Riparte il calcio, dando metaforicamente un… calcio al Covid-19, alle paure di contatti non ortodossi e distanziamenti non rispettati, abbracci negati dopo un gol e altre “fantasiose” limitazioni vanificate sicuramente da tackle magari un tantino ancora più morbidi rispetto al solito, abbracci, gomitate e trattenute in area di rigore e duelli aerei con droplet pericolosi, alla faccia dell’ordinanza del presidente della Regione Abruzzo che ha vietato i “contatti” per gli sport di contatto tipo calcetto e basket. Ma si può?

Juventus-Milan è antipasto gustoso e ricco di quello che accadrà da stasera fino ad agosto; la curiosità della ripresa senza pubblico sugli spalti, senza tifo e cori beceri e senza spinta per la squadra di casa ma pur sempre con le immancabili polemiche da campo e da bar che cominciavano a mancarci. È stato, quello del calcio da Covid-19, il calcio dei litigi, delle divisioni, della spaccatura profonda tra Federcalcio, leggi il presidente Gravina, e la Lega di A, delle quarantene “trappole” imposte da virologi e epidemiologi, del “si deve ripartire” contrapposto al “non si deve giocare” di molti presidenti di club.

Gravina ha sciolto a suo favore anche l’ultimo nodo, quello dei 14 giorni di quarantena imposti all’intero gruppo squadra se si fosse verificato anche un solo caso di contagio; non ci sarà più quarantena per tutta la squadra, si potrà giocare e forse, a meno di clamorosi rovesci, questa tribolata stagione 2019-20, di anno bisesto e funesto, andrà finalmente in archivio con tutte le partite giocate, per rimanere, lo stop da Coronavirus, solo un fatto storico da ricordare a futura memoria come evento planetario eccezionale. Il calcio riprende vita e…parola nel modo che gli è più congeniale: facendo correre di nuovo un pallone sul prato, inseguito da 22 giocatori e un arbitro e con le immancabili, inevitabili polemiche su errori di arbitri, gol sbagliati da questo o quel giocatore, scelte errate di allenatori, fuorigioco fischiati a sproposito come gli interventi del VAR sempre a…vantaggio dei più forti e protetti.

Possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: ad un certo punto campanilismi e polemiche ci sono mancate, soprattutto quando il virus ha cominciato a manifestare i primi, importanti segni di stanchezza. E finalmente si riprende a giocare, discutere, polemizzare sul “sesso degli angeli” pallonari dopo tre mesi e passa di lockdown sportivo forzato che spesso hanno fatto temere il peggio visto l’andamento malefico di un virus sconosciuto. Certo, restano ancora ben altri i problemi che si porta e si porterà a lungo il Paese dopo il Coronavirus. E lo stesso calcio, senza pallone in campo, spesso ha fatto figure meschine rivelando aspetti “politici” frutto di interessi personali e negativi per l’idea