Abbiamo circa 2 metri quadrati di pelle che è il nostro vestito più importante ma anche quello più delicato e a rischio. Per anni il melanoma è stato uno dei tumori più temuti ma oggi fa meno paura e si può sconfiggere: l’87% dei malati sopravvive a cinque anni e uno su due sopravvive anche con diagnosi di malattia in stadio avanzato. Merito di diagnosi precoce e chirurgia ma anche delle tante novità nei trattamenti: le nuove terapie adiuvanti con farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapia specifica hanno aumentato la sopravvivenza dei pazienti con melanoma operato e con linfonodi positivi e dei pazienti con melanoma avanzato. Risultati positivi che non devono però distrarre l’attenzione dal numero crescente di pazienti sempre più giovani e dalla diagnosi precoce, tuttora difficile per il 10% dei melanomi perché si presentano con modalità insolite. Per informarsi sul melanoma, imparare come individuarlo e conoscere le possibilità di cura, Fondazione AIOM ha perciò presentato il Quaderno su Melanoma Cutaneo, che spiega in maniera semplice e completa i fattori di rischio, come si eseguono la diagnosi, l’analisi e la caratterizzazione dei melanomi, quali sono le cure in caso di malattia in stadio precoce o avanzato e soprattutto quali sono le precauzioni che consentono di prevenire il tumore.  

“Se riconosciuto presto, il melanoma può essere curato con successo anche solo con l’intervento chirurgico perché a differenza di altri tumori è visibile. Invece con il passare del tempo può diffondersi ad altri organi ed essere fatale. Per questo è fondamentale far attenzione alla propria pelle sottoponendosi a una visita di controllo dal dermatologo una volta all’anno e rivolgendosi subito allo specialista per qualsiasi cambiamento dell’aspetto della cute. Si deve fare di più per la prevenzione anche con un’esposizione solare accorta e protetta: purtroppo i rischi legati alle radiazioni ultraviolette naturali e anche ai lettini abbronzanti sono ancora troppo sottovalutati in particolare dai più giovani, con un numero crescente di nuovi casi al di sotto dei 40 anni” – afferma Stefania Gori, Presidente di Fondazione AIOM e Direttore del Dipartimento Oncologico IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, Negrar di Valpolicella – “Con questi obiettivi nasce il Quaderno informativo sul melanoma di Fondazione AIOM, dove è possibile trovare consigli e informazioni utili non soltanto ai pazienti ma anche ai cittadini per conoscere e difendersi  da questo tumore”.      

“Oggi finalmente il melanoma non spaventa più come in passato. Infatti, lì dove non è possibile risolvere il problema con il solo atto chirurgico, ovvero nelle forme iniziali che rappresentano circa l’80% delle diagnosi, ci sono i trattamenti innovativi, con immunoterapia o terapia target, che sono in grado di ridurre il rischio di recidive o migliorare la sopravvivenza globale – osserva Paolo Ascierto, Direttore UOC Oncologia Medica e terapie innovative del dipartimento melanoma-tessuti molli-muscolo-scheletrico e testa collo All’INT Fondazione G. Pascale di Napoli e Coordinatore del Gruppo di lavoro Linee Guida AIOM 2020 “Melanoma” – La disponibilità di queste nuove terapie e una migliore strategia di integrazione di tutte le armi a nostra disposizione ha reso il melanoma sempre più curabile: sono ormai 160.000 gli italiani che hanno affrontato la malattia; la sopravvivenza a cinque anni è oggi all’87%, merito anche della diagnosi precoce che resta imprescindibile. Va tenuto presente che tuttora il 10% dei tumori si manifesta in maniera anomala, complicandone il riconoscimento: sono i casi in cui il melanoma può essere per esempio rosaceo, rossiccio oppure anche di colorazione normale”.    

      “Ma ci sono molte speranze anche per gli oltre 2000 pazienti l’anno che ricevono una diagnosi di melanoma avanzato o che vengono operati per una patologia che può aver già dato metastasi ai linfonodi locoregionali – interviene Alessandro Minisini del Dipartimento di Oncologia – Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale – Udine e Curatore del Quaderno Melanoma di Fondazione AIOM – Anche nei casi in cui la malattia è stata asportata chirurgicamente ma c’è un elevato rischio di recidiva, si possono infatti impiegare terapie adiuvanti che dimezzano la probabilità di ricadute. Si tratta di utilizzare farmaci a bersaglio molecolare, mirati a specifici target presenti sulle cellule tumorali, oppure immunoterapici anti PD-1 che potenziano la risposta del sistema immunitario del paziente nei confronti del tumore. Entrambe le categorie di farmaci si sono dimostrate efficaci nel migliorare la sopravvivenza libera da ripresa di malattia nei pazienti operati radicalmente e con linfonodi interessati dalla malattia. Questi farmaci hanno anche aumentato la sopravvivenza globale nei pazienti con melanoma in stadio avanzato”.  

    “La scelta della terapia dipende dall’analisi dettagliata delle caratteristiche del tumore, che oggi può identificarne i ‘punti deboli’ consentendo trattamenti mirati e più efficaci – concludono gli esperti – Le terapie adiuvanti vengono impostate dopo un’analisi dettagliata e multidisciplinare del tumore. Per esempio, la mutazione del gene BRAF è riscontrata in circa il 50% dei casi e se presente può indicare l’opportunità di usare specifici farmaci a bersaglio molecolare; gli immunoterapici, invece, possono essere scelti indipendentemente dalla presenza della mutazione”.