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E adesso che c’è stato il “via libera” al calcio”, permettetemi di spezzare una lancia in favore del ministro Spadafora. Lo so: ne ha dette e fatte di cotte e di crude contro il calcio, però, pensateci bene, ha sempre (s)parlato male del calcio miliardario (anche in euro, ndr), spaccone e scialacquatore della Lega di A, non sempre diretto dal presidente Dal Pino ma spesso da una “banda” arrogante e presuntuosa di presidenti che riteneva – lo sta dimostrando tuttora con le liti con i broadcaster sui diritti televisivi- di avere solo diritti e zero doveri.

Gli aedi e i cantori del pallone nel Belpaese, hanno anche loro interessi economici da tutelare e la difesa ad oltranza di un mondo la cui ripresa hanno voluto far apparire come salvifica per la rinascita del paese si rivela una forzatura mostruosa perché ha messo da parte, salvo demagogiche prese di posizione, ignorandole, le tragedie infinite di migliaia di lavoratori e relative famiglie prostrate e messe in ginocchio dal Covid-19. Ma si ritorna a giocare a calcio, e allora: viva il calcio! E chissenefrega, per questi sapientoni, “pizzaioli” a buon peso delle parole, se magari quel sistema rimarrà lo stesso e non cambierà registro, se resteranno 100 club professionistici dei quali oltre il 40%  indebitati fino al collo e spesso con presidenti truffaldini più che furbastri.

Certo, ripartire era necessario se parliamo del calcio come una delle industrie trainanti del Paese, ma non mi sembra che ci sia stato tanto clamore mediatico per la riapertura di aziende, piccole e medie, che danno da vivere a milioni di italiani. Perciò sul “via Libera” dato dal Governo e da Spadafora, peraltro ancora sottolineato da “avvertimenti” che la dicono lunga sulle reali convinzioni che il ministro ha di un certo modo di fare calcio-business, c’è poco da cantare vittoria e scrivere articoli che “odorano” di demagogia e totale asservimento al sistema calcio. Far passare la ripresa del campionato come la vittoria degli italiani è pietoso e ridicolo. Ma forse, in un ambiente – parlo di dirigenti, presidenti, giocatori, tecnici, operatori, giornalisti e stampa in genere- dove retorica e ipocrisia l’hanno fatta da padrone anche in una circostanza così tragica per l’Italia, viene davvero da pensare che troppi protagonisti di questo mondo “alieno” ritengono gli italiani solo “brava gente”, facile da guidare come pecorelle all’ovile designato,  come se il calcio rappresentasse per loro l’oppio di un popolo rassegnato e senza attributi. E, forse, è questa l’univa, vera, amara verità, difficile da digerire per chi si guadagna lavorando duro e seriamente da 40 anni, subendo imposizioni e spesso soprusi da uno Stato che ha sempre pensato prima a sé lasciando le briciole agli onesti e dando troppi “via libera” a corrotti e corruttori, faccendieri e collusi con la malavita in nome di una falsa libertà e democrazia. 

Sarei curioso di vedere, se l’Istat facesse una rilevazione, la percentuale di italiani che vede la ripresa del calcio come aspetto di primaria importanza per la voglia di libertà e rinascita del Paese. …Bubbole! E sia chiaro che chi scrive è contento della ripartenza facendo parte, in piccolo e sotto diversi ambiti, di un mondo che è il suo da mezzo secolo e più. Contento, soprattutto se anche serie B e C dovessero tornare in campo. Ma, est modus in rebus e fare di questa ripresa il vessillo di una vittoria campale mi sembra davvero troppo. Piuttosto do atto a Gravina e Dal Pino di avere tenuto nei confronti delle ondivaghe istituzioni politiche, nel momento più difficile e di crisi, una coerenza di condotta che ha portato ad una tregua tra molti presidenti in ragione di interessi comuni da difendere. Ma quanto durerà? Perché nel calcio sguazzeranno i soliti “noti” e in politica rimarranno attaccati alle loro poltrone persone mediocri, presuntuose, ignoranti conosciute unitamente alla pletora di virologi, epidemiologi, commissari di questa o quella commissione tecnica o scientifica travestitisi, per l’occasione, da star dei social e dei media. Che tristezza!

La cosa migliore l’ha fatta, e la sta facendo proprio il Covid-19, che sta evaporando pian piano, speriamo in modo definitivo, da un Paese piccolo piccolo che ora “traveste” da eroi coloro che hanno messo a nudo con le loro incertezze, la loro paura di decidere, tutti i limiti e la pochezza di una classe dirigente politica “contagiata” da ben altri virus… Ma il calcio riparte e fa niente che riparta con gli stessi uomini e, soprattutto, gli stessi problemi, se Gravina e Dal Pino, unitamente al presidente del Coni Malagò, non prenderanno decisioni serie per riformare il calcio e si accontenteranno di questa vittoria che potrebbe diventare la vittoria di Pirro. E fa niente anche se rimarremo con gli stessi politici al timone di una nave, l’Italia, che imbarca acqua da tutte le parti con un popolo ormai rassegnato, che evidentemente questi politici si merita se non riconosce l’unica parola per riprendersi la vera libertà e la propria vita per far rinascere un paese ormai svuotato di tutte le risorse e le energie: Rivoluzione! Di idee, di pensiero, di stile di vita. Ma a noi italiani evidentemente, a sentir parlare e scrivere di tanti, giornalisti, politici e scienziati, basta quello che gli imperatori davano al popolo di Roma oltre duemila anni fa: Panem et Circenses!

E allora: viva il calcio che riparte… Ma sarà vero?