de luca
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De Luca ne ha fatto un cavallo di battaglia e sinceramente non si capisce il perché. O meglio, lo si capisce benissimo. Vuole incassare, quanto prima possibile, il favore che gli è derivato dalla sovraesposizione mediatica rimediata durante l’epidemia. E più avanti si va, con la data del voto, più pericoli corre, nel senso che il favore potrebbe diluirsi e diventerebbe rischioso combattere contro un avversario del centrodestra, che se dovesse essere Caldoro, sarebbe dato dagli attuali sondaggi ad un solo punto di distacco. Ammesso, e non concesso, che il centrodestra fosse coeso su questa candidatura.

Ora è evidente che l’interesse personale di De Luca non collima, in questo caso, con quello pubblico e della collettività. Perché, visto tra l’altro che sta governando benissimo, non si capisce proprio perché si debba fare una corsa forsennata alle elezioni. Anzi a ben ragionare sarebbe più logico, nel caso di De Luca, che le elezioni si rimandassero quasi sine die. Perché tutti sappiamo quanto sia stato valido nell’affrontare l’emergenza Covid e sarebbe opportuno garantirsi comunque la sua presenza in autunno per il caso di una nuova riesplosione del contagio. Se dovesse perdere le elezioni in nuovo governatore, chiunque esso fosse, non avrebbe l’esperienza sul campo acquisita dall’attuale.

Ma De Luca da quest’orecchio non ci sente. È partito a razzo contro la ministra Azzolina (condividiamo in toto le sue perplessità per l’azione politica di questa incerta esponente del grillismo puro) con uno dei suoi soliti sermoni, a metà strada tra l’analisi politica (richiesta di dimissioni) e le battute folcloristiche di tipo crozziano. Brandisce l’arma dell’apertura rimandata delle scuole. Ed in effetti ci sarebbe l’accavallamento. Ma si serve di quest’arma impropria mandando in avanscoperta, con una sorta di velata “sollecitazione”, l’assessore regionale alla scuola Lucia Fortini. Sentitela: “”Se le elezioni verranno confermate per il 20 e 21 settembre, in Campania le scuole riapriranno il 23 settembre perché tornare in classe per qualche giorno e poi sospendere di nuovo le lezioni per consentire lo svolgimento del voto sarebbe un vero e proprio schiaffo al mondo della scuola – docenti, studenti e famiglie – già messo a dura prova dall’emergenza sanitaria. Il diritto allo studio, lo ribadisco, non va subordinato alle elezioni politiche”. Infatti. Basta semplicemente far riaprire regolarmente le scuole e chiedere ai cittadini della Campania (e delle altre regioni) di votare più in là, senza affanni. Venti giorni in più di prorogatio non creano un vulnus alla nostra democrazia. Questa dichiarazione della Fortini è tanto banale quanto puerile, chiunque capisce bene quali sono i motivi che la spingono a far balenare l’idea di uno slittamento dell’apertura delle scuole. Insomma se la poteva proprio risparmiare, il danno al diritto allo studio esiste solo perché sciaguratamente il governo ha deciso di indire le elezioni troppo presto. E pensare che De Luca, addirittura, sempre nella sua smania di passare subito all’incasso, voleva che si tenessero ad inizio settembre. Una follia pura. Ve la immaginate una accanita campagna elettorale a Ferragosto, sotto l’ombrellone? Non si è mai vista in Italia una cosa del genere.

Se De Luca più che pensare a “lo suo particulare” avesse a cuore l’interesse pubblico si batterebbe, invece, per far sì che le elezioni si tengano o a fine settembre o, meglio ancora, ad inizio ottobre. Così la scuola a Napoli (ma anche in tutte le altre regioni in cui si voterà) potrebbe regolarmente riaprire a metà settembre ed avere il tempo di avviare l’ordinato svolgimento dell’anno scolastico. Nel suo ragionamento, peraltro, sia De Luca che la solerte Fortini non tengono conto del fatto che non tutte le scuole ospitano seggi elettorali e che al Ministero dell’Interno stanno valutando proprio in queste ore il reperimento di caserme o di altri edifici pubblici non occupati per far svolgere le operazioni elettorali senza ostacolare il percorso scolastico.