Navigator a braccia conserte. E il loro capo sotto accusa per sprechi milionari

da | Giu 16, 2020 | Primo piano

Vincenzo De Luca li aveva osteggiati con tutte le sue forze. E il suo non era un malvagio istinto di persecuzione nei confronti di 471 giovani campani affamati di lavoro. Ma era semplicemente contrario all’ipotesi fantasiosa che questo gruppo di “navigator”, da lavoratori precari dovessero destinare tutto il loro impegno a trovare un posto a tempo indeterminato, incrociando domanda e offerta, ai precettori del reddito di cittadinanza.

“Una grande boiata, un’imbecillità totale”. Così il governatore della Campania aveva bollato la geniale trovata di Giggino Di Maio, che sperava, così, di dare un senso a quell’altra idea stravagante del reddito di cittadinanza, una regalia dissennata alla gran parte dei lavoratori in nero d’Italia. Che ovviamente hanno continuato a lavorare in nero. O a fare gli spacciatori o le vedette della criminalità organizzata. Chi era contrario glielo aveva detto che al Sud sarebbe finita così. Ma lui doveva portare a casa il sacro totem del reddito di cittadinanza e non volle sentir ragioni. Gli resistette solo De Luca, inondandolo di frizzi e motteggi. Ma invano, perché, subissato da un milione di pressioni, alla fine cedette e acconsentì all’assunzione di questi ragazzi, che nel frattempo, ovviamente da parte loro, avevano inscenato varie manifestazioni di protesta per la sua mancata adesione, indispensabile per poter procedere.

De Luca anche in quella circostanza aveva visto giusto. Perché i navigator, in Campania come in tutto il resto d’Italia, complice parzialmente anche il Coronavirus hanno in pratica fatto nulla o quasi nulla. E, peraltro, ben poco avrebbero potuto fare, visto che in Italia, lo sanno anche i sassi, le imprese assumono solo chi vogliono e dietro selezioni che organizzano in proprio con i loro cacciatori di teste.

I navigator intanto hanno continuato a percepire regolarmente il loro reddito mensile (1700 euro) e molti hanno intascato anche il bonus di 600 euro. Ma in fondo non è nemmeno colpa loro se nulla o quasi nulla possono fare. Perché la app che avrebbero dovuto utilizzare per incrociare domanda e offerta (ammesso che offerta ci potesse mai essere) non esiste, non l’hanno mai creata, anche se vale 25 milioni di soldi pubblici.

E qui entra nel discorso il capo dell’Anpal, quell’estemporaneo Mimmo Parisi che Di Maio, all’epoca vicepremier e ministro del Lavoro, era andato a scovare, chissà come, negli Stati Uniti per affidargli la responsabilità di tutta l’operazione.

Ora Mimmo Parisi è sotto accusa, è finito del mirino di due dirigenti dell’Anpal stessa e della Commissione Lavoro della Conferenza Stato-Regioni: lo accusano della mancata rendicontazione delle spese che ha sostenuto per oltre 160mila euro. Così ripartite: 71mila euro per i viaggi aerei Roma-Missisipì (dove abita negli States), 55mila euro per noleggi auto con autista, 32mila euro per un appartamento ai Parioli, 5mila euro per spostamenti in Italia e 3mila euro per i pasti. Una vita da nababbo.

Parisi si è difeso, sostiene che tutto quello che chiede di rimborso gli spetta. “Mica posso andare al lavoro a piedi!”, ha replicato e ha anche aggiunto che i 71mila euro per i viaggi aerei erano previsti, glielo aveva detto a Di Maio che avrebbe dovuto fare la spola con l’America. “Sono sposato, ho moglie, mica mi posso separare”. E la business class era anch’essa prevista, perché si tratta di viaggi superiori alle cinque ore di volo.

Insomma avete voluto un grande manager con l’esperienza tutta americana? Ed ora pagate. È la competenza, bellezza. E addirittura si lamenta per i 160 mila euro di stipendio. “Di Maio mi ha beffato, avevamo pattuito 240mila euro l’anno”. Insomma un poveraccio. E quanto alla app che non c’è, lui non ne sa nulla, la colpa è tutta del direttore generale dell’Anpal.

Così stanno le cose. I navigator, con il mare del lavoro in calma piatta, sono fermi nel loro porto e tutto fanno fuorché navigare. Il loro capo, tra stipendi e rimborsi, ci costa un capitale, ma non fa nulla. Evviva. I grillini non erano quelli che per anni hanno abbaiato contro gli sprechi?

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