Ci siamo, ormai. Poco meno di 48 ore e sapremo chi vincerà il primo trofeo post Covid-19. Non sarà la partita del secolo la finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli ma in un modo o nell’altro sarà una partita “storica” da ricordare a futura memoria dopo le tragedie vissute. E non è casuale che a giocarsi la prima Coppa da alzare al cielo dopo quasi quattro mesi di stop siano proprio Napoli e Juventus le due squadre che da otto stagioni a questa parte hanno spesso monopolizzato l’attenzione del calcio italiano per opposti motivi. La Juve con un dominio ininterrotto, fermato solo dal Napoli ma per… attimi, prima con Mazzarri poi con Benitez e, infine con Sarri, che tra i tre tecnici, pur senza vincere, è quello che è andato più vicino al sogno azzurro di battere i bianconeri nella corsa scudetto.

Strano a dirsi, ma se Juve-Inter è il derby d’Italia, Napoli-Juve è la sfida infinita, gli opposti che si scontrano, Davide contro Golia, il potere operaio contro l’arroganza e la forza dei soldi del più ricco. Il calcio, la sua letteratura, sono pieni di pagine grondanti retorica ampollosa e a volte fastidiosa, ma Napoli contro Juventus è la sintesi vera di tutto quello che questo sport è capace di dare in termini di gioia, rabbia, fortuna, iella, imprecazioni ai giocatori e ai tifosi.

Sarà così anche domani sera, in un Olimpico senza tifosi ma carico delle emozioni, della voglia dei protagonisti di dimostrarsi più forti degli avversari. Perciò sarà gara forte, intensa, senza pause nonostante si sia appena agli inizi di una ripresa voluta e sostenuta da De Laurentiis e poi anche da Agnelli, i due presidenti, tanto diversi non solo come generazione eppure così simili nel proiettarsi in un calcio del futuro che non ammette mediocrità né in campo né nella gestione finanziaria.

Ma sarà anche o soprattutto la sfida delle panchine tra Gattuso e Sarri. Gattuso alla ricerca della rivincita dopo la finale di Coppa persa due stagioni fa in modo netto proprio contro la Juventus di Allegri. Sarri per battere il “suo” Napoli che in campionato, nella sera del 24 gennaio, gli ha tirato uno sgambetto esagerato che ha alienato ancora di più le simpatie dei tifosi bianconeri verso l’allenatore etichettato ancora come “napoletano” nel senso di fede calcistica.  Un motivo in più per una finale da giocare senza paura per il Napoli e per Gattuso, che ha poco o nulla da perdere, con qualche preoccupazione in più per Sarri, che avrà pure le spalle larghe ma è chiamato a vincere per il divario tecnico, di qualità e anche numerico, sul piano oggettivo, di una rosa che può sfruttare al massimo i 5 cambi consentiti. La squadra di Gattuso s’è specializzata nelle sfide contro le grandi e va dato atto al tecnico di Corigliano Calabro di aver ricucito con pazienza, umiltà e dedizione totale i pezzi di una squadra che Ancelotti, nella sua idea di farne una formazione moderna e di caratura internazionale, aveva smontato senza però saperli rimontare, facendole perdere quell’identità tecnica, tattica e di gioco che proprio Sarri le aveva dato facendo nascere il “sarrismo”.  Napoli e Juve, Gattuso e Sarri; fa gola assai questa Coppa Italia, non solo ai due tecnici che in Italia non hanno ancora vinto un trofeo – Il tecnico iuventino vinse nel 2003 la Coppa con il Sansovino, ma era quella dei dilettanti- ma anche per i due club che andrebbero a prendere un discreto tesoretto di milioni che di questi tempi di crisi non sono certo da buttare. E poi, c’è la certezza della Supercoppa e dell’ingresso dalla porta principale ai gironi di Europa League.

