Il professor Ascierto, l’oncologo del Pascale di Napoli, noto per aver proposto una delle terapie farmacologie che hanno dato sul campo risultati significativi contro il Covid-19, ha illustrato nel corso di un incontro in Regione i dettagli della sperimentazione con il Tocilizumab.

“Forse se lo chiamiamo Toci siamo tutti più avvantaggiati – esordisce Ascierto – visto che questi sono nomi complicati. Molti si sono chiesti come mai quest’idea è venuta a chi tratta i tumori e non invece da chi ha a che fare con i virus. Quello che noi facciamo è studiare il sistema immunitario che è così importante nelle infezioni virali e nelle infezioni in genere perché è in grado anche di uccidere le cellule tumorali. E poiché l’immunoterapia che noi facciamo dà anche degli effetti collaterali, conoscerli e sapere come trattarli è stata la base per avere l’idea dei famosi anti Interluchina-6. Il Tocilizumab – spiega Ascierto – noi lo utilizziamo negli effetti collaterali sia della famose Carticel che di altri farmaci sperimentali. Quello che pochi sanno quando parlo delle Carticel – aggiunge Ascierto – è che il 70% dei pazienti va in terapia intensiva perché ha degli effetti collaterali importanti dati dalla famosa tempesta citochinica e quindi l’Interluchina 6 che è il bersaglio del Tocilizumab. Da qui l’idea. Oggi sappiamo che il Tocilizumab funziona e ce lo dice una sperimentazione clinica. Ogni giorno poi voi sentite parlare di nuovi farmaci che sono promettenti ma se non c’è una sperimentazione sono solo promesse e non certezze. Oggi possiamo dire che il Tocilizumab è una certezza perché abbiamo il dato”.

L’oncologo si sofferma quindi la genesi della ricerca avvenuta in tempi rapidissimi vista la situazione di emergenza: “Quando abbiamo disegnato lo studio – racconta Ascierto – lo abbiamo fatto in 10 giorni grazie a un gioco di squadra importante che abbiamo fatto tra Pascale e Cotugno. Normalmente servono 3/4 mesi, ma grazie allo sforzo fatto in 10 giorni si è finalizzato anche con la collaborazione dell’Aifa, quindi il 19 marzo abbiamo iniziato la sperimentazione. E abbiamo deciso di farla senza il famoso braccio di controllo: per decidere l’efficacia di un farmaco infatti – spiega l’oncologo – va di solito trattato un gruppo con il farmaco in questione e un altro gruppo con un altro farmaco o addirittura con niente. Vi immaginate se avessimo disegnato uno studio con l’ipotesi del niente farmaco da proporre ai pazienti in terapia intensiva che stavano morendo? Abbiamo deciso quindi di fare un disegno diverso e vedere che succedeva. L’Istituto superiore di Sanità ci ha detto che al mese c’era un 35% come tasso di mortalità e abbiamo detto il Tocilizumab se funziona deve darci per lo meno un 10% di riduzione del tasso di mortalità. Ebbene il tasso di mortalità a un mese è stato dl 22,4%, quindi anche più del 10%, ed ecco perché possiamo dire oggi che funziona. Tra l’altro i pazienti che sono stati arruolati, 330, sono stati tutti arruolati in 20 ore. Questo vi dà l’idea di come il problema all’epoca fosse imponente e tra l’altro sono stati arruolati i pazienti peggiori perché le condizioni erano quelle che erano. Ebbene il Tocilizumab è una risorsa in questo momento: se ce ne fosse bisogno sappiamo di poter contare su questa strategia e sappiamo oggi anche come utilizzarla: non quando il paziente è intubato ma ancora prima in modo a evitare che il paziente vada in terapia intensiva”.

Il dott. Ascierto sottolinea però che il Tocilizumab funziona su una complicanza data dall’infezione, non agisce direttamente sul virus, e che quindi “poter andare a colpire il virus e prevenire è ancora più importante” e annuncia quindi il progetto relativo all’ideazione di un vaccino.
“Anche in questo campo – dichiara l’oncologo – stiamo cercando di sviluppare un vaccino, e anche qui non è che questo progetto nasce dal nulla, nasce dal fatto che noi stiamo in collaborazione con delle aziende italiane con cui stiamo sviluppando un vaccino per il melanoma e loro hanno questo vaccino che va a colpire la famosa proteina Spike che è quella che si lega ai recettori per infettare l’organismo. Al momento stanno facendo lo studio preclinico sui topi e si è visto che danno origine a un’abbondante quantità di anticorpi protettivi. Arriveremo sull’uomo a breve, ovvero a ottobre/novembre, dove come Pascale e Cotugno inizieremo in Campania lo studio di fase 1/2 con questo vaccino per poter avere un vaccino a disposizione per giugno 2021. I tempi non sono brevi, ecco perché è ancora importante fare attenzione”.