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Al di là del risultato, un insignificante zero a zero che qualifica la Juventus per la finale di mercoledì prossimo, questo match di semifinale passerà alla storia perché ha rappresentato il ritorno del calcio in Italia. Solo venti giorni fa sembrava un miraggio. Ed ora che è stato eliminato anche lo spettro della quarantena si può fondatamente sperare che la stagione possa andare a conclusione. Un miracolo.

Il momento più suggestivo della serata è stato il minuto di silenzio con i rappresentanti di tutte le categorie professionali protagoniste di questa drammatica esperienza dell’epidemia, schierate a centrocampo per il doveroso tributo ai quasi trentacinquemila morti da coronavirus. Poi Orsato, anche lui contratto, ha dato il fischio di avvio.

C’è stato, ed era inevitabile, uno smarrimento iniziale, che è durato però non più di un paio di minuti. Perché poi mentre la Juve sembrava una squadra reduce non da una sosta di quattro mesi, ma in piena attività di servizio, il Milan appariva al contrario come se stesse giocando una di quelle partite amichevoli di agosto che servono solo a sgranchire le gambe.

Ma la Juventus, pure in palla, non riusciva ad aggirare quella folta barriera difensiva che Pioli aveva piazzato davanti a Donnarumma. E l’avrebbe sbloccata se Cristiano Ronaldo, di solito infallibile, non avesse spedito sul palo un rigore decretato da Orsato per un fallo di mani ingenuo in piena area di Conti. Proprio quando sembrava aver scampato il pericolo il Milan si è complicato la vita per un fallaccio di Rebric, giustamente sanzionato con l’espulsione.

Eppure sebbene nel primo tempo la Juve fosse chiaramente più in palla, non è riuscita a debellare il catenaccio rossonero. Tutti troppo fumosi i bianconeri, alla ricerca del funambolismo che si dimostrava sterile e fine a sé stesso. Ronaldo ad esempio alla vigilia era dato tra i più in forma, ed invece, al di là dell’errore sul calcio di rigore, è apparso solo l’ombra del campione decisivo che avevamo ammirato per tutta la pria parte del torneo. Stesso discorso per Dybala, mai concreto e spesso avulso dal gioco.

La sorpresa la si è avuta nella seconda parte del match, quando il Milan, sebbene in inferiorità numerica, è apparso più tonico e in varie occasioni è riuscito a mettere in difficoltà la difesa avversaria. Sui singoli da segnalare le buone prove di Kessiè e Romagnoli tra i rossoneri e di Bentacour e Alex Sandro tra i bianconeri.

La Juve comunque, con il minimo sforzo accede alla finale che disputerà contro la vincente fra Napoli ed Inter. La partita con il Milan ha segnato anche l’esordio della formula dei cinque cambi. La Juve li ha sfruttati tutti, Pioli ne ha fatti solo quattro. Ma considerando le fatiche a ripetizione e l’imperfetta condizione fisica di tutti i giocatori si è capito che torneranno davvero utili. Un’iniziativa intelligente, che contribuirà a portare in porto Coppa e campionato.