiabile dentro regole ipocrite e convenzionali? Certo, è per questo che piace. Ogni tanto va sopra le righe? Sì, ma non più di altri ai quali, essendo di sinistra, mai nulla viene contestato. Ha un brutto carattere? Di più, ne sono testimone, ma ben vengano uomini di carattere”. E conclude con l’augurio che “Carlo Verna, presidente dell’Ordine – quindi di tutti i giornalisti non solo quelli di sinistra – abbia la forza di rifiutare le dimissioni e garantire a un grande collega la libertà che merita, perché se così non fosse – aggiunge Sallusti – nessuno di noi potrebbe sentirsi al sicuro”.