Feltri: “Due pesi, due misure: se nomini il Sud ti massacrano, se insulti il Nord…”

da | Giu 9, 2020 | Primo piano

Se nomini il Sud ti massacrano, se insulti il Nord…”: titola così l’editoriale di Vittorio Feltri sull’edizione odierna di Libero in una prima pagina dedicata interamente alla lotta contro la “lombardofobia”, così definisce Renato Farina la “mania di bersagliare con insulti e pregiudizi” il popolo lombardo, al centro delle discussioni per la cattiva gestione dell’emergenza Covid-19.

Feltri comincia il suo discorso dalle polemiche insorte quando definì i meridionali “inferiori”: “Mi sono preso valanghe di insulti – ricorda Feltri -. Addirittura Massimo Giletti, factotum dell’Arena della 7, ha organizzato una puntata durante la quale i suoi ospiti, da Luca Telese al sindaco di Benevento, mi hanno brutalizzato volgarmente, accusandomi di antimeridionalismo, ignorando la mia storia. […] Naturalmente me ne sono infischiato. Alla superficialità di certa gente sono avvezzo”.

E affronta quindi il tema del “doppiopesimo” che si manifesta a suo dire quando invece si parla della Lombardia: “Contro questa regione pilota, provenienti dal Meridione – sottolinea Feltri – sono stati lanciati strali velenosi. Un pestaggio senza precedenti che colpisce polentoni quasi fossero delinquenti oltre che untori indefessi. […] Ma le offese sanguinose sparate sui lombardi – precisa – non hanno suscitato polemiche: solo approvazioni. Non c’è stata e non c’è anima che si indigni e invochi punizioni nei confronti dei detrattori dei miei conterranei. Se io dico che i napoletani sono spettinati, vengo infilato nel tritacarne e ridotto a polpetta, se invece il Paese intero imputa ai lombardi di essere un popolo di gentaglia arraffona, avida e senza dignità, tutto va bene madama la marchesa”.

E conclude quindi con una richiesta a chi “sputtana” i suoi concittadini: “Non mi aspetto le scuse […] mi accontenterei che chiudesse la bocca e pensasse che senza la Lombardia tornerebbe alla mezzadria e al latifondo”. Chiusa immancabile, ça va sans dire,

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EDITORIALE

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