di Emilio Caserta

È vero, quella di ieri sera è stata una guerriglia per le strade di Napoli, io sono vivo per miracolo, altro che festeggiamenti, un inferno allo stato puro, un’inciviltà manco a dirlo e mi vergogno di essermi trovato in una situazione in cui qualsiasi regola veniva infranta, la polizia che non sapeva dove intervenire prima, le ambulanze capovolte ed una città veramente in fiamme, una cosa spaventosa.

Faceva talmente spavento che, non appena mi sono avvicinato alla rissa, volevo scrivere un articolo sulle violenze e sui monumenti distrutti (sapete quanto ci tengo), o magari un articolo sugli assembramenti di quegli incivili dei Napoletani senza mascherine e distanze, un pò come una certa testata “che si dice napoletana” con due nomi inglesi (o come tante altre), che acclama migliaia di persone in piazza per Floyd (giustissimo) a Milano la città più contagiata del mondo (un po’ meno giusto), e che si scandalizza per quelle migliaia di persone che sono scese in piazza a Napoli, la città “italiana” che ha rispettato il lock-down più di tutte le altre città, in una delle regioni che ha 0 o pochi contagi da settimane e che per “solidarietà”, pur di non chiudere e commissariare la Lombardia (dove si può scendere e manifestare liberamente in migliaia come stanno facendo dal 2 giugno e nessuno dice niente), stanno costringendo tutto il Sud a seguire delle regole stupide per “solidarietà” verso “alcune” regioni del Nord, aprendo molto dopo al turismo ed al ritorno a quella normalità già da tempo poco normale, è giusto… così si fa, infatti abbiamo permesso ai lombardi interisti di venire a Napoli a giocare, cosa che loro non fecero con noi nel 1970 tenendoci rinchiusi al Sud, e con il Napoli che non poteva andare a giocare in giro (24 i morti di colera in tutto il Sud, rispetto alle decine di migliaia da quelle parti).

Non sapevo che il virus attaccasse chi scende in piazza a festeggiare e non chi scende in piazza a manifestare (come hanno fatto a Roma, a Milano, a Torino ed in tutte le città d’Italia). Comunque è vero, quella rapina (con pistola e scooter) che hanno fatto a quei poveri ragazzi, se non lo avete visto lo vedrete in tv per giorni non preoccupatevi, è stata fatta pure a tutti i miei amici, e a tutti quelli che sono scesi ieri sera, pensate che a coloro che stavano a piedi avevano rubato lo scooter, e chi stava sugli scooter erano solo i rapinatori degli “appiedati”, chiaramente il tutto senza assicurazione. L’aria era talmente pericolosa e tesa che i bambini che intonavano i cori avevano paura, costretti a farlo con una pistola puntata e che tremolanti cantavano “perché il Vesuvio è la terra che amiamo, dell’eruzione ce ne freghiamo”. Per chi mi conosce, sa quanto io ami il pericolo, per questo ieri mi sono armato di elmetto e scudo, e sono sceso anche io nella guerriglia, dovevo scrivere l’articolo, non potevo non farlo. Ed ecco lo scoop: “A me non è successo nulla”.

Non so come (non) sia potuto succedere, forse perché con me oltre a scudo ed elmetto avevo questa bandiera? Tantissime le persone, soprattutto ragazzi giovani, mi fermavano e mi dicevano “che bella ‘a bannera nostra”, a centinaia, contando le altre persone che sbandieravano con orgoglio la stessa. Sono stato veramente fortunato, devo dirlo. Eppure ero quasi nell’epicentro della guerriglia, e con me tanti altri che sembravano bravi ragazzi, ma sicuramente nel taschino avevano coltelli e pistole, un po’ come il povero #Ciro, che a Roma certamente non aveva tramezzini e striscioni, ma armi e fucili (a detta dei media nazionali). Beh, anche io sono come Ciro, e lo sono tutti coloro che ieri sono scesi a festeggiare con i propri amici, con la propria gente, con il proprio popolo; o che magari sono rimasti a casa a sparare i fuochi o a festeggiare con amici e parenti per una vittoria di una partita molto ipocrita (ma che rappresentava tanto) di un calcio ed una società ipocrita al tempo del Covid (con medici pronti ad intervenire manco il virus fosse un infarto fulminante), con i nostri ragazzi che possono scendere a festeggiare “la notte prima degli esami” senza controlli, ma che non possono abbracciarsi fuori da scuola dopo gli esami, o con l’assenza di in paio di persone che dovevano consegnare dei premi (ci siamo dovuti sorbire l’Agnello, il potere di quei palazzi, che consegnava ai nostri ragazzi le medaglie “maledette”), chi aveva la mascherina e chi no, chi si abbracciava e chi no, e chi baciava la coppa (giusto o meno che fosse) e chi no, il tutto vissuto con angoscia e disadattamento da parte dei presenti, per non parlare del fatto che ci sono schiere di scienziati che dicono che il “virus è clinicamente morto”. Beh, quel Napoli dentro il campo e quella Napoli fuori dal campo, hanno dimostrato ancora una volta che le emozioni umane di un popolo vivo ed umano (al contrario di molti altri), superano quegli automatismi e regole imposte a volte con superficialità, da persone che non vivono la gente, le strade, e che nei loro palazzi pensano solo di decidere le sorti di quella povera gente, chiaramente senza utilizzare mascherine e distanze.

 Io sono orgogliosamente un Napoletano Vesuviano, un Terrone Mediterraneo, mi piace stare tra la mia gente come tra le istituzioni, tra quelli che contano e quelli che non contano (a voi l’interpretazione), e come me, la maggior parte di quei meridionali che una volta tanto vincono qualcosa, in memoria di quei tempi lontani in cui vincevano sempre, ma con lo sguardo al futuro di tornare quel popolo vincente come non più da 160 anni. Questo popolo che è perfettamente in sintonia con questa bandiera, che si racconta da sola (al contrario delle altre), una bandiera monarchica, anarchica, democratica e rivoluzionaria allo stesso tempo, una bandiera storica quanto mai attuale, una bandiera che può stare tra la gente e le istituzioni, una bandiera che unisce e che non divide, al contrario di altre, una bandiera… libera, che mai si è piegata o è stata cancellata completamente da chi veniva a conquistarci ed umiliarci, la prova provata è che fa paura ancora oggi dopo 160 anni. Il nostro popolo È quella bandiera, che tornerà a splendere e scalciare come quel cavallo rampante millenario che si è solo mascherato da “ciucciariello” negli ultimi anni, e che sta tornando a farsi vedere più forte di prima agli occhi del mondo, è bastato leggere le testate nazionali come ci trattavano in tempi di lock-down, e quelle internazionali. Una sola frase: #MagnateveoLimone