La Juve è chiamata a fare la partita, forte dei suoi fuoriclasse, anche se contro il Milan, nonostante la superiorità numerica per oltre un’ora non è riuscita a sfondare la difesa rossonera e Ronaldo, messo a fare il centravanti puro, non ha convinto, forse complice anche il rigore sbagliato. Sarri ha studiato soluzioni nuove, con Bentancur regista al posto di un Pjanic e magari provando Dybala come “falso nueve”, e il Napoli dovrà stare bene attento perché comunque la squadra bianconera, se dovesse trovare subito la via della rete, come è accaduto all’ Inter, è squadra capace di chiudere in pochi minuti la partita approfittando dello sbandamento avversario. State certi che Ringhio ha già catechizzato i suoi sulla necessità di non lasciare neppure una zolla di campo a disposizione di CR7, Dybala, Quadrado e Douglas Costa. E poco importa che molti esteti del…calcio, storcano il naso davanti alla maginot che il tecnico azzurro ha disegnato per affrontare le squadre tecnicamente e qualitativamente più forti nelle individualità. La sua difesa alla Rocco, formato Padova di Blason o Milan di Cudicini, Anquilletti e Schnellinger, non è tattica passiva di puro difensivismo ma è diventato il “mantra” di un Napoli che si muove in campo a seconda dell’avversario da affrontare. Se n’è accorta l’Inter, baldanzosa e arrembante in un primo tempo d’assalto, che nella ripresa ha subito i continui slanci e le ripartenze di Zielinski, Insigne e dello stesso Mertens, entrato sabato sera nella leggenda azzurra con i suoi 122 gol realizzati. E’ stato bravo Gattuso, bravo e intelligente a riprendere il 4-3-3 sarriano e modificarlo soprattutto nella fase di non possesso, potendo contare sul senso tattico, lo spirito di sacrificio e l’abnegazione del gruppo e soprattutto di Diego Demme che, appena arrivato a gennaio, sembrava giocasse da anni con la maglia azzurra. Domani sera mancherà lo squalificato Ospina, un po’ l’eroe della semifinale contro l’Inter, ma Meret avrà la possibilità di dimostrare tutto il suo valore di giovane portiere difronte ad un totem come Buffon. Ma ci saranno Insigne, Fabian Ruiz, Mertens e Koulibaly e Maksimovic, un muro impenetrabile per il tandem Lukaku-Lautaro. Certo, il tandem Dybala-Ronaldo ha altre caratteristiche, forse meno potente ma assai più tecnico, ed i due centrali partenopei dovranno essere aiutati molto da esterni e centrocampisti.

Ci sarà da soffrire contro i campioni bianconeri ma le coronarie degli azzurri, così come la testa e le loro gambe, sembrano ormai temprate per resistere senza tremare davanti alla pressione di avversari più forti. Sarà importante, come detto, non farsi chiudere negli ultimi 16 metri perché i bianconeri hanno fuoriclasse da giocate impensabili a differenza di quelli dell’Inter di Conte, andato a sbattere contro un muro per mancanza di estro. E l’altra faccia della partitissima dell’Olimpico è proprio quella di Sarri che dovrà “inventarsi” un calcio diverso da quello razionale, scintillante e avvolgente del periodo napoletano ma che da quando è sulla panchina dei suoi ex “nemici”, ora amatissimi, sembra essere, e forse lo è davvero, sempre sotto esame per la mancanza di quel gioco che ha affascinato Agnelli e Paratici. Sarri, però, paga pure aspettative esagerate, sarrismo compreso, di una squadra che è forte nei singoli ma che appare tatticamente incompiuta non per le scelte del tecnico ma per le caratteristiche dei giocatori che mal si attagliano alla sua idea di gioco e che a Torino sta facendo di necessità virtù…

Gattuso e il suo Napoli operaio proveranno a replicare il 2-1 del 24 gennaio ed è davvero difficile un pronostico per una gara “secca” dove ogni particolare può fare la differenza e diventare decisivo. Se il Napoli avrà gambe e cervello oltre al cuore e all’anima che Gattuso ha saputo infonderle, la squadra azzurra può creare difficoltà notevoli anche ad una Juve oggettivamente più forte. E in questo “nuovo” calcio del dopo Coronavirus può accadere di tutto e per gli azzurri e i loro tifosi non è vietato sognare.

A patto che diritti e Doveri siano in modo equanime pesati sul piatto della bilancia. A buon intenditor…!